'L'Argentina aumenta le riserve valutarie e i bond s'impennano. Cosa succede?

L’Argentina aumenta le riserve valutarie e i bond s’impennano. Cosa succede?

Le riserve valutarie in Argentina sono cresciute ad ottobre, quando ci si aspettava un tracollo dopo il secondo default dal 2002. Ecco perché.

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Le riserve valutarie in Argentina sono cresciute del 3,3% dal mese di ottobre, salendo inaspettatamente a 28,8 miliardi di dollari e allontanando, almeno per ora, i timori di un crollo di dollari disponibili, tale da rendere impossibili le importazioni di beni e servizi. Dopo il default di fine luglio, il secondo dal 2002, si è temuto e si continua a temere che il paese non sia in grado di fronteggiare i deflussi di capitali e il rifinanziamento del debito, visto che non ha accesso ai mercati internazionali. Eppure, nell’ultimo trimestre, i bond con scadenza 2024 hanno registrato sul mercato secondario un boom dei prezzi dell’11,1%, quando mediamente quelli delle economie emergenti hanno guadagnato meno del 2%. Che cosa sta succedendo? Chi mai vorrebbe comprare i titoli di stato di un paese così screditato da un punto di vista finanziario?   APPROFONDISCI – L’Argentina rischia un altro default da $14 miliardi, ecco quando e perché   Pare che proprio il miglioramento, o quanto meno, la stabilizzazione del livello delle riserve stiano inducendo gli investitori a ritenere che nel breve periodo non dovrebbe scatenarsi contro Buenos Aires una crisi finanziaria e valutaria. In più, molti ritengono che a gennaio, quando non saranno più valide le clausole RUFO – quelle che assegnano ai creditori dei bond ristrutturati il diritto di chiedere al governo argentino le stesse migliori condizioni concesse agli altri creditori – il governo siglerà un accordo con i fondi “avvoltoi”, facendo tornare un pò di fiducia nell’Argentina sui mercati e attirando così capitali freschi, a tutto beneficio delle riserve.

Le ragioni del mancato crollo

Ma non è tutto oro quel che luccica. L’Argentina sta evitando un ulteriore assottigliamento delle riserve anche con politiche di restrizioni alle importazioni, sacrificando gli interessi della popolazione locale, così come tramite aiuti dalla Cina, da cui ha già ottenuto 1,3 miliardi di dollari con gli swaps valutari, all’interno di un piano di aiuti da 11 miliardi di yuan in tre anni, siglato a luglio e con il quale la presidenta Cristina Fernandez de Kirchner vorrebbe evitare una vera crisi finanziaria.   APPROFONDISCI – In Argentina cresce la domanda di dollari. La crisi del peso sfianca i risparmiatori L’Argentina conferma: niente svalutazione del peso. In arrivo bond in dollari per 1 miliardo   Gli aiuti fluiscono a Buenos Aires in yuan, ma possono essere adoperati dal governo argentino come meglio crede, anche convertendoli in altre valute o pagando il debito in scadenza. Il resto lo stanno facendo il boom dell’export di soia (+25% su base annua, negli ultimi 3 mesi) a 3 miliardi di dollari, oltre ai 2 miliardi pagati dalle compagnie di telecomunicazioni per costruire la rete ad alta velocità. Infine, Marcos Buscaglia, capo economista di Bank of America per l’America Latina, fa notare come parte del miglioramento delle riserve sia dovuto al blocco dei pagamenti dei bond in scadenza, deciso dal giudice USA, pari a 700 milioni già risparmiati (temporaneamente e fino a quando non sarà raggiunto un accordo con i fondi), mentre il paese dovrà pagare 9,2 miliardi nel 2015 per bond in valuta straniera in scadenza. Per questo, Buscaglia mantiene a 25,4 miliardi la sua stima per fine anno delle riserve argentine, mentre Elypsis alza da 16 a 22 miliardi la sua previsione per la fine del 2015, implicando, in ogni caso, un ulteriore calo delle riserve, contrariamente alla previsione della banca centrale argentina, che parla di stabilizzazione ai livelli attuali. D’altronde, quando si parla di Argentina, i numeri sono sempre oggetto di scontro, come per il pil: il governo ha pubblicato dati stagnanti sul secondo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2013, mentre per JP Morgan vi sarebbe stata una recessione dell’1,7%.   APPROFONDISCI – L’Argentina in recessione anche nel 2015 per Fitch e FMI. La presidenta: è falso  

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