'L'Argentina a 2 giorni dal default. Ecco le conseguenze per l'economia sudamericana

L’Argentina a 2 giorni dal default. Ecco le conseguenze per l’economia sudamericana

Tra due giorni scatterà il default in Argentina, se non sarà trovato un accordo con i creditori non ristrutturati. Le speranza sono ormai poche.

di , pubblicato il

Mancano due giorni al default dell’Argentina. Se entro le prossime 48 ore, il governo di Buenos Aires non avrà trovato un accordo con i fondi dissenzienti, che vantano 1,33 miliardi di dollari di crediti, più gli interessi, non essendo possibile il pagamento dei creditori ristrutturati, in virtù di una sentenza del giudice USA, Thomas Griesa, scatterà il default. L’Argentina ha già dovuto saltare una scadenza di pagamento, lo scorso 30 giugno, ma gode di un periodo di grazia di 30 giorni, entro i quali potrà procedere al pagamento senza che scatti formalmente il default. La presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha ribadito anche nelle scorse ore in un discorso alla nazione, che il paese intende pagare, avendo depositato i 539 milioni necessari ad onorare la scadenza, presso la Bank of New York Mellon. Tuttavia, la giustizia americana le ha imposto il divieto di pagare i creditori ristrutturati, se non farà lo stesso anche con i creditori che non hanno accettato i termini della ristrutturazione del debito del 2005 e del 2010, successivi il default di fine 2001. L’Argentina si rifiuta di pagare i fondi, perché la clausola RUFO, apposta sui bond ristrutturati, da il diritto ai possessori di questi ultimi di godere delle migliori condizioni offerte agli altri creditori. Ora, i primi hanno accettato il rimborso del 33% del valore nominale dei bond oggetto del default del 2001, mentre i fondi riceverebbero il 100% del valore nominale di quei titoli, più gli interessi. Questa disparità di trattamento potrebbe fare scattare le richieste del 93% dei creditori ristrutturati, i quali a quel punto farebbero lievitare a 120 miliardi di dollari il costo a carico dello stato sudamericano, mandandolo in fallimento.   APPROFONDISCI – Default Argentina, nove giorni all’ora X. Vediamo tutti gli scenari possibili   Il governo, rappresentato da Pablo Lopez nelle trattative serrate di questi giorni con i fondi, ha chiesto al giudice Griesa di sospendere l’esecutività della sentenza. Le clausole RUFO, infatti, scadono a fine anno. Se l’Argentina riuscisse a pagare ai fondi solo un terzo dei crediti, rinviando il saldo al 2015, non essendo stato violato il principio di pari trattamento tra tutti i creditori, nessuno potrebbe accampare richieste. L’anno prossimo, i fondi sarebbero pagati al 100% e l’Argentina rischierebbe solamente di sborsare altri 15 miliardi circa, a causa delle richieste di rimborso integrale da parte del resto della platea dei creditori non ristrutturati. Quelli ristrutturati non potrebbero più chiedere alcunché. Ma Griesa ha negato la sospensione, anche perché l’Argentina ha fama di non rispettare gli accordi. Per questo, il default sembra davvero vicino e realistico. In verità, i legali del governo stanno facendo girare la voce che un pagamento integrale coatto ai fondi non farebbe scattare la clausola RUFO, perché questa si riferirebbe solamente ai pagamenti volontari dello stato argentino.   APPROFONDISCI – Tra l’Argentina e i creditori non c’è intesa. E già si parla di default provvisorio  

Conseguenze di un default

Cosa accadrà se a distanza di 12 anni e mezzo, si arrivasse a un nuovo default? Il governo sarebbe tagliato fuori dai mercati finanziari o potrebbe accedervi solo a costi esorbitanti e insostenibili.

Il peso collasserebbe, il cambio dovrebbe essere lasciato libero di oscillare e potenzialmente potrebbe svalutarsi di un buon 50%, facendo schizzare alle stelle un’inflazione che viaggia già vicina al 40%. E non vogliamo nemmeno prendere in considerazione che la presidenta monetizzi il debito, creando i presupposti per una crescita dei prezzi del tutto incontrollata. Le riserve valutarie, oggi a 29,7 miliardi di dollari, sarebbero prosciugate in pochi mesi, mentre la disoccupazione aumenterebbe. Nel medio termine, il crollo del peso aumenterebbe le esportazioni, dando sollievo alle riserve, ma l’inflazione stellare renderebbe ugualmente poco competitivo il paese. In ogni caso, l’Argentina sarebbe costretta a dolorose politiche di austerità fiscale per ridurre al minimo il fabbisogno statale.
Per gli argentini sarà come svegliarsi con una secchiata di acqua ghiacciata.      

Argomenti: ,