L’Arabia Saudita pronta a emettere bond dopo 15 anni con la crisi del petrolio

La crisi del petrolio sta creando un "buco" nei conti dell'Arabia Saudita, che potrebbe tornare a emettere bond dopo 15 anni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
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L’Arabia Saudita sarebbe pronta a tornare sul mercato dei capitali dopo 15 anni per emettere bond sovrani a copertura del deficit pubblico atteso per quest’anno. Lo ha evidenziato uno studio dell’istituto Jadwa Research, che stima che nel 2015 Riad possa registrare un disavanzo fiscale di 106 miliardi di dollari contro i 39 finora previsti dal Regno, a causa del tracollo delle quotazioni del petrolio, dimezzate rispetto ad appena 10 mesi fa. Secondo l’istituto, le entrate derivanti dalla vendita del petrolio ammonteranno a 171,8 miliardi, il 35% in meno del 2014, mentre quelle totali saranno di 185 miliardi, -33,7% su base annua. Al contrario, la spesa pubblica dovrebbe rimanere invariata a 290,9 miliardi. Nonostante disponga di un fondo sovrano di 714 miliardi di dollari, Jadwa Reserch ritiene che il Regno Saudita possa decidere di mantenerlo integro, ricorrendo all’emissione di titoli di stato.   APPROFONDISCI – Petrolio, l’Arabia Saudita alza i prezzi e riduce lo sconto  

Crisi petrolio mette in crisi i conti

Lo studio si basa sulla stima di 9,8 milioni di barili di greggio prodotti ogni giorno e di quotazioni medie a 57 dollari al barile per l’anno in corso, inferiori ai 65 su cui presumibilmente si basa il bilancio pubblico di Riad. L’Arabia Saudita è il primo esportatore al mondo di petrolio con 7 milioni di barili al giorno e secondo produttore dopo la Russia con un output salito a marzo a ben 10,3 milioni di barili al giorno, il livello più alto dal 2002. Il ministro del Petrolio, Alì al-Naimi, ha dichiarato che la produzione giornaliera resterà intorno ai 10 milioni di barili anche per i prossimi mesi. In effetti, al fine di ridurre il disavanzo fiscale, i sauditi potrebbero aumentare la produzione di petrolio, anche per evitare di perdere quote di mercato. E’ chiaro che il deficit potrebbe allargarsi, nel caso in cui le quotazioni scendessero ulteriormente rispetto ai livelli attuali, così come potrebbe restringersi, se dovessero risalire. Ciò che sembra evidente è l’intenzione del Regno di non intaccare la spesa pubblica, evitando così di porre fine alla generosa politica dei sussidi, che tra sconti alle bollette energetiche e benzine semi-gratuita pesa per circa un decimo del pil.   APPROFONDISCI – La guerra del petrolio spingerà i prezzi sotto $40. E il Golfo Persico taglia i sussidi

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Argomenti: Petrolio