L’anatema dell’ex Furnari: “L’M5S imploderà”. Il crollo in Sicilia avvia l’esame di coscienza

Dati negativi a Siracusa, Catania e Messina. Il solo candidato sindaco Piccitto (Ragusa) ottiene il ballottaggio. Secondo i rappresentati isolani dell'M5S la sconfitta è stata innescata da errori sul metodo di partecipazione

di , pubblicato il

Fresco di abbandono dal Movimento, l’ex deputato Alessandro Furnari ha lanciato una profezia che non sarà accolta favorevolmente da Beppe Grillo. “E’ come se non esistesse più – ha attaccato – se imploderà è soltanto questione di tempo, non essendoci gli anticorpi giusti per andare avanti”. Un messaggio diretto, quasi supportato dagli ultimi deludenti risultati elettorali. “Casaleggio è un grande comunicatore attraverso Internet ma ha commesso un grande errore gestionale: non ci conosce nemmeno tutti, non sapeva chi avesse a disposizione” rincara la dose Furnari. “Vi assicuro che in tanti vorrebbero uscire dal Movimento senza tuttavia palesare il coraggio sufficiente per prendere una decisione del genere. Tuttavia, ne sono certo, usciranno con una certa rapidità”.  

Elezioni amministrative Sicilia 2013: le ragioni alla base del crollo

Un segnale, quello dell’ormai ex deputato, che alimenta incertezze già rinvigorite dagli ultimi risultati elettorali. Qualcosa è andato storto in Sicilia, ad esempio, una realtà che non ha premiato la campagna elettorale portata avanti nelle amministrative di Catania, Messina e Siracusa, dove si registrano percentuali persino al di sotto dello sbarramento al 4%. A mantenere ‘in vita’ il Movimento ci ha pensato la sola Ragusa, un onorevole 9,62% che ha permesso di varcare le porte del Consiglio comunale. A conti fatti, è il paragone con le passate politiche (già allontanato da Grillo e ribadito dal senatore di Trapani Mastrangelo) ad incutere timore: allora ci fu un 18% quasi del tutto dilapidato. “La sconfitta è dura e dobbiamo cercare di capirne i motivi – il commento di Giulia Grillo, deputata di San Gregorio di Catania – purtroppo siamo costretti ad incassare risultati negativi dappertutto, anche là dove erano presenti gruppi radicati sul territorio con una base solida”.

“Forse – prosegue – è il caso di rivedere il metodo di partecipazione, al fine di evitare un inutile gioco al massacro”. Una chiara autocritica (da eletta) pur non dimenticando “le oggettive difficoltà di risorse, sia economiche che umane venute a galla durante la campagna”. Alla base del flop potrebbe esserci, secondo Giulia Grillo, una strategia “troppo protezionista evitando aperture che potessero consegnarci infiltrati”, di qui la spiegazione di numeri davvero troppo magri. Deludenti anche i risultati nei centri che hanno ospitato Beppe Grillo nel suo ‘Tutti a casa Tour’: nei dieci comuni ospitanti, non si è andato mai oltre una forchetta che varia dal 5 al 10%, comunque al di sotto della strabiliante media nazionale registrata nello scorso febbraio. E se per Piccitto (Ragusa) è arrivato un positivo 15,64% (9,62% per la lista), non si può sorvolare sul totale ridimensionamento avventuo a Catania: del 31,9% delle politiche di quest’anno, resta uno scarso 4% della candidata Livia Adorno.  

Preoccupazioni anche dalla base del Movimento 5 Stelle

Numeri che uniti ai tumulti interni iniziano a preoccupare la base. Per il senatore Santangelo, però, non ci sono motivi per attuare una valida comparazione. “Non c’è onestamente nessuna situazione negativa – ha spiegato a margine dell’analisi elettorale – il Movimento è un fenomeno nuovo che necessita di tempo per radicarsi sul territorio e convincere la gente ad effettuare un profondo cambiamento culturale di fondo. Non parliamo neanche di fughe – conclude – dato che se compariamo questi dati alle precedenti elezioni amministrative, ci accorgiamo invece di un salto in avanti: siamo riusciti ad eleggere qualche consigliere anche nelle zone in cui eravamo pressochè inesistenti”.

Argomenti: