Trump dichiara guerra alla Cina a colpi di dazi e chiede all’Europa di schierarsi

L'amministrazione Trump vara dazi su 1.300 prodotti cinesi e la Cina si prepara a replicare. La Casa Bianca esenta per ora l'Europa su alluminio e acciaio, ma le chiede di schierarsi al suo fianco nel WTO.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'amministrazione Trump vara dazi su 1.300 prodotti cinesi e la Cina si prepara a replicare. La Casa Bianca esenta per ora l'Europa su alluminio e acciaio, ma le chiede di schierarsi al suo fianco nel WTO.

Che la guerra commerciale abbia inizio. E’ stata dichiarata ieri dal presidente americano Donald Trump con un comunicato pubblico dalla Casa Bianca, al quale hanno partecipato membri dell’amministrazione, tra cui il segretario al Commercio, Wilbur Ross. Sono stati annunciati dazi su 1.300 prodotti cinesi, appartenenti a 100 categorie merceologiche e il cui controvalore totale viene stimato in 60 miliardi di dollari all’anno. La causa di queste tariffe, ha spiegato il presidente, sono gli abusi provati da parte della Cina in tema di proprietà intellettuale. In parole semplici, Pechino ruberebbe brevetti attraverso pratiche scorrette e letteralmente illegali. Nel corso dell’annuncio, la parola che Trump ha rimarcato più volte è stata “reciprocità”, chiarendo – e il discorso non vale solo per la Cina – che se un paese impone dazi agli USA, gli USA reagiranno con una tariffa esattamente uguale. “Nel corso dei nostri colloqui con i partner stranieri, qualcuno ha sorriso mentre gli spiegavamo la nostra posizione e ha ammesso di non capire come mai l’America non abbia applicato prima questa reciprocità”.

Ieri, nel corso di colloqui con l’amministrazione, il commissario al Commercio, Cecile Malstrom, ha ottenuto l’esenzione della UE fino a maggio dai dazi USA su acciaio e alluminio. Non era scontato, ma la concessione avrà un costo: Washington chiede a Bruxelles di schierarsi contro la Cina in seno all’Organizzazione del Commercio Mondiale (WTO). E qui inizia il bello: l’Europa subisce dalla Cina sostanzialmente gli stessi abusi in tema di commerci, anche se il nostro disavanzo annuo è ben più contenuto, ammontando a circa 160 miliardi di euro contro gli oltre 500 miliardi di dollari degli USA. Tuttavia, la Germania non sembra affatto intenzionata a perdere la Cina come alleato globale, dato che l’integrazione tra le due economie viaggia spedita e i tedeschi riescono ad esportare verso la potenza asiatica a ritmi sempre più intensi, tanto che l’anno scorso qui la Volkswagen ha venduto oltre la metà delle auto esportate e Audi, Bmw, Mercedes-Benz e Porsche circa un terzo.

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Europa al bivio tra USA e Cina

L’America metterà la UE alla prova: o si schiera contro la Cina, dandole sostegno all’interno degli organismi internazionali per mettere Pechino nell’angolo e indurla a rispettare il commercio mondiale e la reciprocità con la rinuncia alle pratiche di dumping, oppure passerà automaticamente dalla parte del “nemico” e sarà essa stessa oggetto di dazi. A quel punto, la guerra commerciale diverrebbe realmente globale.

La Cina non è rimasta a guardare, anche se al momento si limita a misure perlopiù simboliche, annunciando a sua volta dazi contro carne di maiale, tubi di acciaio, alluminio riciclato, frutta e vino dagli USA per un controvalore di 3 miliardi di dollari. Non si pensi, però, che Pechino abbia poche armi in suo favore. La reazione più temibile riguarderebbe l’imposizione di tariffe su prodotti tecnologici come Apple, che non a caso ieri ha perso in borsa il 2,4%, in linea con la media dell’indice S&P 500. Si consideri che un quarto degli iPhone X alla fine del 2017 Cupertino li ha venduti proprio in Cina, mercato di sbocco sempre più interessante per la società di Tim Cook.

Oltre ai dazi, il presidente Xi Jinping potrebbe optare per la vera arma “atomica” a sua disposizione: i Treasuries. Il governo cinese risulta primo creditore degli USA, possedendo titoli al 31 dicembre scorso per 1.180 miliardi di dollari. Se iniziasse a venderli, i rendimenti americani salirebbero in una fase già in sé negativa e il governo di Washington avrebbe maggiore difficoltà a finanziare il suo deficit fiscale, in parte atteso per il taglio delle tasse appena varato. Per contro, non si vede in quali alternative di pari solidità Pechino investirebbe le sue immense riserve valutarie. Oltre tutto, i titoli del debito a stelle e strisce servono per detenere dollari, a loro volta necessari per acquistare materie prime, tra cui il petrolio.

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La Cina vuole sganciarsi dal dollaro

E la Cina è il primo importatore al mondo di petrolio con una media nel 2017 di 8,4 milioni di barili al giorno. Come lo pagherebbe, se tenesse in cassa pochi dollari? Il bello è proprio questo: da lunedì, Pechino avvierà le negoziazioni dei futures sul petrolio in valuta locale, supportati dall’oro. Chi vuole venderà ai cinesi petrolio e se lo farà pagare in yuan, ma avendo la garanzia sottostante del bene-rifugio per eccellenza, un chiaro tentativo dei cinesi si sganciarsi dal sistema monetario e finanziario creato dagli americani dopo la Secondo Guerra Mondiale. Si tratta ancora di un’alternativa dal successo tutt’altro che certo. Nel 2012, un tentativo simile fallì quasi subito. Ad ogni modo, rispetto ad allora il mondo è andato avanti. Dalla sua, stavolta la Cina avrebbe la Russia, sempre più in tensione con l’Occidente e oggetto di sanzioni UE e USA, mentre il boom dello shale americano mette in competizione nel lungo termine gli USA con l’alleato mediorientale saudita.

Nel breve termine, l’economia americana potrebbe anche cavarsela piuttosto bene dinnanzi a un “sell-off” di Treasuries da parte della Cina, perché i maggiori rendimenti offerti attirerebbero investitori da Europa e resto dell’Asia. In più, le tensioni indebolirebbero nell’immediato il dollaro, offrendo sostegno alle esportazioni e al pil. In un certo senso, Trump punta proprio a un cambio più debole, anche se i rischi di uno scenario globale stravolto dalla minore apertura dei mercati e con le prime due economie in rotta di collisione appaiono elevati. In tutto questo, la UE si preoccupa di essere esentata dai dazi su acciaio e alluminio. E’ il vero attore assente, ancora una volta, dal palcoscenico internazionale. E con una Germania in mano a una cancelleria senza ormai futuro politico e senza visione, non dovremmo aspettarci alcuna sorpresa positiva.

La Cina manda un pizzino a Trump sui Treasuries

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Argomenti: Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Presidenza Trump, Rallentamento dell'economia cinese