L’America di Trump per l’economia in Europa è troppo importante per litigarci

Le esportazioni europee verso l'America crescono senza sosta e incidono in misura crescente sull'economia del Vecchio Continente. Una guerra commerciale con Trump sarebbe l'ultima cosa che ci serve.

di , pubblicato il
Le esportazioni europee verso l'America crescono senza sosta e incidono in misura crescente sull'economia del Vecchio Continente. Una guerra commerciale con Trump sarebbe l'ultima cosa che ci serve.

Il 2018 si è chiuso per l’Unione Europea con esportazioni nette di soli beni verso l’America per 139 miliardi di euro, frutto di esportazioni per 406,5 miliardi e di importazioni per 267,6 miliardi, entrambe in crescita rispetto al 2017, ma con le prime ad avere segnato +30,3 miliardi (+8%) e le seconde +10,3 miliardi (+4%). Considerando il pil dei 28 stati comunitari, otteniamo che, al netto dei servizi, la bilancia commerciale ha esitato un saldo netto positivo con gli USA dello 0,9%, più che doppio rispetto al 2009, quando si attestava allo 0,4%.

Da allora, le esportazioni verso la prima economia mondiale sono cresciute di circa il 100% e le importazioni di oltre il 70%, pari a una crescita del saldo commerciale superiore ai 90 miliardi di euro.

Il caso Huawei è un avvertimento di Trump alla Cina

Questo fa infuriare Donald Trump, che lamenta un eccesso di esportazioni europee, oltre che cinesi, a suo dire dettate da un cambio dell’euro debole per le imprese tedesche. E c’è del vero in quel che dice, anche se va precisato che l’eccesso di importazioni dell’America, pari a quasi il 3% del suo pil, deriva in buona parte dal successo della sua economia: cresce più delle altre principali grandi della Terra, per cui i suoi residenti comprano dall’estero a un ritmo più veloce.

Comunque la si veda, l’America è un mercato di sbocco insostituibile per l’Europa, almeno nel breve e medio termine. Nel 2009, anno nero della crisi, la UE chiuse con un saldo commerciale per i soli beni negativo di 142 miliardi, ma con gli USA registrò un +48 miliardi. In altre parole, i consumatori americani contennero il nostro disavanzo. Lo scorso anno, il segno meno è ritornato complessivamente dopo 5 esercizi consecutivi in positivo, esitando un disavanzo di 25 miliardi, ma che senza l’America sarebbe esploso a quasi 165 miliardi.

Il peso dell’America nelle esportazioni UE

Il cambio euro-dollaro in queste dinamiche ha avuto un ruolo importante. Vero, l’euro è la moneta di soli 19 su 28 stati UE, ma possiamo considerarlo una “proxy” dei tassi di cambio del continente contro il dollaro.

Analizzando l’andamento delle esportazioni, notiamo che il boom si è avuto lungo l’intero decennio, con due anni particolarmente brillanti e nel corso dei quali abbiamo segnato un +20% tendenziale: il 2010 e il 2015. In entrambi i casi, la moneta unica aveva accusato un sensibile deprezzamento contro il biglietto verde. Adesso, non sembrano esservi margini per ulteriori grosse variazioni negative per il cross, anzi verosimilmente a rafforzarsi nei prossimi anni sarà l’euro, visto che la BCE dovrà alzare i tassi e la Fed li abbasserebbe.

L’America è la metà delle esportazioni europee e il 90% di quelle cinesi

Già questo scenario crea apprensione per un’economia “export-led” come l’Eurozona, amplificata dalle tensioni commerciali di questi mesi, con l’amministrazione Trump ad avere solamente rinviato di 6 mesi la decisione sui dazi contro le auto europee. E di solito, il tycoon sfrutta questi tempi per alzare il prezzo e la pressione sugli alleati in fase di trattative sotterranee o ufficiali, nonché per coglierli eventualmente di sorpresa. Un problema che riguarda particolarmente economie come Germania e Italia, le quali pesano rispettivamente per il quasi la metà e un quinto dell’avanzo commerciale totale della UE. Con una differenza non secondaria: Berlino avrebbe modo di fare leva sulla domanda interna, ove servisse a rimpiazzare il calo delle esportazioni, vantando surplus fiscali e un rapporto debito/pil basso; noi non disporremmo affatto di tali margini, per cui un eventuale calo delle esportazioni non troverebbe alcuna compensazione, aggravando i nostri problemi di bassa crescita.

Per giunta, le esportazioni nette italiane verso l’America incidono per quasi i due terzi del totale, mentre in Germania per circa un quarto, sebbene in entrambi i casi valgano tra l’1,5% e il 2% del pil. Insomma, l’ultima cosa che come Europa e, più nello specifico, Italia e Germania potremmo permetterci sarebbe una guerra commerciale con l’America di Trump, specie in assenza di prospettive alternative praticabili in misura sufficiente e diffusa in tutto il continente.

[email protected]

it 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,