L’America di Trump è in boom economico: pil USA a +4,1% nel secondo trimestre

Il presidente Trump esulta sui dati del pil USA: economia americana cresciuta del 4,1% nel secondo trimestre, ai massimi da quasi 4 anni. Volano le esportazioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il presidente Trump esulta sui dati del pil USA: economia americana cresciuta del 4,1% nel secondo trimestre, ai massimi da quasi 4 anni. Volano le esportazioni.

I numeri del Dipartimento del Commercio erano nell’aria e lo stesso presidente Donald Trump aveva parlato ieri di dati “pazzeschi” in arrivo sul pil negli USA per il secondo trimestre. Così è stato: +4,1% su base annua e revisione al rialzo per il primo trimestre dal +2% al +2,2%. Si è trattato del tasso di crescita più alto dal terzo trimestre del 2014 per l’economia americana, quando il pil segnò un roboante +4,9%. A trainare il prodotto interno lordo è stato il +4% dei consumi delle famiglie e, in particolare, il +13,3% messo a segno dalle esportazioni di beni. Considerando che il tasso di disoccupazione risulta sceso al 4% o anche meno negli ultimi mesi, possiamo ben affermare che l’America è in boom, che la Trumponomics, caratterizzata dal taglio alle tasse e da una revisione degli accordi commerciali con i principali partner dietro la minaccia, in parte già realizzata, di imposizione di dazi, starebbe funzionando. In valore assoluto, il pil USA è salito a 20.400 miliardi di dollari.

Immediata la reazione proprio di Trump, che ha subito convocato una conferenza stampa alla Casa Bianca per rivendicare i risultati economici e per assicurare agli americani che si tratti di una tendenza “sostenibile”. Gran parte degli analisti reputa, infatti, che il boom del secondo trimestre sia solo una tantum, legato a fattori eccezionali, come la crescita impetuosa delle esportazioni, intraviste già in rallentamento, anche per via della disputa sui dazi scatenata dall’amministrazione americana. Pertanto, il tasso di crescita dovrebbe portarsi a un più contenuto 2-2,5% nei prossimi trimestri, sempre stando alle analisi prevalenti.

Il dato di oggi rafforza l’immagine del presidente, di recente sotto attacco da parte pure della sua stessa maggioranza repubblicana sul vertice con il presidente russo Vladimir Putin. Il buon andamento dell’economia e la creazione di nuovi posti di lavoro sono le carte su cui ha puntato tutta il suo mandato e che utilizzerà per le elezioni di midterm di novembre, quando sarà rinnovata gran parte del Congresso. Da quando è entrato alla Casa Bianca, il tasso medio di crescita del pil si è attestato al 2,2%, non centrando ancora l’obiettivo del 3% che il tycoon ha promesso in campagna elettorale. E sono 2 milioni i nuovi occupati nei primi 17 mesi di presidenza, pari a una media mensile di +117.650 unità. Nello stesso arco di tempo, i salari orari risultano aumentati mediamente del 3,8%, pari a una media annuale del 2,7%, in lieve accelerazione rispetto ai ritmi post-crisi, ma non ancora tale da fare intravedere un impatto permanente sull’inflazione. E dopo l’estate, Trump potrebbe ordinare l’utilizzo di parte delle Riserve Petrolifere Strategiche per calmierare i prezzi del carburante alla pompa, con ciò “raffreddando” l’inflazione e allontanando la minaccia di una stretta monetaria troppo dura. La “goldilocks” economy può andare avanti.

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Argomenti: Economia USA, Presidenza Trump

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