L’Altra Italia di Berlusconi non ruberà voti a Salvini, ecco perché il Cav ha già fallito

Forza Italia cambia nome, ma l'ex premier Berlusconi ha perso la bussola e si mostra incapace di leggere la nuova realtà. E la sua creatura politica non è credibile per rubare consensi alla Lega di Salvini.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Forza Italia cambia nome, ma l'ex premier Berlusconi ha perso la bussola e si mostra incapace di leggere la nuova realtà. E la sua creatura politica non è credibile per rubare consensi alla Lega di Salvini.

Ha radunato le truppe parlamentari nell’aula della Camera riservata a Forza Italia, dove ha lanciato il suo nuovo progetto politico: “Altra Italia”. Il nome, che circola già da mesi, punta ad affermare un’alternativa programmatica rispetto all’Italia dell’invidia sociale, del “pauperismo”, dell’odio di quello che un tempo era l’avversario numero uno del centro-destra – la sinistra – e che oggi, invece, sarebbe rappresentato dal Movimento 5 Stelle. Silvio Berlusconi annuncia una ennesima discesa in campo per evitare che i grillini s’impossessino davvero del Paese, pur scommettendo sulla breve durata di questo governo. Bordate contro l’alleato Matteo Salvini, che invita a cancellare il Decreto dignità, in quanto improntato su principi antitetici a quelli per cui la Lega, insieme al resto della coalizione, ottenne i consensi a marzo. Pronta la replica del vice-premier, ministro dell’Interno e segretario leghista: “cancellarlo? Non ci penso nemmeno”.

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Il Cavaliere spera che il grido di protesta che si sta levando contro le restrizioni in materia di contratti a termine dal Triveneto e fatto proprio dal governatore del Carroccio, Luca Zaia, possa allontanare Salvini dai 5 Stelle. In cuor suo, confiderebbe pure nella possibile ripresa dei consensi per Forza Italia sui temi dell’economia, quando oggi i sondaggi la danno al 7-8%. Fatto salvo che il decreto di Luigi Di Maio, così com’è scritto, pone problemi più alla Lega che non all’M5S, contrastando le aspettative del variegato mondo delle partite IVA del nord, che ha votato in massa per il Carroccio alle ultime elezioni, di una cosa potrebbe stare relativamente sereno il segretario leghista: non sarà Berlusconi a rubargli i voti.

Basterebbe leggere su quali basi nasce il nuovo soggetto o progetto politico dell’ex premier: leadership in second’ordine affidata ad Antonio Tajani, uomo dell’establishment europeo, che ci ha voluto convincere nelle ultime settimane che sia stato un suo viaggio in Africa a smuovere a Bruxelles le acque sulla gestione collegiale degli sbarchi; riorganizzazione in mano ad Adriano Galliani. Inutile proseguire. Per Berlusconi, che pure ebbe fino a qualche tempo fa un fiuto politico, oltre che imprenditoriale, impareggiabile, la ripresa di ciò che resta di Forza Italia dovrebbe aversi grazie al tandem Tajani-Galliani. Non solo i personaggi non si mostrano all’altezza del compito (non è un fatto di capacità personali, bensì di ruoli), ma le modalità cooptative con cui sono stati individuati e lo stesso fatto che appartengano alla solita strettissima cerchia di chi li ha nominati segnala che ad Arcore è stata persa del tutto la bussola.

Forza Italia non è credibile

Se oggi al posto di Forza Italia vi fosse un’altra formazione genuinamente di centro-destra, ma non appesantita da un passato inglorioso, non vi sarebbe una Lega per i sondaggi al 30% e certamente le si aprirebbero praterie elettorali. Avete fatto caso che, sempre stando ai sondaggi, Fratelli d’Italia continuerebbe a riscuotere all’incirca le stesse percentuali ottenute nel marzo scorso, mentre Forza Italia li avrebbe dimezzati? Sarebbe la conferma che in politica un ruolo essenziale lo gioca il fattore credibilità. Cambiare nome a Berlusconi non servirà, perché in quella sua Altra Italia porterà gli stessi uomini di questa qua, ossia una combriccola di ruffiani e tirapiedi del capo assoluto e indiscusso, che in anni di deputazione non hanno saputo offrire alcuna risposta ai loro elettori, i quali pure li hanno difesi per un lungo periodo contro gli attacchi spesso sguaiati di chi li dipingeva per quello che in parte erano e sono.

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Forza Italia o Altra Italia che sia non è credibile quando critica il Decreto dignità, perché per il mondo dell’impresa, le partite IVA e l’occupazione non ha fatto quasi nulla che andasse oltre la legge Biagi del 2003, in sé incompleta. Tra il 2001 e il 2006 e poi tra il 2008 e il 2011, non un euro di tasse è stato tagliato dai governi a guida Berlusconi alle imprese e alle famiglie; le imprese non hanno goduto di maggiore libertà di iniziativa, anzi le liberalizzazioni delle professioni e dei mercati in cui insistevano monopolisti di stato non sono state nemmeno avviate. Di privatizzazioni non ne parliamo. Il centro-destra ha tradito ogni istanza liberale di cui si era fatto portavoce sin dal 1994 e, pur scontando tutte le difficoltà del caso, specie in un’economia incancrenita sulla piaga dello statalismo come la nostra, il bilancio esitato dalla coalizione è a dir poco imbarazzante.

Il declino di Berlusconi ha iniziato ad essere irreversibile con la sua caduta, non per la crisi dello spread, quanto per avere avviato un percorso di inciucio con il PD, votando leggi impopolari come il ripristino dell’IMU sulle prime case e la riforma delle pensioni di Elsa Fornero. Tutta la residua credibilità ancora posseduta è svanita come neve al sole. Lo stesso linguaggio che l’ex premier continua ad utilizzare lo relega agli annali della politica, non certo alla contemporaneità. Termini come “moderati” non sono solo alienanti, ma persino stucchevoli: Forza Italia è stata in passato un partito dai toni più moderati e istituzionali di quelli della Lega odierna? Davvero possiamo credere che i governi Berlusconi siano stati europeisti tout court? Ma, soprattutto, con quale coraggio chi ha votato limiti stringenti all’uso del contante, lo spionaggio dei conti bancari da parte dell’Agenzia delle Entrate, il “bail-in” e stretta della stessa Fornero contro i contratti di apprendistato oggi si erge a paladino della libera impresa? In politica, bisogna essere un minimo credibili e se si è passati dal 37% del 2008 al 14% del marzo scorso e ancora al 7% attuale, è perché si è perso per strada un popolo, che di chiacchiere e slogan non vuole sentire parlare. Forse, si riveleranno tali anche le promesse di Salvini ed eventualmente pagherà elettoralmente, ma non certo in favore dei pinocchio di prima.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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