L’allarme Covid di Ricciardi: “tra due settimane saremo come Francia e Spagna”

Nessuna chiusura nazionale per il momento, ma cresce il timore per quanto accade nel resto d'Europa. Nuove restrizioni e regioni con le mani legate.

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Escluso per ora il lockdown nazionale

Il Dpcm del governo di ieri ha prorogato lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2020 e ha altresì imposto l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, tranne in luoghi in cui si abbia la certezza di non incrociare altre persone, come il giardino di casa. Fortemente consigliato l’uso anche in casa, nel caso in cui si ricevano ospiti. Infine, le regioni non potranno allentare le misure di Roma, semmai potranno modificarle in senso ancora più restrittivo, ove lo ritenessero opportuno.

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Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha escluso per il momento un nuovo “lockdown” nazionale, ma non ha taciuto sulla gravità della situazione. Ieri, i nuovi contagi sono saliti di 3.677 unità, ai massimi da aprile. Entro il 15 ottobre, il governo varerà un nuovo Dpcm e c’è tutta la sensazione che conterrà nuove misure restrittive per tutti gli italiani. Da qui ad allora, infatti, la curva epidemiologica dovrebbe aggravarsi e quanto accade all’estero non ci lascia tranquilli.

Verso uno scenario francese?

Proprio ieri, il consulente del governo ed esperto italiano all’Organizzazione Mondiale della Sanità, Walter Ricciardi, ha dichiarato che “siamo su un lama di rasoio”, avvertendo che “entro un paio di settimane avremo i numeri di Francia e Spagna”. Tra l’altro, ha accusato le regioni di avere “dormito” nei mesi scorsi, non predisponendo piani per la separazione tra ospedali ordinari e quelli Covid. Nel resto d’Europa ci sono numeri allarmanti: nel Regno Unito, i contagi sono cresciuti di oltre 14 mila casi, in Francia di quasi 19 mila e in Germania salgono a più di 4 mila.

In Italia, la situazione per il momento sembra sotto controllo, pur in costante peggioramento. Nell’ultimo mese, i casi sono aumentati di oltre 55.000 unità, i ricoveri di 2.063 e quelli in terapia intensiva di 195.

A conti fatti, i ricoveri stanno aumentando al ritmo del 3,7% rispetto ai positivi, i posti occupati in terapia intensiva dello 0,35%.

Supponendo una crescita media giornaliera di 5.000 casi, entro un mese avremmo altri 5.600 ricoveri con sintomi lievi e 525 in terapia intensiva. Nello scenario più grave, invece, cioè con i numeri di Francia e Spagna (circa 15 mila nuovi positivi al giorno), i ricoveri aumenterebbero di quasi 17 mila unità e quelli in terapia intensiva di circa 1.600.

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Non ancora allarme, ma lockdown più vicino

Anche nel peggiore dei casi, quindi, non torneremmo facilmente allo scenario allarmante di inizio aprile, quando i ricoverati in terapia intensiva arrivarono a oltre 4.000. Stiamo immaginando, però, che il rapporto tra ricoveri e nuovi positivi rimanga costante, ma non possiamo escludere che con il dilagare della pandemia, le fasce a rischio della popolazione vengano colpite in misura più che proporzionale rispetto agli ultimi mesi, aggravando la pressione sulle strutture ospedaliere.

Nei principali paesi europei si assiste all’imposizione di nuove restrizioni e a veri “lockdown” locali. In Italia, a rischiare maggiormente la chiusura per il momento è la Campania, dove i nuovi contagi ieri sono saliti al nuovo record di 544. Diverse altre le situazioni preoccupanti, tra cui il foggiano con un’ottantina di nuovi positivi e il catanese con +89. Di questo passo, rischiamo una chiusura a macchia di leopardo, che solo formalmente non sarebbe un secondo “lockdown” come in primavera, ma di fatto terrebbe gran parte degli italiani in quarantena. Per la ripresa dell’economia non si mette affatto bene.

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