Lagarde (BCE) cita San Francesco e la Germania si prepara al peggio con l’Italia

La BCE di Christine Lagarde parte all'attacco della Germania, confermando la linea Draghi e chiedendo maggiori investimenti pubblici a Berlino, che si prepara al peggio sull'Italia con la riforma del MES e l'unione bancaria.

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La BCE di Christine Lagarde parte all'attacco della Germania, confermando la linea Draghi e chiedendo maggiori investimenti pubblici a Berlino, che si prepara al peggio sull'Italia con la riforma del MES e l'unione bancaria.

Il primo discorso pubblico di Christine Lagarde dall’insediamento come governatore della BCE era atteso e non ha deluso le aspettative, confermando in pieno le previsioni della vigilia. L’ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale e già ministro francese dell’Economia sotto la presidenza Sarkozy è tornata ad invocare maggiori investimenti pubblici nell’Eurozona, chiaramente facendo appello diretto a economie come Germania e Olanda, che dispongono degli spazi fiscali allo scopo.

Lagarde ha sostenuto la necessità di accompagnare la politica monetaria con una politica fiscale adeguata per renderla più efficace e più velocemente, notando come i paesi in surplus di bilancio tendano a crescere di più quando la congiuntura globale è positiva, ma a contrarsi peggio quando essa diventa negativa, specularmente a quanto avvenga con i paesi in deficit.

Il governatore ha citato San Francesco d’Assisi, recitando le seguenti parole: “Inizia facendo ciò che è necessario, quindi, fai ciò che è possibile e all’improvviso stai facendo l’impossibile”. Non risulta difficile immaginare a chi fossero rivolte. Tra parentesi, un’altra donna esordì al suo insediamento citando San Francesco. Fu Margaret Thatcher nel maggio 1979, pochi attimi prima di fare per la prima volta ingresso a Downing Street da premier.

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La Germania ha capito l’antifona, sembra quasi rassegnata all’idea che la BCE resti espansiva anche sotto il mandato appena iniziato, quando sperava che la linea Draghi sulla politica monetaria sarebbe stata, se non sconfessata, almeno depurata dai suoi tratti più critici. Ma il governo di Berlino ha preso consapevolezza del fatto che, in assenza di investimenti pubblici tedeschi in deficit, ossia di un allentamento fiscale presso la prima economia europea, Francoforte terrà intatto l’accomodamento di “Super Mario” e avallerà stimoli fiscali nell’area, finalizzati almeno ad impedirne lo scivolamento nella recessione. Poiché non ha intenzione di contribuire a colpi di deficit spending, ecco che la reazione dei tedeschi all’avvio dell’era Lagarde si mostra tutta all’insegna dei contrappesi.

L’equilibrio tra politica monetaria e fiscale

Come nel 2012 la Germania pretese che tutta l’Eurozona adottasse il “Fiscal Compact” per avallare un paio di anni più tardi, pur tra le critiche, gli stimoli monetari non convenzionali di Mario Draghi, tra cui il “quantitative easing”, anche stavolta è così: rassegnazione nei limiti del possibile alla prosecuzione di quella linea, ma adozione di contromisure per contenere i rischi di “azzardo morale” e di mutualizzazione dei debiti sovrani e bancari ai danni dei contribuenti tedeschi. Come? Rendendo il Fondo salva-stati o MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) una sorta di prestatore di ultima istanza nell’area, la cui erogazione di aiuti sia fortemente condizionata all’osservanza di stringenti regole sul piano fiscale.

E poi c’è il capitolo dell’unione bancaria. Sì al suo completamento con l’istituzione di una garanzia unica sui depositi, a patto che le banche siano limitate nell’acquistare titoli di stato e questi vengano trattati quali crediti ordinari, cioè valutati sulla base del grado effettivo di rischio segnalato dai rating. Chiamatele pure misure “anti-italiane”, perché questo sono. Esse puntano a fare da contrappeso a quella che la Germania percepisce essere una sorta di ciambella di salvataggio mascherato, lanciata ai titoli del debito pubblico italiano. Se la BCE continuerà, come Lagarde ha espressamente chiarito, a tenere espansiva la politica monetaria, non ci sarà altro da fare per i tedeschi che creare attorno alla stessa Germania un cordone di sicurezza che li ponga al riparo dai rischi italiani. Perché politica monetaria e fiscale sono sempre state concepite come frutto di un compromesso tra opposte esigenze nel corso dell’ultimo decennio e Berlino non ha intenzione di rinunciare a questo delicato equilibrio.

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