L’addio di Unicredit a Mediobanca sancisce la fuga dall’Italia di Mustier

Unicredit ha venduto l'intera quota detenuta in Mediobanca e il suo ceo Jean-Pierre Mustier segnala apertamente di voler fuggire dall'Italia. E Leonardo Del Vecchio arriva al 10% di Piazzetta Cuccia, ma rimane solo.

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Unicredit ha venduto l'intera quota detenuta in Mediobanca e il suo ceo Jean-Pierre Mustier segnala apertamente di voler fuggire dall'Italia. E Leonardo Del Vecchio arriva al 10% di Piazzetta Cuccia, ma rimane solo.

Per circa 800 milioni di euro, Unicredit ha azzerato la sua partecipazione dell’8,4% in Mediobanca, realizzando anche una plusvalenza, avendo ceduto le azioni a un prezzo superiore a quello di carico di 9,89 euro, a poco meno dei 10,78 euro della chiusura di mercoledì sera a Piazza Affari.

La cessione è avvenuta con l’“accelerated book building”, una tecnica che consente di vendere blocchi di capitale in poco tempo, entro qualche giorno. E Leonardo Del Vecchio, che già era salito al 7,52% del capitale nei mesi scorsi, ha acquistato un altro 2,5% dalle azioni liberate da Piazza Gae Aulenti, arrivando così al 10%.

Con l’addio di Unicredit a Mediobanca finisce un pezzo di storia italiana iniziato una novantina di anni fa, quando il Duce affidò al socialista Alberto Beneduce il compito di riorganizzare il sistema bancario e industriale italiano. Nacque l’IRI e dopo la Seconda Guerra Mondiale fu la volta di Mediobanca. L’istituto sarà fondato per iniziativa di Raffaele Minoli ed Enrico Cuccia. Quest’ultimo sposerà la figlia di Beneduce, Idea Nuova Socialista, a conferma del filo che legò per decenni l’eredità del fascismo in ambito bancario-industriale a Mediobanca, partecipata da Credito Italiano, Comit e Banca di Roma, i tre istituti confluiti nel Gruppo Unicredit.

Che il legame tra Unicredit e Mediobanca fosse destinato ad allentarsi con la progressiva perdita di centralità della seconda come “banca di sistema” non era forse in dubbio. Che si sarebbe arrivati all’azzeramento della partecipazione, però, ci avrebbero scommessi in pochi. Lo stesso Del Vecchio sperava in una permanenza nel capitale, confidando sull’appoggio del ceo Jean-Pierre Mustier al suo tentativo di scalata per il controllo di Piazzetta Cuccia. Adesso, pur essendo diventato primo azionista, di fatto è rimasto solo e alle sue spalle ha il 6,73% di Vincent Bolloré, che con Mediaset e TIM ha dimostrato la voracità di cui è capace e, in un certo senso, la sua inaffidabilità come partner su cui riporre fiducia.

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La caduta di Mediobanca e l’addio di Unicredit all’Italia

Mediobanca non è una banca qualunque.

Per decenni e fino agli anni Novanta fu l’epicentro del sistema bancario e industriale italiano. Con la riforma bancaria del 1993 e la rimozione dei divieti imposti sin dal 1936 di operare contemporaneamente sul mercato del credito e su quello più prettamente finanziario, la sua ragion d’essere venne meno. Tuttavia, ad oggi è il principale socio di Generali con una quota del 12,8%, il colosso assicurativo del Belpaese, sul quale da tempo ha messo gli occhi la francese Axa. C’è già chi da mesi parla di scontro tra finanza tricolore e quella transalpina per il controllo del nostro sistema bancario-assicurativo.

Certo, la fuoriuscita di Unicredit da Mediobanca attenuerebbe un po’ queste voci, perché se il francese Mustier avesse voluto fare davvero un favore ai suoi connazionali, sarebbe rimasto nel capitale e avrebbe fatto asse con Bolloré per controllare l’istituto e, di conseguenza, il Leone di Trieste. Invece, qui sta succedendo qualcosa di diverso e non meno inquietante. Negli ultimi tempi, Unicredit ha venduto la banca online Fineco, la sua controllata polacca, si accingerebbe a fare lo stesso con gli assets in Turchia e vorrebbe far confluire le attività estere in una holding con sede in Germania, dove punterebbe a comprarsi Commerzbank.

Di recente, Mustier ha anche annunciato che smaltirà in misura sostanziale i BTp a bilancio (-3,6 miliardi tra luglio e settembre, a 44,9 miliardi) e l’imposizione dei tassi negativi sui conti correnti da 1 milione di euro insù, a partire dal 2020, elementi che si aggiungono a quelli sopra citati quali segnali espliciti quasi dell’insofferenza mostrata verso il mercato domestico. Il francese forse non vuole regalare nulla ai suoi connazionali, ma di certo medita l’addio di Unicredit all’Italia e per una ragione specifica: associare l’immagine della banca al tricolore significa risultare meno credibili all’estero, ottenere capitali sui mercati a costi maggiori ed essere percepita sempre debole. Forse proprio per non destare troppi sospetti, da francese eviterà un addio all’Italia rumoroso, optando per piccoli passi silenti, recidendo mese dopo mese lo storico legame tra Unicredit e il mercato domestico per parlare sempre più tedesco.

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