L’accordo Sky-Premium accerchia Vivendi, francesi dissanguati dalla campagna d’Italia

Mediaset e TIM stanno costando caro ai francesi di Vivendi, che rischiano di perdere soldi e controllo dalla campagna d'Italia. E l'affare Sky-Premium assesta loro un duro colpo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mediaset e TIM stanno costando caro ai francesi di Vivendi, che rischiano di perdere soldi e controllo dalla campagna d'Italia. E l'affare Sky-Premium assesta loro un duro colpo.

L’accordo annunciato venerdì scorso e che lega Sky a Mediaset Premium ha già un illustre vittima: Vincent Bolloré, il finanziere bretone a capo di Vivendi, colosso francese delle telecomunicazioni. A dire il vero, le vittime appaiono già due, perché dovremmo aggiungere anche la Serie A, che già fiuta odore di guai per l’assegnazione dei diritti, ora che la platea dei pretendenti si è ridotta sostanzialmente a un solo operatore, dando vita a quello che in economia viene definito “monopsonio”. Ma tornando a Bolloré, avrà trascorso una Pasqua davvero indigesta quest’anno. In un solo colpo, la famiglia Berlusconi, che egli pensava di poter mettere nel sacco solamente un anno e mezzo fa con l’operazione sciagurata e al tempo stesso spregiudicata della mancata acquisizione di Premium, gli ha inferto due colpi brutali. Con l’integrazione tra la controllata e l’operatore satellitare, di fatto Mediaset ha ceduto il mercato italiano delle pay tv al colosso britannico dei media, riducendo gli spazi di manovra dei francesi, che adesso dovranno inventarsi qualcosa per rilanciarsi in Europa, rischiando altrimenti di finire essi stessi preda degli appetiti di giganti americani come Netflix e Amazon, entrambi tentati di entrare sul mercato europeo dei contenuti premium con qualche mossa spettacolare.

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Allo stesso tempo, TIM (ex Telecom) si trova anch’essa a dovere fare i conti con un minore potere negoziale per l’eventuale acquisto dei diritti sul calcio italiano per la piattaforma online. Fino alla scorsa settimana, il ragionamento di Mediapro, l’intermediario spagnolo che si è aggiudicato la Serie A per 1,05 miliardi e che deve rivenderne i pacchetti, era il seguente: Mediaset e Sky si daranno battaglia per comprarsi i diritti, giocando al rialzo, così come TIM potrebbe offrire una cifra interessante per trasmettere le partite sul web, rivendendole all’occorrenza a una delle due pay tv.

Questo schema è saltato. Mediaset e Sky stanno per integrare i loro contenuti a pagamento e Cologno Monzese, pur ribadendo il proprio interesse per la Serie A, ha già fatto sapere che la valutazione sarà effettuata “in maniera opportunistica”. Tradotto per i comuni mortali: se ci conviene, compriamo, altrimenti niente. L’Antitrust sta accendendo i fari sull’intesa, volendo verificare che i due non abbiano fatto cartello sul calcio. Poco importa, la verità è che la Lega di Serie A dovrà dar vita a un gruppo di preghiera per sperare di portare a casa gli 1,05 miliardi ipotizzati.

Guai anche in casa TIM

Bolloré, che tramite Vivendi controlla il 23,9% di TIM, è incalzato anche dal fondo Elliott Management, che risulterebbe salito a una quota del 9,9% della compagnia telefonica. In teoria, considerando che oltre i due terzi del capitale si trovano nelle mani di fondi italiani e stranieri, i numeri per un ribaltone all’assemblea dei soci del 24 aprile vi sarebbero tutti, dato che appena 11 mesi fa i francesi ottennero la maggioranza per un pelo e senza che contro vi si fossero schierate istituzioni finanziarie con una strategia dichiarata e alternativa.

Il problema con Vivendi è che oggi come oggi l’uscita da TIM e Mediaset avverrebbe a caro prezzo. La società ha rastrellato azioni della compagnia mediamente a 1,2 euro l’una dall’autunno 2015, ma il titolo vale oggi 0,76 euro. Avendo speso 4,2 miliardi per diventare il socio di controllo di fatto, al momento la minusvalenza ammonterebbe a quasi 2 miliardi. E sul fronte Mediaset, le notizie non appaiono più incoraggianti. La salita al 28,8% del capitale, pari al 29,9% delle azioni con diritto di voto, è costata 1,25 miliardi, ma la quota in suo possesso varrebbe oggi 200 milioni in meno. In effetti, i francesi hanno in carico le azioni Mediaset a 3,7 euro, mentre esse valgono meno di 3,4 euro, pur dopo la corsa di ieri (+6,4%).

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Disastro francese in vista

Dunque, Vivendi matura oggi virtualmente una maxi-perdita sui 2 miliardi dalla sua campagna d’Italia. Un esito disastroso, se si considera che l’obiettivo vero di Bolloré fosse e resta tutt’ora il controllo di due grandi realtà nazionali delle telecomunicazioni sul presupposto che esso rafforzerebbe il gruppo francese nella sua ambita ascesa in Europa. In sostanza, l’ex amico dei Berlusconi sperava con i 5,7 miliardi investiti di essersi sbarazzato di due concorrenti potenzialmente fastidiosi sul mercato continentale, al contempo ampliando i suoi assets e mettendosi al riparo da mire di terzi colossi.

Vivendi ha chiuso il 2017 con un utile di 1,2 miliardi, anche se nel 2015 vantava una disponibilità di cassa per 6,4 miliardi. L’indebitamento netto di 2,3 miliardi dovrebbe risultare quasi annullato dalla cessione di Ubisoft, che pochi giorni fa ha fruttato al gruppo transalpino una plusvalenza di 1,2 miliardi. Resta il fatto che la società dovrà sborsare almeno centinaia di milioni per risarcire Mediaset, che ha chiesto 3 miliardi di euro per i danni subiti con la mancata operazione di acquisto di Premium. Bolloré aveva già offerto in sede stragiudiziale a febbraio 460 milioni di euro in 5 anni, attraverso l’acquisto di contenuti tramite TIM, segnalando come il finanziere veda i suoi assets italiani come cassa a cui attingere anche per pagare i suoi conti per i pasticci commessi. Il Tribunale di Milano ha fissato la prima udienza per il prossimo ottobre. Cosa anche peggiore, la quota eccedente il 10% in Mediaset dovrà essere “congelata” in un blind trust. I francesi nei fatti hanno fallito la scalata, anche perché società, governo e authorities hanno fatto sistema, una volta tanto.

A questo punto, i francesi dovranno sperare che tra la battaglia in corso dentro TIM e la rivalutazione del titolo Mediaset sull’accordo con Sky, le azioni delle due società risalgano al punto da consentire loro, nel caso si rendesse necessario, di tornarsene in patria senza perdite o minimizzandole. Difficile che accada, almeno in tempi brevi. Equita sim, ad esempio, ha messo in guardia proprio dal rischio “overhang” per l’eventuale cessione della quota in Mediaset di Vivendi, ovvero vi sarebbe un’offerta eccessiva di azioni del gruppo con inevitabile caduta del prezzo. E non stiamo mettendo in conto nemmeno il rischio politico, perché dalla nascita del prossimo governo di ispirazione “sovranista” Bolloré avrà solo da perdere. Movimento 5 Stelle e Lega sono contrari a cedere assets strategici come la rete TIM e a regalare pezzi delle nostre tlc alla finanza straniera. Il meglio sembra alle spalle per Vivendi.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici

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