La visione economica dell’Italia? Senza un progetto arriva la Troika

Quale che sia l'angolo di veduta riguardo all'esecutivo, il governo Letta è vicinissimo all'implosione. Ancora una volta, le larghe intese non hanno partorito alcuna idea dell'Italia che sarà, poco credibile anche verso Bruxelles

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Quale che sia l'angolo di veduta riguardo all'esecutivo, il governo Letta è vicinissimo all'implosione. Ancora una volta, le larghe intese non hanno partorito alcuna idea dell'Italia che sarà, poco credibile anche verso Bruxelles

Si moltiplicano i segnali sulla fine imminente del governo Letta. D’altronde, sin dalla nascita, il cammino di questo esecutivo è stato costellato da una serie di ostacoli, che il solo essere durato sette mesi è già un mezzo miracolo.

Tra lo scandalo Cancellieri, che adesso il Movimento 5 Stelle vorrebbe sfiduciare anche al Senato, dove i numeri sono molto incerti per il ministro, il caso della decadenza di Silvio Berlusconi della prossima settimana, con l’inevitabile fuoriuscita di Forza Italia dalla maggioranza, le primarie del PD dell’8 dicembre con un Matteo Renzi che scalpita per staccare la spina a Letta, pare che sia questione di settimane, tutt’al più di qualche mese, poi questo governo non ci sarà più.

D’altronde, che la crisi politica si avvicini lo dimostra anche la bocciatura della legge di stabilità da parte della Commissione. La forza ad oggi del premier Enrico Letta si basa tutta sulla sua capacità di essere considerato un interlocutore credibile in Europa. Ma anche Bruxelles ha fiutato ormai l’assenza di una qualsivoglia visione di questo esecutivo, che vada oltre l’italico tirare a campare.

 

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Piano privatizzazioni o piano disperazione?

Ieri, l’annuncio quasi a sorpresa del varo del primo pacchetto di privatizzazioni è sembrato quasi un tentativo disperato del Tesoro di reperire risorse per non sforare il tetto del deficit, più che un atto ragionato di cessioni di asset statali, forse anche la volontà di dire al paese che non è tutto fermo, dopo che per l’ennesima volta è stata rinviata la soppressione della seconda rata dell’IMU, quella di dicembre.

 

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Ora, è mai credibile un governo che a tre settimane dalla scadenza di pagamento di un’importante imposta, che grava su numerose famiglie anche per diverse centinaia di euro, non riesca a dire con certezza se bisognerà pagare o meno?

Lo stesso è accaduto poco più di un mese e mezzo fa, quando tra scaramucce politiche e l’inettitudine del ministro Saccomanni, si è arrivati alla mattina dell’1 di ottobre senza sapere se l’aliquota IVA più alta fosse del 21% o del 22%. Un episodio pagliaccesco, ma che da l’immagine del dilettantismo con cui l’Italia è oramai guidata da svariati mesi.

 

Italia vs Germania: uno spread politico incolmabile

Manca una concezione unitaria nella maggioranza sull’economia, sulle priorità, sulle riforme istituzionali, necessarie oggi più del pane.  A dirla tutta, lo spread politico tra Italia e Germania è da default. A Berlino, si è votati due mesi fa e si tratta ancora punto per punto tra conservatori e socialdemocratici per dare vita a un governo di Grosse Koalition. Le lungaggini sono dovute al fatto che le parti stanno limando in maniera quasi maniacale tutti i provvedimenti più importanti di politica economica che dovranno essere varati da qui al 2017. Dal salario minimo all’occupazione, dalla politica degli aiuti europei ai salvataggi bancari, dalla riforma del welfare state tedesco al fisco. Così fa un paese serio.

Ricordate com’è nato il governo Letta? Due mesi di “cazzeggio” politico, la farsa per l’elezione del nuovo capo dello stato e il rieletto Giorgio Napolitano che intima ai partiti di centro-destra e di centro-sinistra di formare subito un esecutivo, altrimenti si sarebbe dimesso.

Non una sola trattativa sulle misure più urgenti o più importanti. Nato per fare la legge elettorale e varare quel minimo di riforme per tornare successivamente alle urne con maggiore serenità, non si sono viste né l’una, né le altre.

Non esiste un solo argomento che unisca la maggioranza attorno a Palazzo Chigi.

Tutt’altro. L’unico fattore che ancora tiene in vita l’esecutivo è la disperata consapevolezza che non esista alcuna alternativa, se non il rischio di essere spazzati via alle urne da una risata di Beppe Grillo.

Può reggersi così un paese? Ha senso difendere la stabilità politica, se è essa è sinonimo di paralisi e né il Parlamento, né il governo sono in grado di fare alcunché?

 

Commissariamento della Troika: cosa rischia l’Italia

Difficile sapere dove andremo a finire. L’unica certezza è che di questo passo ci stiamo avvicinando sempre più a un commissariamento della Troika (UE, BCE e FMI), anche se il probabilissimo prevalere delle forze euro-scettiche alle elezioni europee e, se ci saranno, anche alle elezioni politiche anticipate nella primavera del 2014 potrebbe determinare uno scenario di scontro aperto tra Roma e Bruxelles.

 

 

 

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