La via di fuga di Draghi a Bruxelles: BCE più “falco” e Commissione più “colomba”?

Verso un maxi-rimpasto ai vertici europei. E l'Italia si gioca la carta Draghi con la guida della Commissione UE dopo 18 anni.

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Draghi alla Commissione europea?

Terremoto in vista a Francoforte. E le scosse telluriche di assestamento potrebbero scuotere Bruxelles. Secondo voci diffusesi negli ambienti europei e rilanciate in Italia dal quotidiano La Repubblica, in caso di vittoria per un secondo mandato alle elezioni presidenziali di primavera, Emmanuel Macron nominerebbe Christine Lagarde nuovo primo ministro. La donna è attualmente governatore della BCE sin dall’ottobre del 2019. Il suo nome sarebbe stato suggerito all’Eliseo dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, che ebbe proprio Lagarde come ministro dell’Economia.

A questo punto, se davvero Lagarde si trasferisse a Parigi, lascerebbe vacante la posizione di numero uno a Francoforte. Pro tempore sarebbe occupata da un’altra personalità francese, perché nell’Europa della “meritocrazia” le cariche sono spartite sulla basi di criteri squisitamente nazionali. Probabile che andrebbe l’attuale governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau; ma giusto il tempo di preparare la vera successione a favore di un tedesco.

E qui arrivano le scosse di assestamento di cui dicevamo: due tedeschi non possono ricoprire contemporaneamente la carica di governatore BCE e di presidente della Commissione. Dunque, o l’avvicendamento a Francoforte arriverebbe solamente nell’autunno del 2024, quando scadrà il mandato di Ursula von der Leyen e dei suoi commissari, oppure questa sarà rimpiazzata in corsa. Del resto, le due donne non hanno certamente brillato nell’espletare i rispettivi mandati. Lagarde è digiuna di nozioni di politica monetaria e, soprattutto, pecca nella comunicazione; von der Leyen è un soggetto politico poco rappresentativo dei nuovi equilibri europei, essendo stata nominata come alfiere dell’ex cancelliera Angela Merkel.

Draghi si scalda per la Commissione UE

Considerato che dall’inizio di quest’anno l’Italia ha perso anche la presidenza dell’Europarlamento – lo scomparso David Sassoli non si era neppure ricandidato, probabilmente a causa dei problemi di salute – il premier Mario Draghi ha elevate probabilità di sloggiare da Palazzo Chigi per trasferirsi a Palazzo Berlaymont.

Il quando non è secondario: le elezioni politiche si terranno al più tardi nella primavera dell’anno prossimo. Draghi rischia di rimanere fino a un anno e mezzo fuori dai radar e senza un peso specifico nei consessi internazionali. E ciò potrebbe rivelarsi esiziale per le sue chance di succedere a von der Leyen.

Ad ogni modo, se Draghi andasse alla Commissione e un tedesco tra l’ex governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, e l’attuale consigliere esecutivo Isabel Schabel alla BCE, la politica monetaria nell’Eurozona ne uscirebbe rivoluzionata. E forse dietro a questi eventi non tutto è casuale. Contro l’alta inflazione serve una figura credibile e capace di varare una stretta monetaria graduale, ma decisa. Un tedesco sarebbe la soluzione ideale, visto che per vocazione la Germania sforna accademici fortemente affezionati al mantenimento della stabilità dei prezzi.

Con la pandemia, invece, ad essere cambiata è stata l’impostazione fiscale dell’area, oggi molto più espansiva. Tant’è che poco prima che scoppiasse la guerra ucraina, a Bruxelles si discuteva su come riformare il Patto di stabilità. E adesso avanza l’ipotesi di emettere nuovi eurobond per finanziare l’aumento delle spese militari e dei costi energetici a carico degli stati nazionali. Un italiano come Draghi avrebbe il “physique du role” allo scopo: sensibilità da uomo del Sud Europa verso la necessità di procedere ad emissioni crescenti di debiti in comune; credibilità come ex banchiere centrale e oggi capo di governo sui temi dell’economia. In definitiva, una BCE più restrittiva contro l’inflazione e una Commissione più espansiva a sostegno della crescita. Deficit e tassi d’interesse più alti nel futuro dell’Eurozona?

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