La vera vittoria dei “populisti” italiani è sull’euro: asse franco-tedesco più debole

Che governi il Movimento 5 Stelle o la Lega, a Roma vi sarà forse presto un governo euro-scettico. Il primo risultato lo si ha già in Europa con l'indebolimento dell'asse franco-tedesco.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Che governi il Movimento 5 Stelle o la Lega, a Roma vi sarà forse presto un governo euro-scettico. Il primo risultato lo si ha già in Europa con l'indebolimento dell'asse franco-tedesco.

Che sia il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio o la Lega di Matteo Salvini, a Roma dovrebbe esserci tra non molto un governo senz’altro meno accomodante di tutti i precedenti nei confronti della UE e dei partner europei. Il potenziale premier “grillino” sta cercando di rassicurare il più possibile le cancellerie straniere e l’opinione pubblica italiana sull’affidabilità del suo eventuale governo, ma resta il fatto che la piattaforma programmatica pentastellata contempli ancora l’ipotesi estrema, per quanto remota, di indire un referendum sull’uscita dall’euro, nel caso in cui l’Italia non ottenesse da Bruxelles le concessioni sperate. Quali? Più flessibilità sui conti pubblici, se non una vera e propria revisione delle regole fiscali, secondo uno scenario che appare inverosimile, ma già sufficiente per scatenare dubbi e timori all’estero. Quanto al Carroccio, nemmeno ci tiene a presentarsi come accomodante con l’Europa, anzi l’ha già sfidata con la proposta di un Def (Documento di economia e finanza) “alternativo” all’impianto economico di Bruxelles e improntato al taglio delle tasse. Niente uscita dall’euro, ma il leader leghista si prepara ugualmente, precisa, a quando ciò dovrebbe avvenire, evento scontato con certezza dagli ambienti salviniani.

E mentre a Roma si apre una fase cruciale per capire chi tra le due formazioni “populiste” andrà al governo o se l’unico sbocco possibile non sia un esecutivo di scopo o istituzionale che imbarchi tutti, un effetto la loro vittoria elettorale lo ha ottenuto: l’asse franco-tedesco è più debole. Perché? Prima di rispondere, facciamo un passo indietro. Il presidente francese Emmanuel Macron propone sin dal suo ingresso all’Eliseo di 10 mesi fa di riformare l’Eurozona e le istituzioni comunitarie. Come? Anzitutto, istituendo un unico ministro delle Finanze per i 19 stati dell’unione monetaria, nonché un bilancio comune, che gestisca una porzione maggiore delle risorse fiscali dei contribuenti.

Cosa faranno Germania e UE con un’Italia a guida Di Maio o Salvini?

La sfida lanciata da Parigi alla Germania della cancelliera Angela Merkel consiste nell’accettare una condivisione dei rischi sovrani e bancari, in cambio di una crescente integrazione politica. Berlino ha preso sinora tempo, in attesa prima che si celebrassero le elezioni federali nel settembre scorso e successivamente che si formasse un nuovo governo, di cui si attende ancora la nascita. La Grosse Koalition faticosamente raggiunta dopo mesi di estenuanti trattative tra conservatori e socialdemocratici deporrebbe in favore della visione macroniana, anche perché gli alleati di Frau Merkel la sostengono apertamente e hanno preteso che essa faccia parte proprio del programma concordato con il centro-destra. In realtà, la debolezza politica e numerica delle due parti (appena la maggioranza assoluta al Bundestag) non autorizza a ipotizzare nulla di risoluto.

Il contraccolpo delle elezioni italiane

Le elezioni politiche italiane e i loro risultati eclatanti nelle dimensioni hanno l’effetto di rafforzare i dubbi e lo scetticismo già diffusi in Germania sulla possibilità di condividere i rischi con un paese come l’Italia, che non solo si mostra molto indebitato e con un sistema bancario fragile, oberato da crediti deteriorati, ma adesso persino con un governo potenzialmente euro-scettico. Tant’è che l’operazione del presidente Sergio Mattarella di questi giorni punta ad affiancare a quelli che egli ritiene essere gli euro-scettici “populisti” relativamente più malleabili un partito come il PD, che in Italia è garanzia di collegamento con le principali cancellerie europee.

Asse franco-tedesco più debole, ma spunta ipotesi di bond comuni

Macron avrà ora minore forza nel cercare di convincere la Merkel a concedergli quell’ambita integrazione politica, perché è consapevole che senza l’avallo convinto della terza economia dell’area, nulla potrebbe essere imposto alla prima potenza, quella leader, che ancora meno che in passato potrà essere costretta a subire accordi sull’euro che ne mettano a rischio la stabilità delle finanze statali, quando uno dei principali partner si sta affidando clamorosamente a un governo diffidente verso le istituzioni europee e la moneta unica. Tra un Di Maio e un Salvini, a Bruxelles tutti tiferebbero il primo, consci che un esecutivo a guida leghista rischierebbe di dare la volata ai sentimenti euro-scettici nel resto del continente. E con l’uscita in vista dagli stimoli monetari da parte della BCE, contraccolpi finanziari per le economie più deboli come l’Italia non sono esclusi nei prossimi trimestri, al netto delle vicissitudini politiche. Come si può pensare di chiedere a Berlino di mostrarsi cedevole proprio adesso, che al suo interno è dilaniata dalla netta affermazione elettorale di euro-scettici e liberali, entrambi ostili alle proposte di Macron, mentre a Roma sembrano finiti i tempi dell’europeismo di maniera?

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Argomenti: Crisi Euro, Politica, Politica italiana