La vendetta di Macron contro le banche italiane, ecco il rischio di un nuovo 2011

La Francia del presidente Macron minaccia le banche italiane per mettere il governo di Lega e 5 Stelle con le spalle al muro. Si rischia una nuova ondata di crisi come nel 2011.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Francia del presidente Macron minaccia le banche italiane per mettere il governo di Lega e 5 Stelle con le spalle al muro. Si rischia una nuova ondata di crisi come nel 2011.

Le banche europee dovrebbero ridurre i crediti deteriorati lordi o Npl (“Non performing loans”) al 5% del monte-prestiti e al 2,5% al netto delle svalutazioni. E’ il contenuto di un documento congiunto firmato da Germania e Francia la settimana scorsa e che punta a creare le condizioni minime necessarie per avviare il completamento della cosiddetta unione bancaria, attraverso l’introduzione della garanzia unica sui depositi, come sollecitato da anni sia dalla BCE che dalla Commissione europea. Prima di avallare alcuna forma di condivisione dei rischi bancari, tuttavia, la Germania chiede che questi siano minimizzati. E così, la stessa Vigilanza della BCE, presieduta dalla francese Danielle Nouy, ha introdotto dall’aprile scorso nuove regole più restrittive sul trattamento degli Npl, richiedendo che siano coperti integralmente entro 7 anni, se garantiti, entro 2 anni, se provvisti di garanzia.

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L’Italia ha replicato al documento franco-tedesco con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il quale si è detto contrario all’imposizione di target quantitativi. In effetti, le banche italiane risulterebbero tra le più colpite, nel caso in cui realmente la BCE fissasse un obiettivo massimo del 5%. Al 31 dicembre scorso, in pancia detenevano crediti deteriorati lordi per 196 miliardi, pari a 173 miliardi al netto delle svalutazioni. In percentuale ai prestiti totali, le esposizioni a rischio valgono ancora oltre l’11%, una percentuale più che doppia rispetto ai limiti indicati da Parigi e Berlino.

Perché dovremmo prestare molta attenzione al documento franco-tedesco? Esso pone l’Italia in una condizione di fragilità, insieme a Grecia e Cipro, dove gli Npl ammontano rispettivamente al 44,9% e al 38,9%. Mutamenti regolamentari hanno ripercussioni notevoli sui bilanci bancari. Oggi come oggi, se davvero i nostri istituti dovessero tagliare i crediti deteriorati a non più del 5% del totale, sarebbero costretti a cederne per quasi 100 miliardi lordi, coprendo le svalutazioni per altri 80-90 miliardi. Sarebbe apocalittico per le nostre banche, se tale obiettivo dovesse essere raggiunto entro un periodo breve, in quanto le spingerebbe a liberarsene con maxi-cessioni realizzate anche in perdita, con la conseguenza che avrebbero bisogno di nuove iniezioni di capitali per coprire gli ammanchi. Una musica, che abbiamo ascoltato piuttosto assiduamente negli ultimi anni, come segnala il tracollo dei relativi indici azionari.

Il possibile drammatico remake del 2011

E guardate che nel 2011, gran parte della crisi dello spread provenne proprio dal settore bancario. Accadde, infatti, che nell’autunno di quell’anno, Francia e Germania chiesero e ottennero dall’Eba (“European banking authority”) che i titoli di stato fossero valutati nei bilanci delle banche ai prezzi registrati sul mercato secondario al 30 settembre di quell’anno, rinvigorendo il dubbio tra analisti e investitori che l’Italia, in particolare, fosse prossima a una qualche forma di ristrutturazione del suo immenso debito pubblico e che gli investimenti in bond sovrani fossero a rischio. La decisione tragica di allora fu un modo per le due principali economie dell’Eurozona di sviare l’attenzione dai problemi dei rispettivi sistemi bancari, accendendo i fari su quello italiano.

Le nuove difficoltà dell’asse franco-tedesco nel tenere insieme l’Eurozona e la UE su temi spinosi, come la crisi dei migranti, ma anche le politiche fiscali e l’integrazione politica, potrebbe spingere Parigi e Berlino ad utilizzare una tecnica simile a quella di 7 anni fa per mettere a tacere le resistenze italiane e indurre il nostro governo a trattare da una posizione non di forza sui vari capitoli aperti. Perché è evidente che nessuno a Roma possa permettersi di indebolire le nostre banche, crocevia obbligato per la ripresa economica. E tra i vari dossier sul tavolo della Vigilanza europea, abbiamo quello riguardanti i titoli di stato, che la Germania vorrebbe fossero ridotti nei bilanci bancari, rescindendo il legame con i debiti sovrani. Due le vie proposte: tetto massimo ai bond o obbligo di valutare i rischi derivanti dalla loro detenzione, richiedendo come per i prestiti privati l’accantonamento di un capitale pur minimo. C’è tutta la sensazione, insomma, che specie da parte del presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha definito “lebbrosi” i populisti europei, si abbia l’intenzione di far leva su Roma attraverso le minacce, utilizzando le banche come arma da brandire per indurre il governo Conte a posizioni più miti.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Europa, Economia Italia