La Turchia premia l’azzardo di Erdogan e il mercato festeggia. Ma durerà?

La Turchia resta saldamente nelle mani del presidente Erdogan. Brindano i mercati, ma il clima di festa potrebbe non durare a lungo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Turchia resta saldamente nelle mani del presidente Erdogan. Brindano i mercati, ma il clima di festa potrebbe non durare a lungo.

Le elezioni di ieri in Turchia hanno premiato ben oltre le attese il partito islamico-conservatore del presidente Erdogan, l’Akp, che con il 49% dei voti e 316 seggi su 550 ha ottenuto la maggioranza assoluta dei deputati in Parlamento, dopo che l’aveva persa appena 5 mesi  fa per la prima volta dal 2002. Il principale partito di opposizione, il Chp, ha guadagnato 2 seggi rispetto all’ultima tornata, conquistandone 134, mentre i nazionalisti dell’Mhp sono scesi da 80 a 41 e il partito filo-curdo da 80 a 59. Per tutte le opposizioni si è trattata di una sconfitta cocente, perché puntavano stavolta a costringere Erdogan e il suo entourage a trattare per formare un governo di coalizione. Le previsioni erano, infatti, per una maggioranza composta dall’Akp e il Chp, mentre il primo è arrivato non molto lontano dal numero di seggi necessario per riformare da solo la Costituzione.

Mercati brindano a vittoria Erdogan

La reazione dei mercati è stata di festa in queste prima battute. La lira turca guadagna il 4% e si attesta a un cambio poco sotto 2,80 contro il dollaro. Molto bene anche la Borsa di Istanbul, che mette a segno un +5,7%. E’ assai probabile che anche i bond governativi saliranno alla riapertura delle contrattazioni, spingendo i rendimenti decennali più vicini al 9% dal 9,54% attuale. In effetti,  se c’è una cosa che gli investitori hanno detestato in questi 5 mesi di turbolenze politiche anatoliche è stata la prospettiva dell’instabilità, di un ritorno ai governi di coalizione dell’era pre-Erdogan, caratterizzati da scarsa solidità e durata, nonché dall’impossibilità di attuare un programma. Per questo, anche nei prossimi giorni dovremmo assistere a un consolidamento del mercato turco. Potenzialmente, la lira potrebbe guadagnare ancora il 5% e portarsi  ai livelli di inizio giugno, ovvero a un cambio di 2,66 contro il dollaro. I rendimenti decennali dei bond sovrani potrebbero scendere di circa 60 punti base all’8,9% e margini di crescita potrebbero sussistere anche per la borsa.  

Questione tassi Turchia

Tuttavia, la vittoria a valanga dell’Akp riproporrà sin da subito la questione dei rapporti tra la politica da una parte e la banca centrale dall’altra. La Turchia ha un’inflazione di quasi l’8% (il target dell’istituto è del 5%), nonostante il tracollo dei prezzi energetici al livello internazionale. Il cambio è arrivato a indebolirsi di un quarto quest’anno, rendendo più complicato per il governatore Erdem Basci accondiscendere alle richieste di Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu di tagliare i tassi, considerando che il deficit delle partite correnti, pur atteso in calo al 4,7% del pil nel 2015, resti il più alto tra le economie emergenti. Nelle prossime settimane cresceranno le pressioni su Basci per allentare la politica monetaria. Davutoglu chiede da tempo che i tassi siano tagliati dal 7,50% attuale al 6%, ma se ciò avvenisse, la lira scivolerebbe ulteriormente sui mercati e l’inflazione accelererebbe ancora, rendendo necessaria nel tempo una stretta, come all’inizio del 2014. Dunque, le tensioni tra governo e istituto potrebbero essere il sottofondo delle preoccupazioni degli investitori nel breve periodo, anche se la fine del clima elettorale potrebbe spingere Erdogan a cedere sulle posizioni di Basci.  

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Argomenti: Crisi turca, Esteri, Politica