La Turchia non impressiona i mercati con i dati economici sopra le attese

Dall'economia turca arrivano segnali positivi, ma che il mercato non recepisce. Perché?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dall'economia turca arrivano segnali positivi, ma che il mercato non recepisce. Perché?

Nonostante le tensioni politiche con la Russia nelle ultime settimane, dalla Turchia arriva anche qualche segnale positivo, anche se sul fronte dell’economia. Il pil è cresciuto nel terzo trimestre del 4%, battendo le attese di quasi tutti gli analisti. E l’anno prossimo, potrebbe espandersi del 3%, quando altre economie emergenti saranno in affanno, con il Brasile in recessione, la Russia probabilmente in stagnazione e il Sudafrica in crescita della metà. A ottobre, il saldo delle partite correnti, che misura la differenza tra esportazioni e importazioni di beni e servizi, è stato negativo di appena 133 milioni di dollari, il 95% in meno su base annua, dopo che nei 2 mesi precedenti si era registrato un surplus. Nei primi 10 mesi dell’anno, il disavanzo è sceso del 25% a 25,4 miliardi. Quest’anno, dovrebbe attestarsi al 5,2% del pil, la metà di quello del 2011. Resta il fatto, però, che è il più elevato tra i paesi emergenti, malgrado i notevoli miglioramenti e le attese di un ulteriore calo al 3% entro la metà del 2016.

Mercati non colgono segnali positivi

Ma guardando ai mercati, non sembra che gli investitori siano rimasti colpiti da questi dati. La lira turca viaggia in queste ore a un cambio di 2,9620 contro il dollaro, cedendo il 2,7% su base mensile. Non siamo molto lontani dal record minimo di 3,0579 toccati a metà anno, sintomo che il clima resti negativo. Lo stesso ragionamento emerge dall’analisi dei bond governativi. L’intera curva dei rendimenti giace al di sopra di quella di un mese fa. Un decennale offre oggi il 10,50% contro il 9,72% di 30 giorni fa. I titoli a 2 anni rendono il 10,75%, 65 punti base in più rispetto al mese scorso. La Borsa di Istanbul ha perso l’11% negli ultimi 30 giorni e circa il 10% su base annua.        

Benefici temporanei per economia turca

Il rally post-elettorale è durato, quindi, poco, mentre il mercato si mostra freddo rispetto agli ultimi numeri positivi dell’economia. Perché? In primis, perché tali miglioramenti sono valutati come frutto di eventi temporanei. Ad esempio, il calo del deficit corrente è conseguenza dei minori costi energetici, dovuti al tracollo delle quotazioni del greggio. La Turchia importa, infatti, il 90% del suo fabbisogno energetico e chiaramente beneficia di questa fase di bassi prezzi del Brent. Inoltre, gli alti tassi stanno disincentivando il credito al consumo, che a sua volta innalza il livello delle importazioni, ma anche questo fattore sarebbe temporaneo per gli analisti, destinato a venire meno con l’accelerazione della crescita economica.

Pesano tensioni con Russia

Da non dimenticare, infine, il clima di scetticismo imperante sui mercati riguardo ad Ankara, alle prese con una dura contrapposizione politica con la Russia di Vladimir Putin, che ha già varato sanzioni contro diversi prodotti agro-alimentari turchi, e con le tensioni tra banca centrale e governo. Quest’ultimo fa pressione sul governatore Erdem Basci, affinché tagli i tassi a non meno del 6%, mentre l’inflazione è ancora una volta e mezzo rispetto al target del 5% fissato dall’istituto. Superata la crisi politica, durata 5 mesi per l’assenza di una maggioranza in Parlamento, adesso la Turchia dovrà riconquistare la fiducia persa sui mercati. Le prossime mosse di politica monetaria saranno decisive per verificare se la banca centrale si mostrerà autonoma o se sarà assoggettata ai desiderata del governo e del presidente Erdogan.    

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca