La Turchia non entra in Europa, ma la lira non ne risente ancora

Niente ingresso della Turchia nella UE, ma la lira non ne risente. Tra Berlino e Ankara è alta tensione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Niente ingresso della Turchia nella UE, ma la lira non ne risente. Tra Berlino e Ankara è alta tensione.

La Turchia non deve entrare nella UE e i colloqui tra Bruxelles ed Ankara dovranno cessare quanto prima. E’ l’estrema sintesi delle posizioni della cancelliera Angela Merkel e del suo principale sfidante Martin Schulz, esternate come mai prima così nitidamente al dibattito televisivo pre-elettorale di domenica. La ripetuta violazione dei diritti umani e lo scarso rispetto dei patti sulla tutela dei cittadini tedeschi in territorio turco e verso l’accordo di cooperazione sui migranti ha spinto Berlino ad assumere una posizione ferma contro il presidente Erdogan, il cui portavoce Ibrahim Kahn ha accusato i due principali candidati in Germania di inseguire il populismo e di non condannare la crescente presunta xenofobia contro i turchi. (Leggi anche: Tra Europa e Turchia minacciati scambi per 175 miliardi)

Dinnanzi a questa presa di posizione così ferma e trasversale presso la prima economia europea, le trattative per l’ingresso della Turchia nella UE sembrano essere definitivamente morte, anche se la Commissione europea ha timore di ufficializzarlo, fiutando il rischio di una rottura anche sulla gestione dei migranti alle frontiere tra Siria e Turchia, nonché vorrebbe evitare di offrire ad Erdogan un nemico pubblico esterno contro cui scaricare ogni tensione politica. Ankara aveva lanciato un appello nei mesi scorsi a non votare per i conservatori, i socialdemocratici e i verdi in Germania, considerati partiti ostili agli interessi turchi.

Lira turca risale dai minimi

Nonostante la fine concreta dei colloqui con Bruxelles, la lira turca non ne sta risentendo sui mercati, guadagnando su base mensile il 2,8% contro il dollaro, anche se nell’ultimo anno ha perso oltre il 16%. Il tracollo del cambio sta surriscaldando l’inflazione, che ad agosto è salita al 10,68% annuo, sesto mese in questo 2017 a registrare una crescita tendenziale dei prezzi a due cifre. La banca centrale non potrà tagliare certamente i tassi, in queste condizioni. Il deficit corrente segnala un’accelerazione rispetto allo scorso anno e nell’intero 2017 dovrebbe salire sopra i 38 miliardi di dollari dai 34,3 del 2016, aggirandosi intorno al 4,4% del pil. (Leggi anche: Il crollo della lira turca fa esplodere i prezzi in Turchia)

I rendimenti sovrani stanno scontando questo peggioramento dell’inflazione, con rendimenti biennali in crescita quest’anno di 75 punti base all’11,29% e quelli decennali in calo al 10,40% dall’11%. Nel frattempo, la Borsa di Istanbul ha guadagnato il 40%, segno più di una fuga dei risparmiatori verso il mercato azionario per ripararsi contro la perdita di potere di acquisto della moneta, che non della maggiore fiducia sulle prospettive economiche prossime della Turchia. Nessuno scossone, tuttavia, dal mancato ingresso nella UE, dato per scontato ormai da anni.

 

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, lira turca, valute emergenti

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