La Turchia non alza i tassi, la banca centrale non è autonoma

La Turchia lascia i tassi invariati, a conferma che la sua banca centrale ha le mani legate dalla politica.

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La Turchia lascia i tassi invariati, a conferma che la sua banca centrale ha le mani legate dalla politica.

Per l’undicesimo mese consecutivo, la banca centrale in Turchia ha lasciato invariati i tassi al 7,5%. L’ultimo taglio risale al febbraio del 2015. Gli analisti si aspettavano grosso modo che non ci sarebbe stata oggi alcuna novità in politica monetaria, ma ugualmente si registrano scetticismo e persino sconcerto tra gli investitori per l’impotenza mostrata dal governatore Erdem Basci nell’arrestare la caduta della lira turca da un lato e l’impennata dell’inflazione dall’altro.

Crisi lira turca alimenta inflazione

La valuta locale ha perso più del 23% su base annua, attestandosi oggi a un cambio contro il dollaro di 3,0381, sostanzialmente stabile rispetto ai livelli di chiusura di ieri. Dall’inizio dell’anno, le perdite sfiorano il 4%, mentre appare grave anche la situazione sul mercato dei bond governativi, che segnalano un costo medio di rifinanziamento del debito pubblico ottomano quasi dell’11%. Su base mensile, i rendimenti a 10 anni sono cresciuti di 61 punti base al 10,92%, quelli a 2 anni di 18 bp al 10,84%. L’inflazione si attesta nettamente al di sopra del target del 5%, fissato dalla banca centrale. Nel 2015 è salita all’8,8% e il rientro nei limiti non è previsto nemmeno per la fine di quest’anno. Proprio la debolezza del cambio alimenta la corsa dei prezzi, nonostante il crollo delle quotazioni del petrolio ai minimi dal 2003 avrebbe dovuto, in teoria, beneficiare l’economia turca, che importa il 90% del suo fabbisogno energetico.        

Banca centrale turca ha le mani legate

Con una situazione finanziaria così precaria, non si capisce quando Basci si debba decidere ad agire, considerando che un mese fa sia stata avviata negli USA la prima stretta monetaria da quasi 10 anni, la quale potenzialmente accelererebbe i deflussi dai mercati emergenti.

Con la decisione di oggi, quindi, la banca centrale turca ha confermato i sospetti di larga parte degli investitori sulla sua scarsa autonomia rispetto al potere politico. Il governo del premier Ahmet Davutoglu e il presidente Erdogan premono, infatti, perché l’istituto non alzi i tassi e li tagli a non più del 6%, minacciando altrimenti il commissariamento. Non depone a favore della credibilità della banca centrale nemmeno il fatto che 5 dei 9 membri del board, compreso il governatore, dovranno essere rinnovati entro i prossimi mesi. A quel punto, è probabile che la politica piazzi personalità più in linea con le sue richieste, sostituendo gli attuali banchieri. In alternativa, Basci potrebbe essere confermato al suo posto, ma c’è il rischio che ciò avvenga sulla base di un baratto con la politica monetaria perseguita dall’istituto in futuro. In ogni caso, non possiamo aspettarci fino alla nomina dei nuovi componenti del board alcuna politica monetaria realmente autonoma, credibile e in caso di reagire adeguatamente al deterioramento dei fondamentali finanziari del paese.

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