Turchia, rischio politico in crescita dopo la strage

La strage in Turchia alimenta le tensioni politiche già alte a 3 settimane dalle elezioni. Occhi puntati su lira e bond.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La strage in Turchia alimenta le tensioni politiche già alte a 3 settimane dalle elezioni. Occhi puntati su lira e bond.

La strage di Ankara, che avrebbe sinora provocato almeno 97 morti tra i manifestanti che si erano radunati per chiedere al governo di trovare una soluzione pacifica con i ribelli curdi, è arrivata a 3 settimane dalle elezioni politiche in Turchia, le seconde in appena 5 mesi, dopo che quelle tenutesi il 7 giugno scorso avevano esitato per la prima volta dal 2002 l’assenza di una maggioranza assoluta dei seggi per l’Akp, il partito islamico-conservatore del presidente Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu. Subito dopo gli attacchi terroristici, la cui matrice potrebbe risalire all’ISIS, il premier ha invitato i leader dell’opposizione, tranne Selahattin Demirtas, a capo del partito filo-curdo, che aveva reagito alla strage con parole dure e di accusa contro il governo, notando come non sia stato in grado di evitare l’eccidio, quando è sempre al corrente “anche del passaggio di un uccello sul cielo di Ankara”. E il leader della destra nazionalista dell’Mhp, Devlet Bahceli, si è rifiutato di partecipare all’incontro, di fatto facendo cadere nel vuoto l’appello di Erdogan all’unità del paese. La gravità di quanto accaduto, oltre che sul piano delle vittime e geopolitico (la Turchia sta collaborando con gli USA negli attacchi anti-ISIS dai suoi confini con la Turchia e al suo interno sta affrontando la rivolta armata dei ribelli curdi del PKK e quella degli oppositori di estrema sinistra), si potrebbe tradurre in un caos ancora più forte e duraturo di quello uscito dalle urne di giugno. Se, come indicherebbero i sondaggi, nemmeno stavolta  l’Akp o qualche altro partito riuscisse ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, il clima è tale che le probabilità di mettere in piedi un governo di coalizione sarebbero basse, con il rischio che la Turchia affronti mesi di destabilizzazione politica. La lira turca non sembra avere risentito della strage in maniera significativa, cedendo al momento lo 0,70% a un cambio di 2,9327 contro il dollaro. Ad oggi, i bond governativi a 10 anni hanno visto crescere i rendimenti di 230 punti base dall’inizio dell’anno al 10,40%, il livello più alto da un anno e mezzo a questa parte, ma la loro crisi potrebbe accelerare, a causa del mix tra crisi politica e della lira, che di certo allontanerebbe ulteriormente gli investitori, accelerando i deflussi dei mesi scorsi, peraltro in coincidenza con l’attesa del primo rialzo dei tassi USA. Dall’inizio dell’anno, la lira turca ha perso oltre il 21% e il suo cedimento sta vanificando gli effetti positivi del tracollo dei prezzi energetici, mantenendo l’inflazione ben al di sopra del target della banca centrale, a causa del costo maggiore dei beni importati. Gli attacchi terroristici di questi giorni potrebbero, quindi, rendere più difficile la riduzione del disavanzo delle partite correnti, che nel 2015 dovrebbe attestarsi intorno al 5%, per via dei deflussi di capitali, che le avvisaglie di una nuova ondata di crisi politica lascerebbero ipotizzare.  

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Argomenti: Politica