La Turchia lascia i tassi fermi prima delle elezioni, in calo bond e lira

La banca centrale della Turchia ha comunicato poco fa di avere lasciato invariati i tassi. Pertanto, quelli di riferimento rimangono al 7,50%, l’overnight al 10,75% e quelli sui depositi delle banche al 7,25%. La decisione, per quanto in linea con le attese, sta contrariando i mercati, perché appare in contrasto con l’obiettivo di un’inflazione al […]

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La banca centrale della Turchia ha comunicato poco fa di avere lasciato invariati i tassi. Pertanto, quelli di riferimento rimangono al 7,50%, l’overnight al 10,75% e quelli sui depositi delle banche al 7,25%. La decisione, per quanto in linea con le attese, sta contrariando i mercati, perché appare in contrasto con l’obiettivo di un’inflazione al […]

La banca centrale della Turchia ha comunicato poco fa di avere lasciato invariati i tassi. Pertanto, quelli di riferimento rimangono al 7,50%, l’overnight al 10,75% e quelli sui depositi delle banche al 7,25%. La decisione, per quanto in linea con le attese, sta contrariando i mercati, perché appare in contrasto con l’obiettivo di un’inflazione al 5%. In aprile, la crescita tendenziale dei prezzi ha subito un’accelerazione al 7,9%, pur in calo dal 9,7% di un anno prima, ma l’economia turca dimostrerebbe di non essere stata in grado di approfittare in maniera consistente del crollo dei prezzi energetici. I bond governativi a 2 anni sono scivolati ai minimi delle ultime 2 settimane, tanto che i relativi rendimenti sono saliti oggi di 12 punti base al 9,14%. Male anche la lira turca, che cede terreno per la terza seduta di fila e contro il dollaro si attesta ora a un cambio di 2,6032, perdendo lo 0,4% rispetto alla chiusura di ieri. Dall’inizio dell’anno, la valuta anatolica ha perso il 10%.   APPROFONDISCI – Turchia, il boom del deficit corrente a marzo lega le mani alla banca centrale   Adesso, l’attenzione è tutta concentrata sull’esito delle elezioni politiche del 7 giugno. Il governatore Erdem Basci potrebbe riesumare l’ipotesi di un rialzo dei tassi per contrastare sia l’inflazione che il crollo della lira. Molto dipenderà dai risultati elettorali e dalla reazione dei mercati. Il partito islamico-conservatore del presidente Erdogan e del premier Ahmet Davutoglu, l’Akp, potrebbe vincere senza ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, costretta ad allearsi con un altro partito. I mercati temono questo scenario, che porrebbe fine alla forte stabilità politica degli ultimi 12 anni nel paese, minacciando la crescita dell’economia; ma al contempo sono spaventati anche dall’eccessiva forza del partito di Erdogan, che negli ultimi tempi ha adottato toni e programmi sempre meno liberali e sempre più improntanti all’islamismo.   APPROFONDISCI – La Turchia di Erdogan fa paura, perché gli investitori fuggono dalla lira e dai bond   Il governo e il presidente chiedono da mesi a Basci di tagliare i tassi per stimolare l’economia, incuranti degli effetti che un ulteriore allentamento della politica monetaria avrebbe sull’inflazione e la stabilità del cambio. Dalla stretta di 16 mesi fa ad oggi, la banca centrale ha tagliato i tassi di riferimento per un totale di 250 punti base su pressioni politiche. Gli investitori e gli analisti sono allarmati dalla scarsa autonomia decisionale mostrata dall’istituto negli ultimi tempi, stretto tra la necessità di non destabilizzare i prezzi e gli attacchi politici. Il dubbio è che la Turchia potrebbe essere l’economia emergente più colpita dal prossimo rialzo dei tassi USA, perché a quel punto i capitali defluirebbero dai mercati meno allettanti. E per diverse ragioni, Ankara lo è.   APPROFONDISCI – In Turchia non si avverte il calo del petrolio, il crollo della lira ha annullato i benefici  

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Argomenti: Economie Asia, lira turca, tassi Turchia