La Turchia lascia i tassi fermi e non accenna più alla ‘curva piatta’ dei rendimenti

La Turchia lascia i tassi fermi a pochi giorni dalle elezioni, ma il comunicato della banca centrale contiene una novità.

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La Turchia lascia i tassi fermi a pochi giorni dalle elezioni, ma il comunicato della banca centrale contiene una novità.

La Turchia ha lasciato oggi invariati i tassi. Lo ha comunicato la banca centrale, che mantiene così fermo l’intero corridoio dei tassi, con quelli di riferimento al 7,50%, il limite inferiore al 7,25% e quello superiore al 10,75%. La decisione appariva molto probabile, quando mancano 2 settimane alle elezioni dell’1 novembre. Il governatore Erdem Basci tiene fermi i tassi sin dal mese di febbraio, nonostante l’inflazione abbia da allora accelerato e la lira turca sia crollata ai nuovi minimi storici, recuperando solo parzialmente le perdite nelle ultime settimane. Alla notizia, i rendimenti dei bond sovrani a 2 anni sono saliti di ben 24 punti base al 10,38%, dopo che ieri avevano perso 34 bp. Dall’inizio del mese, però, registrano un calo di 117 bp. Più placata la reazione dei titoli a 2 anni, che al momento rendono solo 7 bp in più di ieri al 9,76%. Dall’inizio di ottobre, i loro rendimenti sono scesi di 100 bp. La lira perde al momento lo 0,27% e si attesta a un cambio di 2,9080 contro il dollaro.

Curva rendimenti bond Turchia invertita

C’è stata una novità nel comunicato della banca centrale. Per la prima volta, rispetto a quelli precedenti di quest’anno, non ha contenuto l’espressione, nella quale l’istituto ha segnalato la volontà di “mantenere piatta la curva dei rendimenti, tranne che non vi sia un significativo miglioramento dell’outlook sull’inflazione”. Su cosa possa significare tale atto è dubbio. Come abbiamo appena visto, i titoli a 10 anni rendono una sessantina di bp in meno di quelli a 2 anni, suggerendo che il mercato stia scontando un tasso d’inflazione più elevato nel medio termine, rispetto a un arco temporale più lungo. Pesano, poi, i rischi geo-politici, connessi sia alla guerra nella confinante Siria, che sta spingendo milioni di profughi alle frontiere con la Turchia, sia alla crisi politica interna, dato che tra pochi giorni il Parlamento sarà rinnovato per la seconda volta in meno di 5 mesi.

E’ probabile che Basci abbia voluto fare intendere al mercato che la curva, da tempo invertitasi, potrebbe a breve tornare piatta o anche appena positiva, di fatto normalizzandosi, magari grazie al rasserenamento delle condizioni politiche interne e al possibile calo futuro dell’inflazione.  

Elezioni Turchia una seconda chance per il partito di Erdogan

Alle elezioni del 6 giugno scorso, nessun partito ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi. L’Akp del presidente Erdogan sta tentando di acciuffarla con un secondo tentativo, dopo avere mostrato scarsa disponibilità a formare una coalizione con altri partiti, ma i sondaggi segnalano che potrebbe ripetersi lo stesso scenario dell’estate. Tuttavia, anche se gli islamico-conservatori non fossero in grado di riconquistare la maggioranza assoluta in Parlamento, negli ultimi giorni sembra avanzare l’ipotesi di un governo di coalizione con la sinistra secolarista del Chp, non sgradita al mercato, perché in economia ha posizioni favorevoli al business. La formazione non governa da 20 anni. Sfumerebbe, invece, l’alleanza con i nazionalisti dell’Mhp, che continuano a chiedere come pre-condizione per una coalizione con l’Akp la riduzione dei poteri presidenziali e l’apertura di un’inchiesta per corruzione a carico di vari esponenti della destra.      

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