La Turchia di Erdogan fa paura, perché gli investitori fuggono dalla lira e dai bond

Crollo della lira e rendimenti dei bond ai massimi da 6 mesi in Turchia. Ecco cosa fa paura agli investitori.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Crollo della lira e rendimenti dei bond ai massimi da 6 mesi in Turchia. Ecco cosa fa paura agli investitori.

La lira turca è scesa ieri a un nuovo minimo storico contro il dollaro a un cambio di 2,7281. Nella mattinata di oggi, è risalita a 2,7045, ma dall’inizio dell’anno risulta in calo fino al 14%, il risultato peggiore tra le principali 24 valute emergenti, avendo perso il 4% solo nell’ultimo mese. I rendimenti dei bond sono schizzati ai livelli più alti degli ultimi 6 mesi, nonostante il moderato calo dell’inflazione, segno che dalla Turchia gli investitori iniziano a tenersi alla larga. La situazione è così instabile che si vocifera che il governatore Erdem Basci adotterà qualche misura al board del 22 per cercare di ristabilire una maggiore serenità sui mercati. La banca centrale turca potrebbe abbassare i tassi sui depositi in valuta straniera, in modo da scoraggiare il mercato a comprare dollari e altre valute, mentre potrebbe alzare i tassi sui depositi in lire imposti alle banche.   APPROFONDISCI – In Turchia si accentua il mistero delle partite correnti e la lira resta sui minimi storici  

Credibilità banca centrale a rischio

Sono diverse le ragioni che stanno spingendo gli investitori a vendere titoli turchi. La prima esula dal contesto specifico e ha a che fare con l’attesa del rialzo dei tassi USA. Ciò incentiva i deflussi verso l’America, ma a maggior ragione da un’economia, quella turca, dove la banca centrale ha parzialmente perso la sua credibilità, essendo minacciata letteralmente dal governo del premier Ahmet Davutoglu e dal presidente Erdogan, affinché tagli i tassi e stimoli la crescita del pil. Basci ha cercato di resistere il più possibile  a queste pressioni, tanto che oltre un mese fa avrebbe raggiunto una sorta di accordo di tregua con il capo dello stato, dopo averlo incontrato presso il palazzo presidenziale, chiarendogli i punti salienti della sua politica monetaria. In effetti, l’escalation delle invettive contro il governatore da allora è cessata, ma dopo una fase di apparente rasserenamento dei mercati, è tornato lo scetticismo.   APPROFONDISCI – Turchia, la lira risale con i tassi fermi e la distensione tra Erdogan e Basci  

Elezioni Turchia

Il 7 giugno si rinnova il Parlamento di Ankara e il partito di Erdogan, l’islamico-conservatore Akp, è dato  in vantaggio con il 42% dei consensi, ma giù dal 49% di 4 anni fa. Ciò rende meno certo l’esito delle elezioni, che vedranno l’addio alla posizione di vice-premier di Alì Babacan, il quale al termine di 3 mandati non può più ricandidarsi. L’uomo è considerato il più rassicurante per gli investitori dentro al governo, tanto da avere preso coraggiosamente le difese di Basci nelle settimane buie degli attacchi e delle minacce da parte del premier, del ministro dell’Economia, Nihat Zeybecki, e di Erdogan. La sua uscita di scena rafforzerà ancora di più le posizioni di quanti vorrebbero porre la banca centrale sotto il controllo della politica e la figura di Basci sarà ancora più isolata e in balia degli umori dell’Akp. Infine, non hanno aiutato le dure polemiche di questi ultimi giorni tra Ankara e l’Europa sul caso del “genocidio” degli armeni di un secolo fa, ufficialmente non riconosciuto come tale dalle istituzioni turche. Le pesanti esternazioni di Erdogan contro Bruxelles e il Pontefice hanno convinto ancora di più il mercato che la Turchia sembra sempre più allontanarsi  dall’Occidente.   APPROFONDISCI – Turchia, il tracollo della lira mette a rischio il debito estero privato e gli investimenti

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Argomenti: Economie Asia, lira turca, rendimenti bond