La Troika lascia la Grecia dopo 8 anni: buone prospettive finanziarie a breve, non nel lungo termine

La Grecia non è più sotto la Troika, ma i problemi restano tutti sul tappeto, sebbene nel breve non dovrebbero esserci tensioni attorno ai suoi bond.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia non è più sotto la Troika, ma i problemi restano tutti sul tappeto, sebbene nel breve non dovrebbero esserci tensioni attorno ai suoi bond.

E’ un giorno memorabile quello di oggi per la Grecia: dopo 8 anni abbondanti, Atene non sottosta più all’assistenza finanziaria della Troika (UE, BCE e FMI), essendo scaduti i termini per il terzo salvataggio o bailout, varato nell’agosto del 2015 per 86 miliardi di euro. In tutto, il paese ha usufruito di aiuti per 288 miliardi di euro, sebbene 24,1 miliardi stanziati dall’ESM con l’ultimo piano non siano stati utilizzati e rimangano così nella disponibilità del governo ellenico. Considerando che il bilancio statale si sia chiuso nel 2017 con un avanzo dell’1% e tenuto conto delle scadenze future, la Grecia non avrà bisogno di accedere ai mercati finanziari per i prossimi 22 mesi, grazie alla liquidità a cui può attingere all’occorrenza, tranne che le condizioni siano così favorevoli da rendere convenienti nuove emissioni di debito sovrano in anticipo rispetto alle previsioni.

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Solo una quarantina dei 322 miliardi di debito è in mano ai creditori privati, essenzialmente fondi e banche. Del resto, nella primavera del 2012 Atene diede vita a un taglio del debito in mano proprio agli investitori privati, noto come “haircut”, per un totale di 107 miliardi di euro risparmiati. Nonostante ciò e il fatto che fino al 2023 il paese goda del periodo di grazia decennale, non essendo tenuto a pagare né le cedole e né a rimborsare i titoli ai creditori pubblici, il debito pubblico ellenico salirà quest’anno al picco del 188% del pil, dal quale dovrebbe scendere già dall’anno prossimo, grazie sia alla solidità delle finanze pubbliche, sia anche del miglioramento dell’economia. Il pil è cresciuto dell’1,4% nel 2017, atteso a +1,9% nel 2018 e a +2,3% nel 2019 dalle stime della Commissione europea.

Nell’immediato, i conti pubblici della Grecia non risentiranno negativamente di un eventuale peggioramento delle condizioni finanziarie nell’Eurozona, non dovendo emettere nuovo debito. Pertanto, i suoi rendimenti sovrani potrebbero persino continuare a scendere e avvicinarsi ai livelli italiani, quando oggi si attestano al 4,3% per la scadenza decennale, appena di 125 punti base in più rispetto a quanto offrano i nostri BTp. Tuttavia, essendo i titoli ellenici giudicati “spazzatura” da tutte le agenzie di rating, con la fine dell’assistenza finanziaria la BCE non potrà più accettarli in garanzia dalle banche elleniche per ricevere prestiti. Dunque, accadrà che, come nel febbraio del 2015, da domani esse dovranno fare ricorso all’Emergency Liquidity Assistance dell’istituto per accedere al credito a condizioni più onerose (+150 punti base sui tassi di riferimento). Tre anni e mezzo fa, la sospensione della cosiddetta rinuncia alla garanzia si ebbe dopo che il governo Tsipras annunciò che non avrebbe rispettato i termini del secondo “bailout” in scadenza nei mesi successivi.

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Tuttavia, se la Grecia dovesse mostrarsi intenzionata ad attuare le riforme economiche richieste dall’Eurogruppo nel giugno scorso e se i suoi conti pubblici continueranno ad essere mantenuti sostanzialmente in attivo, non si esclude che Francoforte possa tornare ad avvalersi della rinuncia, consentendo alle banche di esibire i bond ellenici in garanzia. Altra questione riguarda, invece, l’inserimento di questi titoli nel piano di acquisti del QE, peraltro quasi al capolinea. Se ciò avvenisse, i rendimenti sovrani di Atene si ridurrebbero ulteriormente, anche se i margini operativi per la BCE sarebbero abbastanza scarsi, essendo le emissioni negoziabili sul secondario in Grecia abbastanza illiquide e concentrate sulle brevi scadenze.

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Il prossimo passo per il paese sarà la ristrutturazione del debito. Nessuno pensa credibilmente che esso sia sostenibile e che scenderà granché rispetto al pil nei prossimi anni. Se finora il periodo di grazia ha consentito al governo di risparmiare preziosi miliardi per il pagamento degli interessi, cosa accadrà dal 2023, quando esso spirerà? Non solo dovrà fare i conti con le cedole, bensì pure con gli arretrati relativi al decennio in corso e dovranno iniziarsi a rimborsare pure i debiti con nuove emissioni e alle condizioni molto meno favorevoli del mercato. A quel punto, serviranno surplus primari per non meno del 3,5% del pil per tenere i conti in pareggio ed evitare che il debito pubblico continui a crescere in valore assoluto. Il Fondo Monetario Internazionale non a caso non ha partecipato all’ultimo salvataggio, sostenendo che il debito ellenico non sarebbe sostenibile e necessiterebbe, pertanto, di un taglio da parte dei creditori pubblici. Al contempo, giudica utopico un avanzo primario per molti anni sopra il 3% del pil, in quanto politicamente non praticabile. Per concludere, la Grecia è uscita da 8 anni di salvataggi e per qualche anno si terrà probabilmente lontana dalle tensioni finanziarie, tranne che non avanzi lo scenario di una “Italexit”. Ma i suoi problemi sono tutt’altro che risolti, tra malcontento sociale diffuso e un peso del debito pubblico tutto da sostenersi dai prossimi anni.

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Argomenti: austerità fiscale, banche Grecia, Bce, bond Grecia, Crisi del debito sovrano, Crisi della Grecia, Grexit, Troika

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