La Trattativa, polemica Guzzanti-Caselli: il punto di vista di Travaglio

La reazione di Caselli è comprensibile ma questo non toglie veridicità alla storia smascherata da Sabina Guzzanti nel film La Trattativa: il punto di vista di Marco Travaglio

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La reazione di Caselli è comprensibile ma questo non toglie veridicità alla storia smascherata da Sabina Guzzanti nel film La Trattativa: il punto di vista di Marco Travaglio

Marco Travaglio torna a parlare del film La Trattativa si Sabina Guzzanti, presentato al Festival di Venezia. Nelle ultime ore il gossip si è inserito nella critica cinematografica: qualcuno infatti ha posto l’accento sul presunto contrasto tra la Guzzanti e Caselli. La polemica è sorta in seguito alla proiezione di alcuni frammenti del film alla festa del Fatto: nella scena incriminata viene ritratto Caselli che, nel giorno del suo insediamento alla Procura di Palermo e della cattura di Totò Riina per mano del Ros, il 15 gennaio 1993, prima ordina ai carabinieri di perquisire il covo in cui il boss era stato latitante, e poco dopo revoca l’ordine su richiesta di Sergio De Caprio, il “capitano Ultimo”, artefice dello storico arresto. La perquisizione fu differita, prima di 48 ore e poi di due settimane, perché il Ros sosteneva di aver fermato Riina lontano dal covo per far credere a Cosa Nostra di non averlo localizzato. La condizione posta da Caselli fu la sorveglianza continua della villetta che aveva ospitato negli ultimi mesi Riina in via Bernini 54. Purtroppo invece due ore dopo il ritiro dell’ordine di perquisizione la telecamera viene spenta.   E proprio in quel mentre si avverano le profezie di Ultimo: i fratelli Sansone (che gestivano la latitanza di Riina prelevano la Bagarella e i figli ) in via Bernini per poi svuotare il villino e rimetterlo a nuovo eliminando ogni traccia di Dna. Il covo è rimasto senza sorveglianza per 15 giorni. Il Tribunale di Palermo ha assolto Ultimo e il suo capo Mario Mori dall’accusa di favoreggiamento alla mafia perché “il fatto non costituisce reato”. I giudici infatti non troveranno le prove del “dolo”, cioè della volontà di favorire la mafia. Si legge nella sentenza che “Il sito fu abbandonato e nessuna comunicazione ne venne data agli inquirenti” e “questo elemento è certamente idoneo all’insorgere di una responsabilità disciplinare”. Ma Mori verrà promosso generale, comandante del Ros, direttore del Sisde e infine controllore degli appalti di Expo (con i risultati a tutti noti). Caselli non ha apprezzato la scena ma, sostiene Travaglio, quando avrà modo di vedere il film per intero “constaterà che non c’è alcun intento di farlo passare per fesso né per colluso: l’inganno è colpa degli ingannatori, non degli ingannati, il depistaggio è colpa dei depistatori, non dei depistati. Ed è sugli ingannatori e sui depistatori che si concentra per 100 minuti La Trattativa, senza mettere minimamente in forse i meriti enormi, eroici, di Caselli e dei suoi pm in quei sette lunghi anni a Palermo”. Travaglio quindi rende merito al film La Trattativa di aver raccontato per la prima volta quel che accadde e continua purtroppo ad accadere in Italia fra Stato e mafia: “Caselli e quelli come lui non hanno nulla da temere, perché sono sempre stati dalla parte giusta. Diversamente da chi stava e sta dalla parte sbagliata, che infatti preferisce tacere”.  

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