In Italia mancano 4 milioni di posti di lavoro rispetto all’area OCSE

In Italia mancano 4 milioni di posti di lavoro, rispetto alla media OCSE. L'80% di questi sono al Sud.

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In Italia mancano 4 milioni di posti di lavoro, rispetto alla media OCSE. L'80% di questi sono al Sud.

Secondo l’OCSE, al termine del secondo trimestre, il tasso di occupazione in Italia nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni è salito al 56,2% dal 55,9% del primo trimestre e dal 55,8% dell’ultimo trimestre del 2014. Il dato risulta ancora inferiore al 58,8% registrato alla metà del 2008, prima dello scoppio della crisi finanziaria ed economica globale. Per quanto vi sia un lieve miglioramento negli ultimi mesi, la stessa Organizzazione con sede a Parigi non può non sottolineare come il livello di occupazione nel nostro paese sia notevolmente più basso dei 34 paesi dell’area, dove si attesta al 66,1%, stabile su base trimestrale, in lieve crescita dal 65,9% di fine 2014, ma anch’esso in calo dal 66,5% del secondo trimestre di 7 anni fa.

Il confronto pietoso con le altri grandi economie

Andando nello specifico, il tasso di occupazione risulta essere del 64,3% in media nell’Eurozona, del 68,7% negli USA, del 72,5% nel Regno Unito, 72,6% in Giappone, 72,3% in Canada e al 71,7% in Estonia. E’ solo al 50,7% in Grecia, dove si registra,  però, il più alto incremento nel secondo trimestre, pari al +0,9%. Molto più bassa l’occupazione tra le donne nell’area OCSE, pari al 58,4% contro il 74% degli uomini. Dunque, in Italia abbiamo un tasso di occupazione del 10% più basso della media dell’area, che corrisponderebbero a 4 milioni di posti di lavoro in meno nella fascia di età 15-64 anni. Se, poi, il confronto fosse con economie come il Regno Unito e la Germania, dove l’occupazione è più alta che da noi di  ben 15-16 punti percentuali, si scopre un dato agghiacciante: mancherebbero al nostro paese intorno a 6-6,5 milioni di posti di lavoro per essere all’altezza del mercato britannico o tedesco.

 

Vero dramma italiano è la bassa occupazione

Non è, quindi, la disoccupazione il vero dramma italiano, bensì l’occupazione. Per capire la differenza, bisogna spiegare che formalmente si è disoccupati, quando non si ha un lavoro, ma lo si cerca. Tuttavia, chi non lavora e non cerca un impiego, risulta formalmente inattivo, ossia al di fuori del mercato del lavoro. E’ dimostrato in economia, che quando le probabilità di trovare un lavoro è considerata remota (vedi il Sud Italia), molti “disoccupati” rinunciano anche solo a cercarlo. Si tratta del fenomeno degli “scoraggiati”. Ciò significa che non compariranno nelle statistiche tra i veri disoccupati. Ecco, quindi, che se sommassimo la percentuale degli scoraggiati a quella dei disoccupati formali, otterremo valori incredibilmente più elevati. Anche solo ipotizzando, ad esempio, che dei 4 milioni di minori occupati in Italia, rispetto alla media OCSE, la metà abbia effettivamente scelto di non lavorare (studenti, casalinghe, etc.), avremmo che il tasso di disoccupazione salirebbe dall’11,9% registrato dall’Istat ad agosto al 20%. Certo, lo stesso ragionamento varrebbe anche per gli altri paesi, ma è più che probabile che in questi si troverebbero valori di disoccupazione “reale” molto più bassi che in Italia, visto che è molto più facile scoraggiarsi in Italia, dove l’occupazione è relativamente bassa, piuttosto che in Germania, nel Regno Unito o negli USA.

Sud Italia una palla al piede dello Stivale

All’interno dello Stivale, infine, dovremmo disaggregare i dati tra Centro-Nord e Centro-Sud, scoprendo una realtà ancora più tragica. L’ultimo rapporto Svimez di fine luglio ci dice che nel Meridione, gli occupati sarebbero scesi quest’anno per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni nel 1977 sotto i 6 milioni di unità a 5,8 milioni, pari a un tasso di occupazione del 41,8%, quando al Nord è al 64,3%, quasi identica alla media OCSE. Da questi dati ne deriva che dei 4 milioni di lavoratori in meno che il Bel Paese avrebbe rispetto all’area OCSE, ben quasi 3,2 milioni sarebbero mancanti al Sud, l’80% del totale. In termini ancora più crudi: non è l’Italia ad essere indietro sul mercato del lavoro, rispetto al resto delle economie avanzate del pianeta, bensì solo ed esclusivamente il Sud.

   

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