La tassa su colf e badanti aumenterebbe il lavoro nero tra le mura di casa

Colf e badanti, versamento delle imposte a carico dei datori di lavoro. Ecco come il governo Conte punta a trasformare le famiglie in sostituti d'imposta e rischia di aumentare il lavoro nero.

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Il governo “giallorosso” di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico promette che non aumenterà l’IVA e che nemmeno abbia intenzione di imporre una tassa patrimoniale, sebbene le smentite quotidiane di voci e indiscrezioni su nuove tasse ipotizzate o allo studio siano la spia di una tentazione vampiresca, che si annida tra le stanze di Palazzo Chigi e Via XX Settembre.

L’ultima novità riguarda la cosiddetta “tassa su colf e badanti”. Con l’obiettivo di stanare l’evasione fiscale e il lavoro domestico in nero, la maggioranza M5S-PD vorrebbe che le famiglie che hanno alle loro dipendenze collaboratori per le pulizie di casa e/o per accudire un loro componente (bambino, anziano, malato, etc.) ne diventino sostituti d’imposta, per cui versino loro i contributi previdenziali e la retribuzione netta, mentre al fisco provvedano contestualmente a versare le imposte.

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L’iniziativa può essere condivisa o meno, ma che abbia anche solo lontanamente qualcosa a che fare con la lotta all’economia sommersa sembra assurdo. Per quale ragione una famiglia dovrebbe assumere regolarmente una badante, ora che verrebbe trasformata in sostituto d’imposta? Al contrario, la paura per le nuove incombenze fiscali rischia di incentivare ulteriormente il lavoro nero nell’ambito domestico, quando già si stima che circa due rapporti su tre siano irregolari.

Mettiamoci nei panni di una coppia di anziani, che decidesse di assumere un/a badante per fare loro le pulizie di casa, preparare da mangiare e magari ricevere assistenza per l’igiene personale. Con ogni probabilità, saranno i figli o altri familiari ad occuparsi di individuare il collaboratore o la collaboratrice, perlopiù tramite il classico passaparola. Già la sola idea di avere a che fare con il versamento dei contributi all’Inps crea qualche malumore, perché per quanto sacrosanto sia il diritto di colf e badanti di ottenere la regolarizzazione della collaborazione, non dimentichiamoci che la famiglia non è un’impresa, in quanto non assume per la produzione di beni e servizi e per maturare utili, bensì semplicemente in quanto bisognosa di assistenza.

Rischio di aumento del lavoro nero

Ma se oltre alle attuali incombenze dovesse pensare anche a versare le imposte al fisco per conto del “dipendente”, l’incentivo a contrarre un rapporto di collaborazione domestica in nero s’impennerebbe, anche perché probabilmente per molti ciò significherebbe dover fare ricorso a un CAF o a un commercialista, con tanto di costi annessi e perdita di tempo. Insomma, lo stato vorrebbe irrigidire rapporti che necessitano viceversa di essere certamente regolarizzati, ma all’insegna della massima semplicità e dell’economicità. E, poi, perché mai dovrebbero le famiglie sostituirsi allo stato nella fase di riscossione delle imposte? Per caso non ci si fida delle dichiarazioni di colf e badanti? Se è così, il problema è degli uffici pubblici preposti, incapaci di incrociare i dati, malgrado il grande fratello fiscale ormai imperante, e di riscuotere il dovuto dai contribuenti.

Probabile che alla fine cadrà anche questa ipotesi, sebbene il punto sia un altro: il governo Conte-bis sembra allucinato da una volontà vessatoria del tutto contraria a quello che era stato lo spirito del primo premier Conte, quello a capo del governo “gialloverde” per 14 mesi. Tra tassa su prelievi al bancomat, merendine, bibite gassate, pagamenti in contanti, biglietti aerei, patrimoniale e “cashback” per i pagamenti elettronici, sembra che l’italiano debba essere punito per un qualche peccato originale che sconosciamo, gettando il fumo negli occhi della lotta all’evasione fiscale, quando le stesse istituzioni si mostrano incapaci anche solo di riscuotere le tasse evase e iscritte a ruolo per circa 800 miliardi di euro, il cui incasso da solo avrebbe risolto il problema del debito pubblico.

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