La Svizzera chiederà alle banche più capitale sugli assets

Le grandi banche svizzere dovranno adeguarsi a requisiti di capitale più stringenti. Ecco le indiscrezioni da Berna.

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Le grandi banche svizzere dovranno adeguarsi a requisiti di capitale più stringenti. Ecco le indiscrezioni da Berna.

Il ministro delle Finanze di Berna imporrà alle grandi banche in Svizzera una limitazione al leverage, che non potrà eccedere di 20 volte il capitale. In altri termini, gli istituti dovranno detenere un capitale pari almeno al 5% dei loro assets totali. Se l’indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di una limitazione più stringente di quella imposta dalle regole di Basilea III, secondo cui il rapporto tra capitale e leverage deve essere non inferiore al 3%.

Subito dopo la notizia, Ubs è arrivata a perdere il 3,5% e Credit Suisse il 3,9%, anche se successivamente le loro azioni sono risalite e al momento perdono rispettivamente il 2,2% e il 2,7%. I due sarebbero, infatti, colpiti dalle nuove norme, in quanto deterrebbero un ammontare di capitale inferiore al 5% imposto. In particolare, Ubs deterrebbe oggi il 3,6% e Credit Suisse il 3,7% di capitale sugli assets.

Requisiti patrimoniali ancora più stringenti

Eppure, le banche elvetiche avrebbero ottenuto una parziale vittoria, avendo convinto il governo di Berna a non elevare i requisiti patrimoniali minimi al 6% in 2 anni, com’era stato richiesto dai deputati della Camera bassa. Stando sempre alle indiscrezioni, Credit Suisse dovrebbe annunciare un aumento di capitale tra i 6 e gli 8 miliardi di franchi, altrimenti resterebbe in deficit patrimoniale almeno fino al 2018. Sulla base dei risultati alla fine del secondo trimestre, l’istituto mostrerebbe oggi con le nuove norme un deficit di capitale di 8,7 miliardi di franchi. Si calcola anche che per Ubs costerà un miliardo ogni 1% di capitale in più da detenere, anche se quest’ultimo sarebbe in grado di centrare i nuovi requisiti senza ricapitalizzarsi. Secondo le ricostruzioni di persone vicine al dossier, le norme imporrebbero alle banche di detenere capitale effettivo per il 3,5% degli assets, mentre il restante 1,5% potrebbe essere attinto dagli strumenti finanziari a debito, ma convertibili in azioni. Al tempo stesso, però, in  conformità alla legislazione americana più recente, sarebbe ristretto il novero dei debiti ammissibili come potenziale capitale. Già oggi la Svizzera possiede i requisiti più restrittivi sulle grandi banche, introdotti dal 2011, dopo che nel 2008 il governo federale aveva dovuto salvare Ubs, in seguito all’esplosione della crisi finanziaria.

Ubs e Credit Suisse insieme detengono assets per 1.830 miliardi di franchi, circa 3 volte il pil della Svizzera. Le perdite a cui i 2 istituti sarebbero esposti potenzialmente risultano, quindi, molto alte, anche in relazione alle dimensioni dell’economia elvetica. Da qui, la decisione di contenere per via normativa i rischi, trattandosi di istituti  “too big to fail”, ossia troppo grandi per fallire, ma anche per essere salvati.

I danni delle nuove norme

D’altra parte, i limiti più rigorosi presentano il rovescio della medaglia. Chiedere alle banche di detenere un più alto rapporto tra capitale e assets, significa che o esse aumentano il primo, ma diluendo così il peso dei soci attuali, o contengono i secondi, cioè tagliano i finanziamenti ai prestiti alle imprese e alle famiglie, ma con effetti tendenzialmente depressivi non solo sull’economia elvetica, bensì pure, in misura molto minore, su quella del resto del pianeta. Inoltre, agli azionisti potrebbero essere staccate nei prossimi anni cedole meno generose, dato che gli istituti dovranno accumulare un maggiore quantitativo di capitale. I banchieri svizzeri lamentano anche un’imitazione stucchevole delle leggi americane, dato che negli USA vi è un mercato più ampio per i “covered bonds”, per cui le banche USA sarebbero maggiormente in grado di “impacchettare” i loro prestiti in strumenti di debito “securitized”. In sostanza, in conseguenza di un contenimento del leverage, le banche elvetiche potrebbero essere costrette a rinunciare a finanziare operazioni redditizie, in quanto eccedenti i limiti imposti dalle future norme.        

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