La Svizzera pronta a reagire agli stimoli di Draghi contro il super-franco

La Svizzera reagirà alle mosse della BCE con nuovi interventi della SNB contro il super-franco.

di , pubblicato il
La Svizzera reagirà alle mosse della BCE con nuovi interventi della SNB contro il super-franco.

Il governatore della banca centrale svizzera, la Schweizerische National-Bank (SNB), Thomas Jordan, lo ha fatto presente la settimana scorsa, nel corso di un’intervista, di tenersi pronto a reagire agli eventuali nuovi stimoli monetari della BCE, che con ogni probabilità saranno varati al board del prossimo 10 marzo. Escludendo che le banche centrali stiano ingaggiando tra di loro una “guerra valutaria”, Jordan aveva già rinnovato all’inizio del mese scorso il suo giudizio critico sul cambio, considerato ancora “sopravvalutato”.

Fatto sta che nell’ultimo mese, il franco svizzero ha guadagnato il 2,7% contro l’euro, scendendo da 1,1151 al cambio attuale di 1,0844. Si tratta di un +10% rispetto al 15 gennaio 2015, giorno in cui la SNB annunciò a sorpresa che avrebbe abbandonato la difesa del cambio minimo di 1,20 tra la valuta elvetica e la moneta unica.

Riserve SNB ai massimi di sempre

Anche il livello delle riserve valutarie da allora si è impennato, arrivando al 31 gennaio scorso a un nuovo massimo storico di 575,4 miliardi di franchi, pari a 624 miliardi di euro, in rialzo di 15,9 miliardi su base mensile e di circa 120 miliardi dalla fine del cambio minimo. Attualmente, il livello delle riserve corrisponde all’85% del pil del paese alpino, una percentuale enorme, se raffrontata a quella delle altre principali banche centrali. Per avere un confronto, si consideri che la Cina, che dispone di riserve valutarie per 3.200 miliardi di dollari, queste rappresentano “appena” il 30% del suo pil. Proprio per contrastare l’eccessiva forza del franco, la SNB dovrebbe reagire alle mosse del governatore Mario Draghi con il varo a sua volta di nuovi stimoli. Ma è stato lo stesso Jordan a chiarire che la prossima misura adottata potrebbe non consistere in un ulteriore taglio dei tassi sui depositi delle banche, già abbassati al -0,75%, bensì nella riduzione della soglia di esenzione da tale costo, ad oggi fissato a 10 milioni di franchi.      

Tassi negativi contro super-franco

Gli effetti sarebbero i medesimi e la riduzione della soglia di esenzione appare più razionale, anziché l’ulteriore aumento dei costi al di sopra di essa.

In teoria, i tassi negativi servirebbero a fare defluire i capitali dal paese, indebolendo così il franco. A oltre un anno dalla loro adozione, invece, non solo non si avvertono risultati concreti, ma i dati sulle riserve indicherebbero che gli afflussi continuerebbero. Lo dimostrano anche i rendimenti negativi dei bond governativi fino alla scadenza dei 15 anni. La Svizzera è stata nel 2015 il primo paese al mondo ad avere emesso un titoli di stato con rendimenti sotto lo zero per la scadenza decennale. L’economia elvetica è alle prese con il problema della deflazione, nonostante abbia schivato la recessione, essendo cresciuta nel 2015 dello 0,8% e mostrando un aumento del pil nell’ultimo trimestre dello 0,4% sequenziale, il più alto dell’anno. Proprio per fare uscire la Svizzera dalla spirale deflazionistica in corso dal 2014, Jordan deve evitare che il franco si rafforzi ancora, cosa che abbasserebbe i costi dei beni e servizi importati. E il calo tendenziale dei prezzi contribuisce a sua volta alla discesa dei rendimenti sovrani in territorio negativo, ma le attese per un nuovo allentamento della politica monetaria della SNB starebbero facendo il resto, unitamente all’abbondante presenza di capitali esteri.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , ,