La Svizzera continua a indebolire il franco, riserve SNB a +11 miliardi a novembre

La Svizzera continuerebbe a svalutare il franco, ma le pressioni sul cambio restano alte.

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La Svizzera continuerebbe a svalutare il franco, ma le pressioni sul cambio restano alte.

Le riserve valutarie della Schweizerische National-Bank (SNB), la banca centrale svizzera, sono cresciute nel mese di novembre per il quinto mese consecutivo, salendo di 11 miliardi a 562,7 miliardi di franchi svizzeri. Parte di questo aumento sarebbe ricollegabile alle variazioni dei tassi di cambio della valuta elvetica contro euro e dollaro, in cui è denominata la stragrande maggioranza delle riserve svizzere. Tuttavia, non ci sarebbe dubbio per gli analisti che questi dati lascerebbero intendere che la SNB continui a intervenire sul mercato valutario per indebolire il franco, acquistando, in particolare, euro.

Negli ultimi 5 mesi, le riserve valutarie elvetiche sono cresciute di ben 46,6 miliardi, salendo a oltre l’80% del pil del paese alpino. La misura si sarebbe resa necessaria per evitare un ulteriore apprezzamento del cambio, dopo che alla fine di ottobre la BCE ha annunciato il varo di nuovi stimoli monetari, poi rivelatisi la settimana scorsa meno consistenti delle attese, tanto che la moneta unica ha guadagnato in una sola seduta il 3,6% contro il dollaro, il balzo più alto registrato negli ultimi 6 anni.

Pressioni su franco svizzero restano forti

Tuttavia, il rapporto con il franco non ne sta risentendo, anzi l’euro si è persino indebolito contro quest’ultimo dal board della BCE di giovedì scorso, a conferma che le pressioni rialziste resterebbero forti sulla valuta elvetica. Al momento, questa si attesta a un cambio di 1,0833 contro l’euro, guadagnando lo 0,16% rispetto al venerdì scorso e mostrandosi stabile su base mensile, all’interno del range 1,05-1,10, che sarebbe il nuovo tasso-obiettivo perseguito dal governatore Thomas Jordan. Oltre all’intervento diretto sul mercato valutario, però, la SNB avrebbe ancora qualche altra cartuccia da sparare, come un nuovo taglio dei tassi sui depositi delle banche, già al -0,75%, oppure un allargamento della base imponibile su cui fare gravare i tassi penalizzanti per gli istituti. Da notare come i rendimenti sovrani in Svizzera siano negativi fino alla scadenza decennale e che quelli a 30 anni si attestano appena allo 0,4%, a conferma che gli afflussi di capitali nel paese non stanno cessando, evidentemente speculando sull’attesa di un ulteriore rafforzamento del cambio.

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