La Superlega e il caso Juventus: “l’importanza di avere una strategia”

Il caso Juventus con la nascita e l'immediato flop della Superlega ci impone di avere una strategia quando investiamo in borsa.

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Juventus e Superlega

Durante le ultime settimane il mondo del calcio per come lo conosciamo ha rischiato di venire stravolto. Anche i non tifosi conoscono la storia. Un gruppo ristretto di club calcistici d’élite tra cui le italiane Juventus, Inter e Milan si era accordato per creare una competizione privata a numero chiuso, ricevendo l’appoggio del colosso della finanza mondiale JP Morgan, che aveva messo sul piatto un finanziamento da 3,5 miliardi di euro.

Ora, non sta a noi che ci occupiamo di finanza valutare dal punto di vista etico la competizione, ma nel corso di questo articolo analizzeremo in maniera oggettiva i numeri di questa competizione e nel dettaglio ci concentreremo sul caso Juventus, che come era logico ha subito un’impennata di volatilità in borsa.

Volatilità, da cui i professionisti stanno distanti, o quanto meno cercano di limitare i rischi, e che diventa opportunità golosa per tifosi avvezzi alle schedine. L’idea è già sfumata dopo che i tifosi in giro per il mondo hanno fatto sentire la loro voce e si sono schierati contro il progetto. Ma prima di vedere qualche numero, facciamo un veloce riepilogo per chi non sapesse di cosa parliamo.

La Superlega doveva essere una competizione calcistica privata con cadenza annuale composta da 20 squadre: 15 di diritto, denominate anche “club fondatori” e capitanate dal Real Madrid di Florentino Perez, che sembra essere stato il regista di tutto; le tre italiane già citate, insieme al Manchester United, Manchester City, Liverpool, Chelsea, Tottenham, Arsenal, Real, Atletico Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Psg.Più altre 5 che erano da determinare stagione per stagione con meccanismi che non erano stati ancora resi noti.

I 20 club dovevano essere divisi in due gironi da 10 squadre, che nella prima fase all’italiana si sarebbero affrontate in partite di andata e ritorno. Al termine dei due gironi, le prime tre di ciascun raggruppamento sarebbero andate direttamente alla fase a eliminazione diretta, mentre quarte e quinte si sarebbero sfidate in una sorta di playoff. La finale si sarebbe disputata in partita secca in una sede scelta ogni anno.

Quali sarebbero stati i ricavi delle squadre? Il settimanale tedesco “Der Spiegel” ha pubblicato alcuni estratti del documento ufficiale sottoscritto dai club, secondo cui ai club fondatori sarebbe spettata una distribuzione della sovvenzione iniziale di 3,525 miliardi di euro come segue: una quota del 7,7% per Arsenal, Bayern Monaco, Chelsea, Barcellona, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Paris Saint-Germain, Tottenham; una quota del 3,8% per Milan, Atletico Madrid, Borussia Dortmund e Inter.

Il contratto indica inoltre che i club della Superlega avranno diritto alla trasmissione di quattro partite della stagione regolare in diretta e in esclusiva su quelle che vengono definite “Core Club Platforms”, diverse dai “Secondary Club Channels”.

E lo stesso contratto specifica che per “in esclusiva” si intende che i diritti tv saranno a disposizione delle sole Club Core Platforms, che non saranno resi disponibili alla trasmissione per altre media company e che non faranno parte del pacchetto centrale dei diritti; per “Club Core Platforms” si intendono le piattaforme operative – e pre-approvate – di ciascun club partecipante alla Super Lega, inclusi i siti internet, le applicazioni mobile e piattaforme televisive del club, escludendo i “Secondary Club Channels”.
Inoltre, per le prime due stagioni della Super Lega era stato stabilito che Barcellona e Real Madrid avrebbero ricevuto 60 milioni di euro ciascuno, pagabili in due tranche differenti. Dunque, al termine di ognuna delle prime due stagioni i club avrebbero ricevuto 30 milioni di euro aggiuntivi.
Dopo il dietrofront in rapida sequenza da parte dei club fondatori con le tedesche e le inglesi, che prime tra tutte hanno chiesto scusa ai loro tifosi, arrivano le “scuse” indirette anche da parte di JP Morgan, la principale finanziatrice del progetto, che si è vista abbassare il rating sulla sostenibilità a “E+” dal precedente “EE-” da parte della Standard Ethics, agenzia di rating indipendente sulla sostenibilità.


Ora resta un nodo non da poco, pare infatti che il contratto firmato dai club fondatori fosse vincolante e con penali d’uscita. Per quanto riguarda le penali d’uscita, pare fossero legate al flusso di denaro ricevuto dalla competizione in favore della società, eventualità che non si è verificata, dato che nel giro di 48 ore si erano ritirate praticamente tutte. Essendo stato però un contratto vincolante, non si esclude la possibilità di ritorsioni legali da parte dei primi club fondatori nei confronti delle prime ad essere uscite.
Ipotesi che per il momento, comunque, rimane altamente improbabile viste le ripercussioni a livello mediatico e d’immagine ulteriore che avrebbero questi grandi club. Ora che abbiamo visto alcuni numeri interessanti, spostiamoci sul grafico e andiamo ad analizzare il movimento di Juventus, titolo calcistico più importante in Italia dal punto di vista finanziario.
Noi sconsigliamo da sempre, in generale, soprattutto per i neofiti, di investire in aziende sportive, in quanto solitamente legate ai risultati sportivi e dove l’euforia e il panico vengono spesso amplificate. Tuttavia, avendo una strategia chiara con regole precise, il titolo Juventus ha offerto negli anni 2017-2018 interessanti opportunità di acquisto. Mi soffermo sul discorso di strategia, perché, invece, chi ha provato ad essere più furbo del mercato, cercando di cavalcare le notizie, spesso entrando con quantità di denaro maggiori rispetto a quello che si poteva permettere, magari utilizzando anche la leva finanziaria, senza fissare dei livelli di uscita in stop, si è fatto molto male.
Abbiamo due casi lampanti. L’acquisto di Cristiano Ronaldo nella stagione 2018, quando nel corso di tutto l’anno, persone che non sapevano nemmeno cosa fosse un’azione si sono buttate sul mercato all in, trattando un investimento in borsa come una schedina; c’è a chi è andata bene, ma bisogna dire che c’è anche chi fa 6 al superenalotto.

Con la nostra esperienza nel campo della formazione abbiamo avuto tantissimi casi. Solitamente questo tipo di persona si personifica in un grande trader, dimenticando la fortuna avuta e spesso perde tutto il guadagno più gli interessi nel corso dei mesi successivi. Prendiamo il caso limite (ma nemmeno poi così tanto): un investimento fatto sul picco del 2018 ai prezzi attuali è dimezzato.
Dal momento che vi trovate in un’operazione e vi ritrovate a chiedere a destra e sinistra consigli su cosa fare, dove uscire o ancora peggio a tifare per quel titolo come se fosse una partita di calcio, significa che siete vicini alla catastrofe.
E non pensate sia un qualcosa di assurdo, vi invito a fare un giro con distacco sui vari forum di finanza, troverete molti gambler e basta.
Ora visto che in borsa quello che è accaduto, accade e accadrà nuovamente, ecco che di nuovo “il super trader” si sveglia la mattina pensando di essere più furbo del mercato e, dato che la Juve sta creando questa Superlega, fa un’entrata nuovamente all in sul titolo.
L’occasione della vita per fare soldi facili, nuovamente entra in area 0.90 e nuovamente nel giro di 3 gironi. ¼ dei soldi investiti sono andati bruciati.

E ora che fare?

Le perdite fanno parte di questa attività e se è un’attività che vi piace e volete fare, dovrete imparare a conviverci.
Le perdite però devono essere calcolate e studiate, ci deve essere un’analisi che giustifica la mia entrata e che mi porti le probabilità il più possibile a mio vantaggio, poi posso sbagliare?
Assolutamente sì, ma da un’operazione non può derivare una distruzione finanziaria. Ho fatto la mia analisi, ho studiato dove entrare, dove uscire se va bene, con quanto capitale entrare, ma soprattutto quanto rischio prendermi. Ho sbagliato, pago l’errore al mercato e lo accetto.
Ma la mia strategia non può essere che la Juventus sia entrata in Superlega e il mio amico edicolante con tutto il rispetto mi ha detto che è un affare, altrimenti sarò sempre in balia del mercato. E prima o poi verrò punito per questo.

Alessandro Moretti e Danilo Zanni, Io Investo

 

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