La stretta BCE si avvicina, i guai per l’economia italiana pure

Se i mercati hanno ragione e la stretta sarebbe più vicina di quanto abbiamo immaginato fino a pochi giorni fa, faremmo bene ad essere più prudenti sulla ripresa dell'economia italiana.

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Se i mercati hanno ragione e la stretta sarebbe più vicina di quanto abbiamo immaginato fino a pochi giorni fa, faremmo bene ad essere più prudenti sulla ripresa dell'economia italiana.

Il mercato sta scontando l’avvio della stretta monetaria della BCE sin dalla fine dell’anno in corso, o meglio il ritiro graduale degli stimoli monetari (“tapering”), che solo dopo diversi mesi dovrebbe essere seguito da un effettivo rialzo dei tassi. E così, ieri il cambio euro-dollaro si è portato fin sopra 1,14, il livello più alto da oltre un anno. Nel frattempo, le quotazioni del petrolio hanno lievemente recuperato le perdite accusate nelle sedute precedenti, pur restando sotto i 50 dollari.

Nessun movimento per i tassi a medio-lungo termine sul mercato monetario nell’Eurozona, invece.

Nel grafico che vi proponiamo sopra, abbiamo messo in relazione l’andamento del pil italiano dal 2014 al primo trimestre dell’anno, nonché del cambio euro-dollaro, dei tassi Eurirs a 10 anni e delle quotazioni del Brent fino a ieri. Notiamo come la ripresa del pil, per quanto bassa, sia stata crescente nel quadriennio 2014-2017, sostenuta da un mix di fattori positivi, quali la discesa dei tassi, il tracollo del cambio e il più che dimezzamento dei prezzi internazionali del petrolio. (Leggi anche: Tassi BCE, rialzo da fine anno ora probabile per i mercati)

Stretta BCE segnerebbe una svolta sui mercati

L’attesa rialzista sui tassi BCE trascinerebbe con sé in aumento anche i tassi di mercato e il cambio dell’euro contro le altre divise, tra cui il dollaro. In teoria, potrebbe anche impattare positivamente sulle quotazioni del greggio, in quanto un cambio euro-dollaro più forte implicherebbe un indebolimento del biglietto verde per gli acquirenti dell’Eurozona, seconda area più ricca al mondo dopo gli USA. E sappiamo quanto negativamente sia correlato il dollaro ai prezzi delle materie prime.

Venendo meno quel mix più che favorevole sui mercati, dato da bassi tassi, bassi prezzi energetici e cambio debole, troviamo difficile credere a prospettive radiose per l’economia italiana, pur reduce da una serie di promozioni da parte di organismi nazionali ed esteri sulla presunta accelerazione della ripresa per l’anno in corso. Chi vivrà, vedrà. Qualcosa ci suggerisce che l’ottimismo potrebbe essere intaccato da condizioni “esterne” meno favorevoli di quelle odierne.

(Leggi anche: Economia italiana, come la politica ha sprecato l’ennesima occasione)

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