La storia si ripete: imprenditore offre stipendio da 1.100 euro ma non trova nessuno

Ancora un'altra storia che mette a confronto la realtà lavorativa in Italia vista dai giovani e nell'ottica imprenditoriale.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Ancora un'altra storia che mette a confronto la realtà lavorativa in Italia vista dai giovani e nell'ottica imprenditoriale.

Sarebbe proprio il caso di dire ci risiamo. Un altro imprenditore in cerca di personale e nessuno che si candida in questa Italia che brama lavoro. Sembra un’altra storia di quelle che abbiamo già raccontato in passato, ricorderete la vicenda dell’imprenditore veneto che non riusciva a trovare personale per la sua azienda o ancor più recente la polemica sui camerieri mancanti in Riviera Romagnola. (Azienda invasa dai curriculum: lieto fine per il caso operai introvabili?)

Stipendio da 1.100 euro ma nessuno accetta

La polemica potrebbe andare avanti ad oltranza se consideriamo che molti giovani sono senza lavoro, eppure non sembrano così interessati a lavorare, l’Italia è uno dei paesi con il più alto numero di Neet, giovani che non studiano e non lavorano, eppure anche quando il lavoro c’è è come se non ci fosse. Passiamo ai fatti. La storia che si ripete, quella di un imprenditore che si lamenta di non trovare personale, stavolta arriva da Roma e come riporta Askanews riguarda il titolare di una catena di centri benessere, ristoranti e di attività attive nel turismo e nell’intrattenimento. “Sono molti anni che pubblico annunci e, nell’80% dei casi, non riesco a trovare il personale richiesto. Di curricula ne ricevo moltissimi ma il loro numero è inversamente proporzionale al reale interesse delle persone”. Queste sono le parole dell’imprenditore romano, che racconta di come nel corso del tempo ha pubblicato vari annunci per i suoi ristoranti/locali anche per cercare cassiere ma i candidati hanno sempre trovato scuse per rifiutare. In primis la lontananza da casa, ma anche lo stipendio, 1.100 euro che a quanto pare ormai non fanno più gola. “I candidati sembra vogliano anche dettare le regole e gli orari del loro impiego. Qualcuno, addirittura, dopo aver superato la preselezione iniziale, non si presenta alla giornata di ‘prova’”.  Insomma, l’imprenditore si lamenta del mancato spirito di sacrificio dei giovani che ormai sembrano sospesi in un limbo senza fine, colpa anche delle famiglie protettive che anche davanti ad un figlio disoccupato accettano di mantenerlo a tempo indeterminato. L’imprenditore romano ha anche raccontato che molti non vogliono lavorare il sabato o durante i festivi e che non vogliono arrivare prima delle 9 di mattina.

Un’analisi

Di queste storie e queste motivazioni abbiamo sentito parlare molte volte, negli ultimi mesi storie come queste sembrano essere all’ordine del giorno e viene quasi naturale schierarsi da una parte o dall’altra. Da un lato c’è un mondo del lavoro che in Italia ha profonde lacune, mancanze e risulta nettamente indietro rispetto ad altri paesi europei, gli stipendi e i contratti di lavoro parlano spesso da soli e descrivono una situazione quasi al limite dell’accettabile. Dall’altro lato però ci sono i giovani italiani, che, bisogna dirlo, non hanno più spirito di sacrificio e preferiscono dondolarsi in casa dei genitori nell’attesa infinita di un lavoro ideale che forse non arriverà mai. Difficile, allora, tirare le somme di una situazione che sembra quasi raffigurare un cane che si morde la coda. 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Jobs Act

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