La sterlina ai minimi da 5 anni contro il dollaro, ecco lo scenario del caos politico

La sterlina inglese è scesa ai minimi dal 2010 sulla scia del pessimismo per l'esito delle elezioni politiche a maggio. Tra i vari scenari, quello del caos spaventa i mercati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La sterlina inglese è scesa ai minimi dal 2010 sulla scia del pessimismo per l'esito delle elezioni politiche a maggio. Tra i vari scenari, quello del caos spaventa i mercati.

Non è un buon momento per la sterlina inglese, che la scorsa settimana è scesa ai minimi dal 2010 contro il dollaro a 1,4587, salvo risalire attualmente poco sopra il cambio di 1,46, accusando un -14,5% rispetto al mese di luglio del 2014. Contro l’euro, ha guadagnato nell’ultimo anno il 12,5%, in seguito all’attuazione di una politica monetaria molto più accomodante da parte della BCE per l’Eurozona. Resta il fatto, però, che lo scenario appare abbastanza incerto e tendente al negativo per la valuta del Regno Unito, chiamato al voto tra appena 3 settimane.   APPROFONDISCI – Londra rinuncia alla sterlina e rifinanzia il debito in Yuan  

Caos politico in vista

L’incognita politica è più alta che mai. Il governo conservatore di David Cameron potrebbe, appoggiato dai liberal-democratici di Nick Clegg,  potrebbe non essere riconfermato per i prossimi 5 anni, nonostante i successi evidenti sul fronte dell’economia, con un pil in crescita verso il 3% e la disoccupazione scesa al 5,6%. Il problema, però, è che mai come in queste elezioni c’è incertezza su chi possa formare un governo.   APPROFONDISCI – Regno Unito, meno austerità con la crescita. Pil 2014 oltre le attese   Se già nel 2010 la mancanza della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento costrinse i conservatori a un’inedita alleanza con i libdem, tanto che la sterlina scivolò a 1,4230 per l’assenza di un quadro post-elettorale chiaro, adesso le cose stanno messe anche molto peggio. I laburisti di Ed Milliband potrebbero non ottenere la maggioranza assoluta, anche se dovessero prevalere sui Tories, potendo ricercare a loro volta un’alleanza con lo Scottish  National Party, gli indipendentisti scozzesi, che dopo la sconfitta al referendum secessionista del settembre scorso sembrano in ottima forma nei sondaggi. Se questo scenario si realizzasse, la sterlina potrebbe esplorare nuovi minimi storici sullo sfondo di un nuovo rischio di rottura del Regno Unito, a seguito di una nuova campagna indipendentista dei nazionalisti scozzesi.   APPROFONDISCI – Referendum Indipendenza Scozia, cosa accade se passa la secessione?   Ma c’è un’altra incognita ancora più dirompente per la politica britannica: l’ascesa della destra dell’Ukip di Nile Farrage, data fortissima nei sondaggi, che potrebbe succhiare voti ai conservatori e impedire che abbiano seggi a sufficienza per ambire a formare un governo con chicchessia. Secondo Kathleen Brooks, analista di Forex.com, il caos politico del dopo-elezioni potrebbe portare la sterlina a un rapporto di 1,35 contro il dollaro, lo stesso dei giorni successivi al crac di Lehman Brothers nel 2008. La stessa vittoria netta dei conservatori, se si dovesse realizzare, alimenterebbe i timori del mercato per il referendum promesso da Cameron sulla permanenza di Londra nella UE. Chiunque vinca, quindi, la sterlina ne risentirà negativamente. I 3 rischi principali sarebbero, appunto, la cosiddetta Brexit, l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito, se Cameron restasse premier e, pressato dalle istanze dell’Ukip, confermasse il referendum entro il 2017; la nuova campagna per la secessione della Scozia, se a vincere saranno i laburisti, appoggiati dall’SNP; il caos, ovvero nessuno sarà realmente in grado di formare un governo, tanto che si materializzerebbe lo spettro di nuove elezioni già in ottobre. Difficile intravedere spunti positivi per la sterlina, che nelle prossime settimane potrebbe essere esposta a una volatilità potenzialmente anche ampia e alle vendite degli investitori.   APPROFONDISCI – Il Regno Unito soprende l’Europa: ecco perché  

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Argomenti: Economie Europa