La Spagna sta davvero meglio? Ecco i numeri reali dell’economia

Ripresa tutta da verificare per Madrid, mentre sono certe la disoccupazione quasi al 26% e una crescita anemica fino al 2016. Boom del debito pubblico, già oggi più che raddoppiato dai livelli pre-crisi. E il numero degli occupati è diminuito anche negli ultimi mesi

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Ripresa tutta da verificare per Madrid, mentre sono certe la disoccupazione quasi al 26% e una crescita anemica fino al 2016. Boom del debito pubblico, già oggi più che raddoppiato dai livelli pre-crisi. E il numero degli occupati è diminuito anche negli ultimi mesi

A leggere i commenti di Bruxelles e del governo della Spagna sugli ultimi dati economici di Madrid verrebbe da credere che nella penisola iberica sia in corso un mini-boom. Tutt’altro. I dati ufficiali stessi indicano una situazione tragica per la quarta economia dell’Eurozona, che pochi giorni fa ha visto il governo di Mariano Rajoy strambazzare a destra e a manca la fine della recessione, grazie a quel +0,1% di pil registrato nel terzo trimestre.

Non solo. Il tasso di disoccupazione si sarebbe portato sotto il 26%, il più basso dallo scoppio della crisi.

 

Disoccupazione Spagna: solo una rondine estiva 

Come sempre, il diavolo stai nei dettagli. E il dettaglio non da poco è che è vero che diminuiscono in Spagna i disoccupati, ma perché il numero di coloro che cercano lavoro è anch’esso diminuito di 85.200 unità nell’arco del trimestre e di 279 mila su base annua. Questo, a fronte di soli 39.500 disoccupati in meno, dovuti essenzialmente alla stagione turistica e alla conseguente stipula di contratti a tempo determinato, se è vero che il numero dei contratti di lavoro a tempo indeterminato è crollato di 146.300 unità. E se in Italia è tragedia con un tasso di disoccupazione al 12,5% e del 40,4% tra i giovani, in Spagna si arriva al 54% tra gli under 25.

 

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Ma non avranno avuto grossa importanza queste cifre per gli istituti internazionali e le agenzie di rating, visto che Fitch ha innalzato l’outlook da negativo a stabile, mantenendo il giudizio di Bbb sui titoli spagnoli. “L’economia ha registrato progressi nel biennio 2012-2013”, spiega l’istituto. Quali? Boh!

 

Debito pubblico Spagna: il nuovo fronte caldo della crisi

Perché se parliamo dei progressi sul fronte delle finanze pubbliche, che sono quelle che più interessano o dovrebbero interessare le agenzie di rating, a leggere i dati del governo spagnolo, le stime sono, addirittura, peggiorate nel corso dell’ultimo semestre. Nel mese di aprile, il ministro dell’Economia De Guindos presentava a Bruxelles le seguenti cifre e impegni: deficit Spagna al 6,3% nel 2013, al 5,5% nel 2014, al 4,1% nel 2015 e solo nel 2016, cioè, fra tre anni, si sarebbe riportato il disavanzo sotto il tetto massimo consentito dall’Europa, al 2,7%.

Nel frattempo, si calcolava, il debito pubblico spagnolo si sarebbe impennato al 99,8%.

Ad ottobre, le stime vengono aggiornate dallo stesso governo, ma mentre l’Italia viene bacchettata per lo zero virgola di potenziale disavanzo fiscale, alla Spagna si concede ancora di più: adesso, le stime sul deficit per gli stessi anni sono rispettivamente del 6,5%, del 5,8%, del 4,2% e del 2,8%. Non grossi scostamenti, ma la conferma di un risanamento ancora più lento del previsto. E il debito tra tre anni si sarà portato al 101,1%. Insomma, la storiella che Roma sia l’unica a non potere sforare, perché ha un debito superiore a tutti gli altri stati inizia francamente a vacillare di credibilità.

Altri dati confermerebbero che la ripresa a tutto spiano della Spagna sia l’invenzione di qualche funzionario “creativo” della UE. Le famiglie spagnole hanno visto crescere la porzione di reddito da dedicare al pagamento degli interessi sui debiti contratti, addirittura, oggi superiore a quella degli anni del boom; ciò, nonostante l’effettiva riduzione dell’indebitamento privato. E se in Italia il 30% del debito corporate delle banche è nelle mani di aziende, i cui interessi sono superiori all’utile pre-imposte, tale percentuale è del 40% in Spagna.

E nonostante il salvataggio bancario spagnolo da 39,5 miliardi con soldi pubblici europei nel 2012, il credito non è ripartito, con un crollo su base annua dei prestiti erogati alle aziende del 19,9% nel mese di settembre, contro il già pesante -4,9% riportato dall’Italia.

Per cui, se per alcune banche italiane ci sarà da tremare, in vista degli stress-test della BCE, in Spagna, soggetta al monitoraggio di 16 istituti, non avranno niente da ridere. Anzi.

 

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Ma allora perché Madrid è trattata meglio di Roma? Un complotto internazionale contro il Bel Paese? La risposta non facile potrebbe essere sempre la stessa alle tante domande sorte con questa crisi infinita: è l’assenza di autorevolezza, di credibilità e di stabilità della politica italiana a fare la differenza.

 

 

 

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