La Spagna scivola verso nuove elezioni, tra socialisti e Podemos niente accordo

La Spagna potrebbe tornare al voto in primavera, dopo che oggi i socialisti non dovrebbero ottenere la fiducia dei deputati. Nessun accordo in tasca con Podemos.

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La Spagna potrebbe tornare al voto in primavera, dopo che oggi i socialisti non dovrebbero ottenere la fiducia dei deputati. Nessun accordo in tasca con Podemos.

Il segretario del Partito Socialista, Pedro Sanchez, si presenta oggi alla Camera di Madrid per chiedere la fiducia dei 350 deputati, ma con ogni probabilità sarà il primo potenziale premier ad essere bocciato dal Parlamento in era post-franchista. Risulteranno insufficienti, infatti, i 90 deputati del suo partito e i 40 di Ciudadanos, la formazione centrista del giovane Alberto Rivera, che dopo 2 mesi di intense trattative ha deciso di dare una chance al leader socialista.

Insieme, però, arrivano a 130 deputati, molti di meno dei 176 richiesti per il primo voto. Se non ce la farà, Sanchez potrà tornare alla Camera per un secondo voto, che richiederà la maggioranza semplice e non più assoluta dei seggi. Tuttavia, in assenza di un’astensione del Partito Popolare (123 seggi) e dell’estrema sinistra di Podemos (90 seggi), nemmeno così potrebbe sperare di diventare premier.

Elezioni Spagna in tarda primavera?

Di fatto, con la bocciatura scatterà per la Costituzione spagnola il conto alla rovescia di 60 giorni per formare un governo, altrimenti si andrà automaticamente alle elezioni anticipate, dopo che Re Felipe sarà costretto a sciogliere il Parlamento. Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha respinto l’appello di Sanchez di formare un governo a 3 con socialisti e centristi, in quanto la piattaforma programmatica di questi ultimi viene considerata da lui troppo simile a quella dei popolari e troppo “di destra”. In effetti, Rivera ha posizioni molto liberali in economia, alternative a quelle stataliste e anti-euro di Podemos, il cui leader ha definito un “vergognoso copia e incolla di un accordo tra socialisti e Ciudadanos” il programma di governo inviatogli dal segretario socialista. I popolari stanno lasciando terreno proprio ai socialisti, facendosi da parte e con il premier uscente Mariano Rajoy, che non ha accettato l’invito del Re di presentarsi in Parlamento per la fiducia, al fine di evitare la bocciatura. Il centro-destra vorrebbe un governo di larghe intese con socialisti e centristi, unica soluzione numerica possibile e credibile agli occhi dei mercati, oltre che dei partner internazionali.      

Larghe intese resta unica soluzione

Alle elezioni del 20 dicembre scorso, i popolari hanno rivinto, ma conquistando una sessantina di seggi in meno della tornata precedente e 53 in meno della maggioranza assoluta richiesta per potere governare da soli.

Da allora, le trattative tra i partiti sono andate per le lunghe, anche perché i dati economici continuano a mostrare una ripresa vigorosa, tanto che il pil è cresciuto nel 2015 nettamente al di sopra del 3% e la disoccupazione, pur restando altissima, prosegue la discesa. Insomma, manca quel clima di allarme o di tensione, che avrebbe consentito forse soluzioni più ragionevoli. L’unico vulnus di questi mesi è la risalita dello spread, che per il tratto decennale si attesta mediamente sopra i 10 punti base rispetto a quello italiano, quando fino all’esttate scorsa era di 4-5 bp in meno. Il vero problema della Spagna è che i sondaggi dimostrerebbero che se gli elettori tornassero alle urne in primavera, la composizione del Parlamento resterebbe grosso modo uguale, costringendo i partiti ad accordarsi tra di loro, contrariamente a quanto stanno segnalando di volere in questi mesi. Si sarà perso, a quel punto, quasi un semestre per nulla.

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