La Slovenia vuole salvarsi da sola. La premier Bratusek: “noi non siamo Cipro”

Scatto di orgoglio del governo di Lubiana che punta sulla creazione di una "bad bank", sui tagli alla spesa e sulle privatizzazioni per uscire dalla crisi. La premier Bratusek avverte: faremo da soli, non vogliamo la troika a controllarci

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Scatto di orgoglio del governo di Lubiana che punta sulla creazione di una
La premier slovenoa Alenka Bratusek è da circa sette settimane a capo di un esecutivo di centro sinistra

In un’interessante intervista a Repubblica, il premier sloveno, Alenka Bratusek, in carica da sette settimane spiega la sua ricetta per far uscire la Slovenia dalla crisi e salvarla dalla dalla bancarotta. Per prima cosa, la Bratusek sfata il mito di una Slovenia come Cipro. Nell’isola, il sistema bancario ha asset per l’800% del pil, mentre nello stato alpino non si va oltre il 130% del pil, sotto la media europea.

E il premier sembra avere imparato la lezione dal resto dell’Eurozona, sostenendo che il risanamento dovrà passare soprattutto per i tagli alla spesa pubblica e non per aumenti delle tasse, che hanno un impatto recessivo sull’economia.

 

Crisi Slovenia: tutte le facce di una situazione difficile

I dati europei dimostrano che Lubiana deve fare presto. Il suo pil è sceso del 2,3% nel 2012, scenderà del 2% quest’anno e ancora dello 0,1% l’anno prossimo. Insieme a Cipro sarebbe l’unico stato ancora in recessione anche nel 2014. Il deficit, invece, dovrebbe attestarsi al 5,3% nel 2013 e scendere al 4,9% nel 2014, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe sfiorare il 10%. Un dato, quest’ultimo, non così drammatico, se raffrontato alla situazione europea, in particolare, del Sud.

La creazione di una “bad bank”, punto in comune nei programmi di maggioranza e opposizione, dovrebbe sgravare gli istituti pubblici dai crediti non più esigibili, ripulendo i loro bilanci, mentre le ricapitalizzazioni delle banche slovene dovrebbero costare allo stato 900 milioni di euro, con la speranza che la cifra scenda, nel caso abbia successo la privatizzazione della seconda banca del paese, la Nova Kreditna Banka Ljubljana.

Sono quindici le società che potrebbero presto essere privatizzate: si va dalla suddetta banca alla compagnia di bandiera Adria Airways, passando per la società di gestione dell’aeroporto di Lubiana e per la Telekom Slovenija. Grazie agli introiti derivanti da queste cessioni, il governo spera di attutire l’impatto sul debito della crisi. Dall’attuale 54,1% del pil, l’indebitamento pubblico potrebbe salire rapidamente a poco oltre il 70%, ma per scendere con le privatizzazioni in zona 54-55%. Una cifra miracolistica per la stragrande maggioranza degli altri stati europei.

Per il momento non verrà applicata la tassa temporanea dallo 0,5% al 5% su tutti gli stipendi, mentre è certo il taglio del 5% sugli stipendi pubblici, che farà risparmiare allo stato 240 milioni all’anno. Così come sarà innalzata l’IVA dal 20% al 22% (La Slovenia aumenta l’Iva e introduce nuove tasse per allontanare il default).

 

Aiuti Slovenia e crisi euro: lo scatto di orgoglio di Lubiana

Bratusek rassicura che ha intenzione di fare presto e lo stesso commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, si è detto convinto che la Slovenia non sarà un fattore di crisi per l’Eurozona. Il piccolo stato alpino punta ad evitare il salvataggio europeo, che equivarrebbe a un commissariamento su Lubiana. “Non vogliamo alcuna troika che ci controlli”, ha dichiarato il premier sloveno a Repubblica. Per questo, si cercherà di fare da soli. Semmai, spiega Bratusek, il Nord deve capire che abbiamo bisogno di più tempo per fare da soli, senza l’assistenza di nessuno (Crisi Slovenia, lacrime e sangue per evitare il salvataggio).

Sulle sorti della Slovenia, tuttavia, il capo del governo di Lubiana non ha dubbi che la moderna struttura industriale del suo paese non la metta al riparo dalla crisi in atto negli altri stati partner dell’Area Euro. Le sue piccole dimensioni la rendono dipendente dalle esportazioni nel resto della UE, per cui una fase negativa in Germania, così come in Italia o Spagna, si ripercuote immediatamente sull’economia balcanica.

E il solo interscambio tra Italia e Slovenia vale 6,7 miliardi di euro all’anno. Tanto, per un’economia, il cui pil ammonta a circa 43 miliardi.

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