La Slovenia come Cipro, pronta a chiedere aiuti

Anche la piccola repubblica della ex Jugoslavia è in difficoltà per rifinanziare 2 miliardi di euro. Mosca ha già pronto un assegno in cambio del controllo del gasdotto South Stream

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Anche la piccola repubblica della ex Jugoslavia è in difficoltà per rifinanziare 2 miliardi di euro. Mosca ha già pronto un assegno in cambio del controllo del gasdotto South Stream

Lubiana, Ponte dei Draghi Anche la piccola Slovenia rischia il default. I media non ne parlano per non allarmare il mercato e la speculazione che in questo momento sta lavorando alacremente (e con profitto) su Cipro, ma qualcosa ci dice che passata la buriana su Nicosia, banche e autorità monetarie abbiano già pronto un altro obiettivo: Lubiana.  

Crisi Slovenia: aumentano i crediti in sofferenza delle banche di Lubiana

Dal 2007, cioè da quando il piccolo paese dell’est Europa ha adottato l’euro, sono cominciati i problemi politici ed economici della Slovenia, complice la crisi internazionale, ma anche il sistema finanziario della piccola repubblica che si è dovuto adeguare ai canoni e alle regole dettate da Bruxelles.  Sotto accusa c’è una montagna di crediti in sofferenza, saliti nel 2012 al 20% del Pil e che ha costretto il nuovo governo di centro sinistra guidato da Alenka Bratusek a varare misure straordinarie che prevede in sostanza la ricapitalizzazione delle banche per circa 5 miliardi di euro, oltre a drastici tagli alla spesa pubblica. Del resto – come osservano gli economisti – la crisi finanziaria ha travolto anche l’economia reale, con il Pil previsto in calo del 2 per cento quest’anno, il debito pubblico schizzato dal 16% nel 2008 al 59% stimato nel 2013 e la disoccupazione oltre il 12%, ai massimi dall’inizio del secolo. Numeri che stanno mettendo a dura prova i due milioni di abitanti della piccola repubblica nata nel 1991 dalla dissoluzione della ex Jugoslavia.  

Occorrono 5 miliardi di euro per ricapitalizzare il sistema bancario mappa Slovenia

Come per Cipro, il problema riguarda il rifinanziamento di 2 miliardi di euro in scadenza entro la metà dell’anno che il sistema bancario  non è al momento in grado di supportare. Motivo? Non ci sono soldi in cassa e difficilmente si riuscirà a recuperare una somma adeguata in tempi brevi attraverso misure di prelievo fiscale – osservano gli esperti – anche perché il pugno duro adottato dalla Ue nei confronti di Cipro sta mettendo in fuga molti risparmiatori verso la vicina Austria facendo mancare risorse alle banche locali. Ragion per cui, presto o tardi la Slovenia dovrà bussare la porta alla Ue chiedendo aiuti economici per mettere in sicurezza i conti pubblici nei prossimi tre anni. Il premier designato ha dichiarato che il Paese riuscirà a uscire da questa situazione senza ricorrere agli aiuti di Bruxelles, anche perché il debito pubblico è ancora al di sotto del tetto di Maastricht, ma i numeri per il momento non gli danno fiducia. Come nel caso della crisi di Cipro, pare che ancora una volta possa essere la Russia, tramite la Serbia, a voler fornire una stampella al governo di Lubiana, anche se nelle banche slovene non vi sono i capitali che gli oligarchi russi detengono nella piccola isola off shore al centro del Mediterraneo. Ma in cambio di cosa?  

Come per Cipro, Mosca offrirà aiuto alla Slovenia

gasdottoCome noto, lo scorso anno la Russia e la Slovenia hanno firmato un accordo di investimento per la realizzazione del gasdotto South Stream che passerà sotto il Mar Nero fino alla Bulgaria e alla Romania, e poi per gli Stati confinanti fino a raggiungere l’Italia e l’Austria. L’effetto economico totale della costruzione e dell’entrata in servizio del gasdotto è stimato dagli esperti nell’ordine di miliardi di euro. Per la Russia lo scopo principale del gasdotto è quello di ridurre la dipendenza dai Paesi dove transita il gas russo verso l’Europa, ma rappresenta anche la longa manus tentacolare di Mosca sui paesi consumatori, attraverso il colosso Gazprom. La realizzazione del progetto “South Stream”, che sarà operativo entro la fine del 2016, consentirebbe alla Russia di diversificare i canali di vendita del gas e un controllo strategico sui territori di transito consentirebbe al fornitore Gazprom di esercitare maggiore influenza e ingerenza negli affari economici legati alla fornitura di materia prima sulla interruzione delle forniture e dei prezzi del gas all’ingrosso nei confronti dei paesi dell’area euro.

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Argomenti: Economie Europa