La situazione dei migranti nei Paesi Balcanici: cosa dice l’accordo congiunto

Un nuovo grande flusso migratorio è atteso nei Paesi balcanici tra la primavera e l'estate 2016: 10 Paesi si sono riuniti per redigere un documento congiunto. Ecco i punti principali.

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Un nuovo grande flusso migratorio è atteso nei Paesi balcanici tra la primavera e l'estate 2016: 10 Paesi si sono riuniti per redigere un documento congiunto. Ecco i punti principali.

Tra la primavera e l’estate del 2016 è previsto un nuovo flusso dei migranti specialmente nei Paesi balcanici ed è anche per questo motivo che in mezzo a questa settimana, a Vienna, si sono riuniti 10 Paesi allo scopo di redigere una linea guida da seguire per prevenire il caos di una situazione che già si preannuncia esplosiva. Austria, Slovenia, Croazia, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia, Albania e Bulgaria si sono dunque riuniti in una conferenza alla fine della quale hanno divulgato un documento congiunto diviso in 21 punti, che altro non è che una strada comune da seguire nei Paesi balcanici per gestire il flusso dei migranti che, per arrivare in Europa Occidentale, perseguono la rotta balcanica. La Grecia, tuttavia, non è stata invitata alla conferenza e per voce del commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha di fatto condannato il documento congiunto firmato dai Paesi balcanici, sollecitando un intervento tempestivo per arginare il flusso di persone, allo scopo di evitare “che l’intero sistema collassi”.  

Afghanistan: rifugiati economici o no?

Oggi i migranti non fanno più notizia, ma tra la primavera e l’estate di quest’anno si attende un ulteriore maxi-flusso. Il fenomeno della migrazione nasconde però altri aspetti e fa emergere divisioni di trattamento, come quello dei rifugiati economici, ovvero tutti quei soggetti che non fuggono dal proprio Paese per evitare le conseguenze di una sanguinosa guerra civile, e quello dei rifugiati politici, ovvero tutte quelle persone che scappano dal proprio Paese perché in pericolo o perché ormai hanno perso tutto. Il flusso migratorio, sulle prime, è stato arginato dall’Austria a metà di questo mese, con l’introduzione di un limite di ingressi al giorno che si può tradurre in un massimo di 80 soggetti che richiedono asilo e in un massimo di 3.200 persone che vorrebbero proseguire verso la Germania. A seguito di queste misure, anche gli altri Paesi balcanici hanno voluto seguire una rotta di limitazione, rafforzando i controlli alle frontiere e soprattutto stabilendo determinati parametri per chi vuole entrare nei rispettivi Paesi.   Tra questi, ad esempio, la Serbia ha fatto la dovuta distinzione di cui sopra, decidendo di non far entrare più nei suoi territori i rifugiati economici come gli afghani. Una situazione piuttosto controversa e che apre diversi margini di discussione, poiché se è vero che l’Afghanistan non sta vivendo una guerra civile, d’altra parte è anche vero che vi sono diverse zone in possesso dei talebani, il che induce diverse persone a sfuggire al loro controllo. La medesima decisione è stata presa dalla Macedonia, ma probabilmente senza riflettere sulle naturali conseguenze di questa misura, che di fatto ha messo in stallo centinaia di migranti afghani attualmente bloccati nei campi profughi situati alla frontiera con la Grecia, una situazione di stallo che spesso è sfociata in agitazione e tensioni.

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Il documento congiunto

Ma cosa dice il documento congiunto divulgato dai 10 Paesi balcanici? Nulla di eccezionalmente nuovo: si parla prevalentemente, come nella riunione che l’ha preceduta, di misure legate alla sicurezza interna, di gestione efficace delle frontiere e di lotta al contrabbando e all’estremismo. Ma ciò che salta più all’occhio è il rispetto delle regole europee, come ad esempio il ribadire la necessità del controllo e dell’identificazione di tutti i migranti che entrano nei territori – e sotto questo aspetto Italia e Grecia vengono accusate di non rispettare tali accordi per sveltire le procedure –  e la necessità di ridurre il flusso migratorio sulla rotta balcanica, con interventi non ancora esplicitamente comunicati, ma che, questi sì, non attenderanno l’egida dell’Unione.

Sono forse questi i punti più importanti del documento, che testimoniano da una parte l’emarginazione di Italia e Grecia nella gestione di un flusso migratorio che rischia di far esplodere certe situazioni e dall’altra una volontà di scoraggiare l’arrivo dei migranti e il loro accesso nei territori senza dover necessariamente aspettare l’ok della Ue.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Rischio nuovo caos rifugiati entro l’estate 2016: ecco la (Dis)Unione europea[/tweet_box]  

Conclusioni

Tutto questo, ovviamente, renderebbe parziali le responsabilità all’interno dell’Unione europa, con situazioni diverse da Paese a Paese e con Italia e Grecia fortemente penalizzate. Tant’è che lo stesso Alexis Tsipras ha sollecitato i Paesi dell’Europa a lavorare per una collaborazione maggiore allo scopo di arginare e gestire meglio il fenomeno. Se però il buongiorno si vede dal mattino, l’impressione generale è che a partire dalla prossima primavera – e presumibilmente già dal prossimo mese – si arriverà a una nuova situazione di emergenza che l’Ue non riuscirà a controllare, dimostrando ancora una volta tutti i suoi deficit in quanto a cooperazione politico-sociale – ma in quella economica, mai – con Italia e Grecia che vivranno il peggio. E gli appelli alla (Dis)Unione non saranno serviti a nulla.

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