La sinistra non c’è più e contro Salvini emerge solo una pattuglia di sindaci pro-bontà

Il Movimento 5 Stelle sarà costretto a indossare i panni della sinistra per sopperire l'implosione dell'area progressista in Italia, ridottasi a una bandiera pro-migranti. Un problema di non poco conto per la sopravvivenza del governo giallo-verde.

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Il Movimento 5 Stelle sarà costretto a indossare i panni della sinistra per sopperire l'implosione dell'area progressista in Italia, ridottasi a una bandiera pro-migranti. Un problema di non poco conto per la sopravvivenza del governo giallo-verde.

C’era una volta la sinistra. In Italia, non ve n’è più traccia. A meno che per essa non intendiate quell’area insipida e inodore che si oppone al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, replicando e peggiorando l’esperimento fallimentare condotto nel ventennio berlusconiano, quando bastava mostrarsi ostili e rabbiosi contro il Cavaliere per essere accolti tra le braccia dell’intellighenzia rossa. Gli ultimi sondaggi fotografano lo stato di decesso della sinistra, con un PD stabile al 17% dei consensi come un encefalogramma piatto. Non si muove, se non di decimali, nemmeno in basso, come se l’elettorato piddino fosse un gruppo di ultimi giapponesi, votato alla resistenza contro tutti e tutto. Qualcuno potrebbe considerarlo un miracolo in sé il fatto che il partito del Nazareno non stia implodendo sotto la doppia cifra, in assenza di leader, programmi, idee e iniziative convincenti. E ancora peggio: oltre il PD, il nulla. Non c’è più alcun indizio di quella “cosa rossa”, che avrebbe dovuto riprendere le redini della sinistra da posizioni più progressiste. Anzi, formalmente non esiste più nemmeno Liberi e Uguali, un inutile cartello nato per raccattare consensi a ridosso delle elezioni politiche e che non si è mostrato capace di prendere un solo voto tra lavoratori e classi sociali disagiate.

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C’era una volta la sinistra, ma adesso ci pensano i sindaci di Napoli e Palermo a tenere testa alla destra di Salvini. Luigi De Magistris si dice pronto a spalancare il porto partenopeo ai migranti sulla nave Sea Watch, a cui il vice-premier leghista rifiuta l’accoglienza. Il collega Leoluca Orlando annuncia che non applicherà le norme del Decreto Sicurezza, anche in questo caso per mostrarsi solidale con gli immigrati. Eppure, i problemi delle due città appaiono ben altri. Napoli e Palermo sono realtà precarie, quasi una causa persa sul fronte sociale, vere e proprie bombe, sempre a un attimo prima dell’esplosione. Non a caso, qui ha dilagato il Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni, perché il disagio è enorme, i giovani non hanno nemmeno la speranza di trovare uno straccio di occupazione e sono costretti a fuggire, ormai più all’estero che al nord. Il resto della popolazione vivacchia, in molti casi grazie a un posto nel pubblico impiego, mentre chi lavora nel settore privato vive perlopiù senza prospettive stabili, in una condizione di precariato permanente.

Eppure, per De Magistris e Orlando, il principale problema è rappresentato da Salvini. I due amministratori hanno fiutato l’attimo, comprendendo che il vuoto politico alla sinistra di questo governo crea praterie elettorali potenzialmente sterminate. Bisogna metterci subito una bandiera per occupare gli spazi e l’unica riconoscibile da quelle parti porta le insegne della linea pro-migranti, unico grande tema su cui converge tutta l’area che oggi va dal PD fino a quello che un tempo fu il partito comunista, con eccezioni quasi commoventi, come quella di Marco Rizzo, che giudica la politica “migrazionista” il frutto di una retorica capitalistica ipocrita dell’Occidente.

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Ad oggi, i fatti avrebbero dimostrato che sbracciarsi per i migranti non porti un solo voto alla sinistra, anzi. Sono altre le preoccupazioni degli italiani e non è un caso che la linea “buonista” sia sposata, analisi dei flussi elettorali alla mano, da chi ha la pancia piena, vale a dire i redditi medio-alti, impiegati pubblici e over 60. Che la sinistra stia scadendo nel ridicolo, facendo un torto alla sua stessa storia, lo dimostra anche l’ordinanza emessa dal sindaco Andrea Costa di Luzzara, comune in provincia di Reggio Emilia, che vieta la violenza verbale, l’odio, l’esternazione della rabbia. In pratica, sanzionabile chiunque nel territorio di Luzzara possa essere accusato di “cattiveria”. Senonché, proprio Salvini ha twittato alcune frasi pronunciate dallo stesso Costa contro di lui, che vanno dal “pagliaccio che punta all’infermità mentale” a “cogl…”. Se l’ordinanza fosse retroattiva, il primo cittadino che l’ha emessa sarebbe oggetto di ammenda.

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Può essersi ridotta così la sinistra italiana, quella che un tempo dibatteva sul rapporto tra lavoro e capitale, ambendo a redistribuire la ricchezza in favore del primo e a farsi promotrice delle istanze sociali di progresso delle classi sociali più deboli? Possiamo immaginare che quell’area politica che si batté per assicurare un’istruzione a tutti, indipendentemente dal reddito, oggi apertamente inveisca contro gli elettori avversari, accusandoli di ignoranza, di basse condizioni sociali, quasi come essere poveri o non istruiti fosse una colpa e non semmai il segno di un fallimento del sistema-Paese?

Per come si sono messe le cose, dovrà essere l’M5S a interpretare il ruolo della sinistra, vuoi perché ha attinto a piene mani consensi tra le fasce della popolazione economicamente più sofferenti e al sud, vuoi perché il suo partner di governo ne costituisce la gamba destra e serve bilanciarla con istanze alternative. Se questo è vero, guai in vista per Luigi Di Maio, che ad oggi ha sposato la linea centrista per far nascere e andare avanti l’esecutivo giallo-verde. Più attrezzato di lui risulta Alessandro Di Battista, tornato dal tour americano e che interpreta i sentimenti più progressisti del movimento. Ciò significa una sola cosa: la convivenza forzata tra Lega e 5 Stelle potrebbe durare poco, tutt’al più fino alle elezioni europee, sempre che ci si arrivi insieme. E per il PD non sono buone notizie, perché un M5S spostato a sinistra frustrerà il suo tentativo di ripresa dei consensi verso quel bacino elettorale che fu socialista e comunista. Di questo passo, l’unica reale ambizione del Nazareno diverrà di allearsi con i grillini, recitando il ruolo di coniuge moderato. Insomma, un disastro senza precedenti e forse paragoni nel pur terremotato territorio socialista europeo. E Salvini può gongolare, potendo giocare su due forni, all’occorrenza riesumando la coalizione di centro-destra per presentarsi vincente alle prossime elezioni e arrivare a Palazzo Chigi senza mediazioni con il Quirinale e il Parlamento.

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