La scuola ha ancora senso? Il 65% dei bambini farà un lavoro che ancora non esiste: una riflessione sul ‘futuro’

La scuola non serve e la formazione è in ritardo: uno studio dimostra che il 65% dei bambini farà un lavoro che oggi non esiste. Uno sguardo al futuro.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
La scuola non serve e la formazione è in ritardo: uno studio dimostra che il 65% dei bambini farà un lavoro che oggi non esiste. Uno sguardo al futuro.

A che serve la scuola oggi? A che serve più la domanda che facciamo sempre ai nostri figli: cosa vuoi fare da grande? Un’inchiesta, di cui parleremo, ha dimostrato (o avrebbe dimostrato – il condizionale è d’obbligo, quando si parla di ‘futuro’) che il 65% dei bambini che oggi frequentano le scuole elementari farà un lavoro che ancora non esiste. È davvero così? Quale dovrebbe essere lo scopo dell’istruzione e della formazione?

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La situazione della scuola e dell’Italia

Le fonti da cui partiamo e che invitiamo a leggere sono il report di World Economic Forum, che trovate a questo link, al quale aggiungiamo anche il Rapporto Annuale Istat del 2017, che trovate a questo link, per quanto concerne il nostro paese. Ebbene, da un lato si dichiara che la formazione e la scuola in generale non sono al passo con i tempi, creando scissione tra scuola e vita, e costringendo i giovani allo studio di cose ‘poco utili’ per quanto riguarda il proprio futuro; dall’altro, abbiamo un’analisi impietosa della situazione italiana, con disoccupazione elevata e alto numero di NEET (i giovani scoraggiati che non studiano e non cercano più lavoro): un giovane su quattro, tra i 15 e i 29 anni, non studia e non lavora, più di due milioni di persone, mentre la media europea è ‘appena’ del 14% circa.

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La scuola serve oppure no? O meglio: a cosa dovrebbe servire?

In molti articoli che parlano del futuro lavorativo del pianeta ci si sofferma sul fenomeno di quei giovani che sono riusciti a guadagnare milioni di euro grazie (ad esempio) a Youtube. Si invita, insomma, ad essere creativi, a non attendere che il lavoro e magari la ricchezza piova dall’alto, ma a investire su se stessi e sulle proprie attitudini. È chiaro che la scuola può sembrare non essere a passo con i tempi: cosa importa di Omero o di Dante se i soldi si guadagnano con Youtube? La filosofia o la traduzione di una versione di greco come possono essere utili in un mondo in cui il futuro lavorativo è dato dai Data Analyst e altre figure? Posta così, ovviamente, la risposta è davvero assai semplice da dare: la scuola non serve a nulla e la formazione, ancor più quella italiana troppo ‘classica’, è inutile.

Troviamo, però, estremamente riduttivo ragionare come fa il noto sito Business Insider, che, commentando i medesimi dati, chiosa augurandosi una trasformazione radicale della formazione (finendo poi per pubblicizzare… ma questa è un’altra cosa). Chiuso il discorso? Forse, no.

Perché la scuola ‘classica’ è ancora ‘utile’ e proprio per la creatività

Iniziamo, allora, da un esempio: Sergio Marchionne, nel bene e nel male uno dei geni dell’economia globale, è laureato in filosofia, una di quelle discipline umanistiche, tanto contestate e di cui si vorrebbe ridurre il ‘peso’ specifico nelle scuole. Partiamo da un presupposto: la ‘creatività’, qualunque cosa significhi, non è soltanto dote innata, ma va coltivata. Una scuola ‘classica’, che apre la mente verso orizzonti lontani nel tempo e nello spazio, che ci presenta la ricchezza della ‘creazione’ umana nel tempo e nello spazio, che insegna la difficoltà nel risolvere un’operazione o la cura per tutti i particolari di un’informazione, dunque partendo dai classici esercizi di matematica passando per la traduzione del greco e del latino, e finendo con la filosofia, ebbene, senza questo, è difficile comunque fare fortuna ed essere creativi.

Il mondo del lavoro ha bisogno soprattutto di intelligenze e una scuola, anche se classica, può produrne molta (qualora funzioni): ridurre la formazione ‘classica’ e introdurre sistemi che predispongono già al lavoro nudo e crudo rischiano di castrare davvero le possibilità dei nostri giovani.

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Argomenti: Politica, Scuola

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