La Russia verso l’emissione di bond in yuan, il rublo collassa ai minimi da 3 mesi

Rublo ai minimi contro il dollaro da 3 mesi, mentre il governo di Mosca programma l'emissione di bond in yuan per aggirare le sanzioni dell'Occidente.

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Rublo ai minimi contro il dollaro da 3 mesi, mentre il governo di Mosca programma l'emissione di bond in yuan per aggirare le sanzioni dell'Occidente.

Secondo il Financial Times, il governo di Mosca avrebbe in mente di emettere nel 2016 un bond per un miliardo di dollari e denominato in yuan, ad appena una settimana dall’inserimento della valuta cinese tra le riserve dell’FMI. Per la Russia si tratterebbe di un modo per rinsaldare il legame con l’alleato asiatico e per diversificare le fonti di approvvigionamento dei capitali, date le sanzioni USA e UE contro le sue banche e il suo governo per il caso Ucraina.

Mosca guarda a Pechino per rifinanziare il suo debito, mentre ai cinesi conviene che lo yuan diventi sempre più una valuta di riferimento sul mercato dei capitali, visto che l’obiettivo di fare parte delle riserve dell’FMI era proprio questo, assurgere a un ruolo finanziario internazionale.

Deprezzamento rublo fa bene a entrate fiscali

Per il governo russo si tratta anche di necessità, perché l’andamento delle quotazioni del petrolio è sempre più negativo e per un’economia, le cui entrate statali derivano per circa la metà proprio dalla vendita di greggio e gas significa un duro colpo. In verità, il paese sta affrontando piuttosto bene la crisi fiscale, contenendo il deficit al 3% del pil, grazie al contestuale deprezzamento del rublo, che innalza i ricavi in valuta locale. Oggi, il cambio contro il dollaro è salito fino a oltre 69, il più debole dall’8 settembre scorso. In appena un mese, ha perso il 3,7% ed è naturale che sia così, rappresentando il petrolio i 2 terzi delle esportazioni russe. Le quotazioni del Brent stanno scendendo oggi sotto i 42 dollari al barile, il livello più basso da quasi 7 anni a questa parte.      

Crisi rublo è data da basse quotazioni petrolio

Il legame tra rublo e Brent è, quindi, quasi automatico. Attualmente, un barile vale 2.898 rubli, un anno fa 3.600, ovvero il 20% in più. Il governatore della Banca di Russia, Elvira Nabiullina, monitora attentamente questi scostamenti, perché da un lato non può permettersi un rublo più forte dei suoi fondamentali, rischiando altrimenti il paese di subire una grave crisi delle entrate, dall’altro non può fare collassare il cambio, perché l’inflazione accelererebbe ulteriormente, quando è già oggi 4 volte più alta del target di riferimento. La debolezza del rublo non lascia prevedere un allentamento a breve della politica monetaria in Russia, per cui i tassi dovrebbero rimanere all’attuale 11% per un altro po’ di tempo, almeno fino a quando non si registrerà una decisa decelerazione dell’inflazione, che oltre a rappresentare una minaccia alla stabilità dei prezzi, sta contribuendo in maniera determinante a far permanere l’economia russa in recessione, intaccando il potere di acquisto delle famiglie.

             

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