La Russia rischia il crac finanziario. Occhio a azioni e bond

La Russia rischia il crac finanziario con nuove sanzioni dell'Occidente. A rischio obbligazioni e azioni. già sotto pressione per i deflussi dei capitali.

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Il Cremlino starebbe giocando con il fuoco. L’aggravarsi della crisi in Ucraina, con la possibilità che scoppi una guerra civile tra la parte della popolazione filo-occidentale e quella filo-russa, potrebbe avere ripercussioni molto pesanti per la Russia.

I rischi finanziari

Secondo un manager di una delle più importanti banche russe, le imprese del paese dovranno rifinanziare debiti per un ammontare di 10 miliardi di dollari al mese, ma non avrebbero ancora tenuto in considerazione l’effetto della fuga in atto dei capitali da Mosca. Il deflusso è stato pari a 65 miliardi di dollari nel primo trimestre, in crescita di oltre il 60% su base annua, ma ancora lontano dai 135 miliardi dell’ultima parte del 2008. 

I mercati starebbero scommettendo su una soluzione pacifica della crisi, confidando che Vladimir Putin non sia così folle da portare la nazione allo sbaraglio. Anche perché con l’arrivo di nuove sanzioni sempre più probabili da USA e UE, il pil russo potrebbe crollare del 4% e già oggi sarebbe in recessione.

 

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La banca centrale russa ha a disposizione 490 miliardi di dollari per difendere il rublo, ma intaccare tali riserve avrebbe effetti restrittivi sull’offerta monetaria. Finora, la politica è stata quella di consentire la libera oscillazione del rublo sui mercati, ma frenandone il calo, spendendo 200 milioni di dollari al giorno allo scopo.

Un crollo del rublo farebbe saltare la finanza russa, provocando un gigantesco default pubblico e privato. Secondo Sberbank, la Russia è esposta per 714 miliardi di debito estero, di cui 427 miliardi delle imprese, 270 delle banche e 62 degli enti statali. Il 90% dei finanziamenti del gruppo Rosneft è in valuta estera.

E il 70% del flottante libero alla Borsa di Mosca è nelle mani di investitori stranieri, che hanno già disinvestito per il 15% a febbraio, spostando i loro capitali presso le altre piazze emergenti.

Nel caso di nuove sanzioni, sarebbero particolarmente colpiti i bond e le azioni. Queste ultime crollerebbero del 30%, quando già oggi i loro corsi si attestano mediamente a sole 5,5 volte gli utili attesi nel 2014 e al di sotto di 5 per colossi come Gazprom, Lukoil, Aeroflot e LSR Group. E la media dei prezzi è di 0,59 rispetto ai rispettivi valori a libro.

Insomma, se le sanzioni non dovessero arrivare e se la crisi rientrasse, ci sarebbe grosso spazio per tornare ad investire sul mercato di Mosca, date le azioni e le obbligazioni abbastanza “cheap”. Ma se la crisi precipitasse, per la finanza russa potrebbe essere una Lehman Brothers.

 

 

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