La Russia pompa petrolio alle stelle per contrastare gli effetti della crisi del rublo

S'impenna la produzione di petrolio in Russia, che tocca i livelli massimi dai tempi dell'Unione Sovietica. E l'inflazione sale all'11,4% a dicembre, confermando i timori che serva una nuova stretta monetaria.

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La Russia ha estratto nel mese di dicembre la media di 10,667 milioni di barili di petrolio al giorno, lo 0,3% in più del mese precedente, il livello più alto mai toccato dalla fine dell’Unione Sovietica, portando la media annuale a 10,58 milioni di barili al giorno. Per trovare livelli maggiori bisogna tornare indietro nel tempo di 27 anni al 1987, quando vennero estratti mediamente 11,4 milioni di barili al giorno e al Cremlino c’era Mikhail Gorbacev. Il precedente record in era post-sovietica spettava al mese di ottobre, con una produzione media di 10,64 milioni di barili al giorno. I dati sono stati forniti dal Ministero dell’Energia, che avrebbe evidenziato anche un calo delle esportazioni, sebbene le cifre vadano aggiornate con le spedizioni all’estero di Gazprom. In ogni caso, essi confermano due cose: in primis, che la produzione di greggio a livello globale non starebbe calando, ma che al contrario tende a cristallizzarsi una certa sovrapproduzione, nonostante il dimezzamento delle quotazioni in appena 6 mesi; secondo, che la Russia starebbe cercando di attutire gli effetti della crisi del petrolio e del rublo con un’impennata di estrazione di petrolio.   APPROFONDISCI – La crisi del rublo in Russia ha effetti anche sull’Europa. Cattive notizie dall’Arabia Saudita  

Crisi rublo e inflazione Russia

Il rublo ha perso il 44% nel 2014 e la Banca di Russia ha dovuto ritoccare al rialzo per sei volte i tassi, da quando nel marzo del 2014 Mosca ha annesso la Crimea. L’ultima stretta monetaria è quella decisa un paio di settimane fa e che ha portato il livello dei tassi dal 10,5% al 17%, in modo da contrastare il tracollo della valuta locale e l’inflazione sempre più alta, conseguenza del maggiore costo dei beni importati.   APPROFONDISCI – La Russia taglierà presto i tassi? Curiosa l’attesa degli analisti, mentre il rublo scivola   L’Ufficio Federale di Statistica ha reso noto che a dicembre, l’indice dei prezzi è salito dell’11,4% su base annua dal +9,1% di novembre, crescendo del 2,6% mensile. Il boom dei prezzi potrebbe spingere la banca centrale russa ad alzare ancora i tassi, anche se ciò avrebbe già provocato una spirale recessiva, con il pil atteso in calo del 4-5%, se le quotazioni del greggio restassero a lungo intorno ai 60 dollari al barile. Secondo gli analisti di Danske Bank, l’inflazione in Russia dovrebbe raggiungere un picco del 15% nel primo trimestre di questo nuovo anno; stime in linea con quelle avanzate pochi giorni fa dall’ex ministro delle Finanze, Aleksey Kudrin, che ha parlato di un’inflazione fino al 12-15% nel 2015. Il vice-governatore dell’istituto, Ksenia Yudaeva, ha confermato che l’obiettivo di un’inflazione a medio termine del 5% sarà centrato entro la fine del 2017.   APPROFONDISCI – In Russia è corsa ai mutui e all’acquisto di beni di lusso, ecco cosa accade    

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