La Russia limiterà le esportazioni di grano. Dobbiamo preoccuparci?

La Russia limiterà le esportazioni di cereali. La soluzione è stata decisa dal governo di Mosca per impedire che i prezzi interni esplodano e assicurare un approvvigionamento alimentare sufficiente. Intanto, l'ex ministro delle Finanze, Aleksey Kudrin, avverte sui rischi di declassamento del debito e sull'inflazione a due cifre.

di , pubblicato il

Il primo ministro Dmitri Medvedev ha annunciato che la Russia introdurrà barriere alle esportazioni di cereali, al fine di garantire la sicurezza alimentare nel paese. Nonostante un buon raccolto, pari a 104 milioni di tonnellate, spiega, che da luglio le esportazioni sono state pari a 21 milioni di tonnellate sulle 28 disponibili nell’anno. Da qui, l’esigenza di preservare la tenuta dell’offerta interna. Il crollo del rublo ha reso, infatti, molto redditizio per gli agricoltori vendere il grano e gli altri cereali all’estero. La scorsa settimana, le quotazioni di questi sono cresciute del 4% alla Borsa di Chicago a 6,3225 dollari. Da qui, il timore del governo di Mosca che la scarsa offerta sul mercato interno possa portare a un’impennata dei prezzi, che avrebbe un impatto dirompente sulle fasce di reddito più basse della popolazione.   APPROFONDISCI – La Russia compra oro a novembre e la Cina offre il suo aiuto contro la crisi del rublo   L’annuncio conferma i timori di un embargo, che si erano diffusi nei giorni scorsi, dopo che un’associazione di esportatori, che rappresenta tra il 50% e il 70% dell’intero grano del paese, si è vista negare la licenza per vendere i cereali all’estero. Già nel 2010, la Russia proibì la vendita di grano all’estero, a causa di una siccità che fece impennare i prezzi del 47%. Adesso, la domanda è la seguente: essendo il terzo produttore al mondo di grano, dovremmo preoccuparci del mezzo embargo deciso dai russi? La risposta è: no, almeno non sembra. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli USA, quest’anno vi sarà una produzione record di grano di 722,18 milioni di tonnellate. Ce n’è abbastanza per stare tranquilli fino ai prossimi 2 anni, tranne che non si verifichi un’improvvisa siccità in uno dei granai del pianeta, tra cui l’Ucraina.   APPROFONDISCI – Non solo la Russia. I mercati emergenti tremano per il rafforzamento del dollaro  

L’analisi di Kudrin

In verità, le barriere all’export volute da Medvedev non fanno che confermare la paura del governo russo per l’impennata dei prezzi, dovuta al crollo del rublo, che rende più costosi i beni importati.

Secondo l’ex ministro delle Finanze, Aleksey Kudrin, l’inflazione nel 2015 potrebbe accelerare al 12% o anche al 15% dal 9% attuale. Se il prezzo del petrolio scendesse a 80 dollari al barile, stima, il pil russo cederà del 2%, se scenderà a 60 dollari, del 4%.   APPROFONDISCI – In Russia ci sono segnali di credit crunch: tassi overnight oltre il 27%   Kudrin calcola che le importazioni potrebbero crollare del 40%, a seguito del minore potere d’acquisto delle famiglie. E prevede che il rating del debito sovrano possa essere tagliato fino al livello “junk” o “spazzatura”, per questo invitando il governo a riallacciare i rapporti con gli USA e la UE. Kudrin è stato responsabile delle finanze del paese per più di 10 anni e fino al 2011, quando si dimise in polemica con Medvedev sulle priorità del bilancio statale. Egli è un sostenitore della responsabilità fiscale e non vedeva di buon occhio l’aumento delle spese militari. Nei giorni scorsi, si è vociferato che il presidente Vladimir Putin possa richiamarlo per assegnargli, addirittura, la carica di premier, al posto proprio di Medvedev, ritenuto incapace di gestire la crisi finanziaria. Kudrin è considerato un liberale in economia e, pertanto, la sua nomina potrebbe ottenere la fiducia dei mercati, nonché riavvicinare Mosca all’Occidente. L’uomo non ha voluto commentare le indiscrezioni sul suo ritorno al governo.   APPROFONDISCI – Russia, Putin alla banca centrale: non vendere le riserve per difendere il rublo    

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: