La Russia esclude il QE e punta su nuovi tagli dei tassi, rublo ai massimi da fine 2014

Mentre la Banca di Russia esclude un suo QE, il rublo sale ai massimi degli ultimi mesi, mostrando un rafforzamento atteso da pochi e frutto di una politica monetaria autonoma dal Cremlino.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mentre la Banca di Russia esclude un suo QE, il rublo sale ai massimi degli ultimi mesi, mostrando un rafforzamento atteso da pochi e frutto di una politica monetaria autonoma dal Cremlino.

Il governatore della Banca di Russia, Elvira Nabiullina, ha escluso che sia in programma un “quantitative easing” (QE) da parte di Mosca, ma ha ribadito che l’istituto punterà su nuovi tagli dei tassi, se la minaccia dell’inflazione dovesse venire meno. A marzo, i prezzi sono cresciuti su base annua del 16,9% dal +16,7% dello scorso anno. Nabiullina ha affermato che la lotta all’inflazione non sarà ingaggiata a tutti i costi, ma che ciò avverrà compatibilmente con lo stato dell’economia. In ogni caso, l’istituto continua a considerare “realistica” la stima di un’inflazione al 4% nel 2017, mentre dovrebbe rallentare al 9% entro il prossimo mese di marzo. Intanto, un aiuto potrebbe arrivare dal cambio. Il rublo si attesta a un rapporto di 55,40 contro il dollaro, il livello più basso dalla fine dello scorso anno, quando a dicembre, dopo il più alto rialzo dei tassi dal 1998, era sprofondato a 80 contro il biglietto verde. Da allora ha recuperato il 32%, anche se resta in calo del 36% su base annua. L’inversione del trend è stata costante dalla fine del gennaio scorso, quando la Banca di Russia ha tagliato i tassi di 200 punti base per la prima volta dall’avvio della stretta monetaria nel 2014.   APPROFONDISCI – Russia, il rublo si rafforza sotto quota 57 con il dollaro; previsioni di un ritorno a 40   Dall’allentamento della politica monetaria ad oggi, il rublo ha guadagnato quasi il 20% e ciò potrebbe abbassare la pressione sui prezzi nei prossimi mesi, grazie anche alla distensione tra Mosca e l’Occidente sul caso Ucraina.

Petrolio Russia influenza rublo

Ciò nonostante, l’economia russa resta in recessione e la sua performance, così come quella del rublo, resta legata all’andamento delle quotazioni del petrolio. Queste ultime sembrano essersi stabilizzate al di sotto dei 60 dollari al barile per il Brent, intorno alla metà dei livelli di appena 10 mesi fa, quando un barile arrivò a valere oltre 4.000 rubli contro i meno 3.200 di oggi, un -20% che non potrà che continuare a pesare sull’andamento del cambio, dato che i beni energetici rappresentano i 3 quarti delle esportazioni russe. Il rafforzamento del rublo è anche la conseguenza dell’acquistata fiducia degli investitori per l’operato della banca centrale, che ha dimostrato una sostanziale autonomia dalla sfera politica per le sue decisioni di politica monetaria, godendo anche del sostegno più o meno esplicito del presidente Vladimir Putin, il quale non ha contrastato la cura dolorosa, ma necessaria della stretta di Nabiullina, a differenza di quanto accaduto negli ultimi mesi in Turchia, dove è andato in scena uno scontro a tratti velato da minacce.   APPROFONDISCI – Russia, Putin: ora più libertà in economia. E i depositi bancari tornano a crescere    

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