Gli elettori in Occidente si rivoltano contro l’establishment

Negli USA, come in Europa, i partiti dell'estabilishment sono quasi ovunque sotto pressione. Avanzano candidati e posizioni più radicali. Sarà un bene o un male?

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Negli USA, come in Europa, i partiti dell'estabilishment sono quasi ovunque sotto pressione. Avanzano candidati e posizioni più radicali. Sarà un bene o un male?

Le elezioni europee di oltre un anno fa furono la rappresentazione plastica del clima di profonda frustrazione imperante nella stragrande maggioranza dei paesi della UE, esitando in molti casi risultati clamorosi. In Francia, Marine Le Pen, alla guida del Fronte Nazionale, partito della destra radicale, si impose con oltre il 25% dei consensi, arrivando primo per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica. In Spagna si registrò il boom di Podemos, la sinistra filo-marxista di Pablo Iglesias, mentre in Grecia vinceva Syriza, che fece il bis alle elezioni anticipate di Atene del gennaio scorso. In Italia, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo falliva nell’intento di confermarsi prima forza politica del paese, dopo avere primeggiato alle ultime politiche del febbraio 2013 con circa il 26 dei voti, ma ottenendo comunque un ottimo 22% e piazzandosi secondo. Nel Regno Unito, cavalcava trionfante l’Ukip di Nile Farrage, mentre la Germania inviava all’Europarlamento i deputati euro-scettici dell’AfD e in paesi come Svezia, Austria e Olanda si piazzavano bene i partiti della destra anti-UE. Si mise in relazione il boom dei partiti euro-scettici con la crisi dell’economia e il forte disagio sociale di ampie fette delle popolazioni. Vero, ma forse non è tutta la verità, perché anche l’America sembra lambita da un fenomeno molto simile, quando mancano 14 mesi alle elezioni presidenziali. L’unica differenza, come vedremo, è che contrariamente a quanto accade in Europa, le posizioni più radicali negli USA sono assorbite dagli stessi partiti tradizionali, complici l’assetto istituzionale e la legge elettorale.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/sondaggi-clandestini-elezioni-europee-2014-il-terrore-dei-politici/  

Presidenziali USA 2016, destra e sinistra cercano volti nuovi

A destra, per le primarie tra i repubblicani avanza il candidato anti-establishment, il magnate Donald Trump, quel “dito medio degli americani a Washington”, che nei sondaggi è nettamente primo, dopo avere iniziato la sua campagna elettorale con durissime bordate contro l’immigrazione clandestina in arrivo dal Messico, contro la classe politica americana (“i politici a Washington sono stupidi”), contro le posizioni più moderate degli altri candidati del suo partito. A sinistra, lo stesso starebbe accadendo con Bernie Sanders, il senatore “socialista” del Vermont, che scalda i cuori degli elettori democratici, tra i quali perde quota Hillary Clinton, avvertita sempre più quale candidata dell’apparato. Sanders non sarebbe ancora primo su base nazionale tra i dem, ma potrebbe vincere già le sfide nei primi stati al voto per le primarie e avanza in tutti i sondaggi.   APPROFONDISCI – https://www.

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Il nuovo leader laburista è marcatamente socialista

Soltanto il sabato scorso abbiamo avuto l’ufficialità della vittoria alle elezioni primarie del Partito Laburista britannico di Jeremy Corbyn, un politico su posizioni molto di sinistra e che ha trascorso gli ultimi 20 anni dentro al suo partito all’opposizione di Tony Blair prima e di Gordon Brown ed Ed Milliband dopo. Corbyn è pacifista, ambientalista, filo-palestinese, chiede tasse alte per i ricchi e potrebbe appoggiare l’uscita del suo paese dalla UE al referendum convocato dal governo conservatore di David Cameron. Nella sua squadra ha inserito personalità dalle affermazioni discutibili, come John McDonnell, che vorrebbe tornare negli anni Ottanta “per uccidere la Signora Thatcher”.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/regno-unito-col-nuovo-leader-laburista-sale-il-rischio-di-forti-tensioni-politiche/  

Fine della corsa al centro?

Ma come mai gli elettori si starebbero radicalizzando, scegliendo a destra come a sinistra i candidati più radicali? Una risposta semplice non è forse possibile, ma in un Occidente dall’identità spesso smarrita nell’era della globalizzazione, la gente cercherebbe toni e programmi riconoscibili, avrebbe bisogno di parole forti e di posizioni in cui riconoscersi e distinguersi da una massa incolore e informe. La corsa al centro dei principali schieramenti degli ultimi decenni, la tendenza ad assomigliarsi per rubarsi voti l’un l’altro, la volontà ostentata di vincere le elezioni su programmi pallidi e molto simili a quelli degli avversari, quasi per confondere gli elettori, starebbe spingendo questi ultimi a rifugiarsi verso il non voto o ad optare per candidati dalle posizioni più nette.

Non sappiamo a priori se la radicalizzazione politica sia un bene o un male. Marine Le Pen, ad esempio, sta sfruttando il vento in poppa per completare quella “dediabolisation” del Fronte Nazionale perseguita da tempo, depurandolo dalle componenti più impresentabili e inaccettabili, come lo stesso padre, ex guida carismatica del movimento, da poco espulso per i suoi toni inconciliabili con la nuova linea.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/tsipras-alleuroparlamento-alza-i-toni-le-pen-bravo-ma-ora-esci-dalleuro/   E che dire dello stesso Alexis Tsipras, il premier greco uscito trionfante dalle elezioni di 8 mesi fa su un programma profondamente radicale e anti-austerity, salvo essersi rivelato, alla fine dei conti, un leader di una sinistra non istituzionalizzata del tutto, ma che si è anch’essa liberata di quegli elementi più estremisti e inadatti al governo. Per concludere, il centrismo di destra e sinistra potrebbe avere stancato gli elettori, che hanno bisogno di chiarezza e di riconoscersi in un progetto politico definito. Che questo significhi, però, che automaticamente la politica in Occidente scivoli verso una radicalizzazione ingovernabile non è affatto scontato. In fondo, anche i più radicali per andare al governo devono rastrellare consensi al di fuori delle nicchie.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/attualita/grecia-lala-radicale-di-syriza-lascia-tsipras-e-fonda-unita-popolare/  

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