La rivolta contro Draghi stavolta riguarda anche le banche del Sud Europa

Le banche tedesche si rivoltano contro i tassi negativi della BCE, ma la disaffezione alle politiche di Mario Draghi cresce anche al Sud. Banche italiane e spagnole tra le più colpite dalle misure ultra-accomodanti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le banche tedesche si rivoltano contro i tassi negativi della BCE, ma la disaffezione alle politiche di Mario Draghi cresce anche al Sud. Banche italiane e spagnole tra le più colpite dalle misure ultra-accomodanti.

In un comunicato congiunto e pubblicato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, i capo-economisti delle principali Casse di risparmio e banche regionali della Germania hanno lanciato un appello alla BCE, alla vigilia del board, con cui chiedono al governatore Mario Draghi di smetterla dal varare senza sosta nuove misure espansive, che contribuirebbero al clima di crisi e creerebbero nuovi rischi per il sistema creditizio. Non è la prima volta che le banche e le assicurazioni tedesche prendono di mira il numero uno della BCE, accusato di attentare al risparmio della clientela in Germania con le sue politiche di azzeramento dei tassi e della liquidità a pioggia e a costo quasi nullo per gli istituti nell’Eurozona. Tuttavia, la sensazione è che stavolta le critiche siano meno isolate del passato, quando arrivavano quasi esclusivamente dal Nord Europa.

Banche italiane tra le più colpite da tassi negativi

Ha fatto scalpore la pubblicazione degli esiti della ricerca di Credit Suisse sugli effetti dei tassi negativi adottati da Francoforte, che già nel mese di febbraio erano state definite dall’istituto elvetico “non la soluzione, ma la causa” dei problemi nell’unione monetaria. Qualora i tassi a breve diminuissero di ulteriori 25 punti base, l’utile per azione delle banche italiane si ridurrebbe mediamente del 6%, secondo lo studio. Le banche di Italia, Spagna e Finlandia sarebbe le più colpite dai tassi negativi, in quanto in questi paesi si registra la più ampia percentuale di mutui a tasso variabile contratti, mentre in paesi come Germania, Olanda e Francia si punta maggiormente sui mutui a tasso fisso. I primi, infatti, beneficiano di un calo dei tassi di mercato, ma con la conseguenza di ridurre i margini degli istituti, cosa che non avviene per i prestiti con rata fissa.      

Redditività banche diminuisce

A conferma che la redditività del sistema bancario europeo sia stata colpita già, si elencano alcuni dati: dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008 ad oggi, i tassi applicati dagli istituti nell’Eurozona ai prestiti per l’acquisto di case con durata di almeno 5 anni sono diminuiti del 46,3%, mentre quelli sui depositi dei clienti di durata maggiore ai 2 anni si sono ridotti del 29,8%. E ancora: da quando la BCE ha adottato i tassi negativi, i primi sono diminuiti del 15,5%, i secondi del 12,4%. Cosa significa? Le banche subiscono direttamente il calo dei tassi sul mercato, abbassando gli interessi sui prestiti di più di quanto non lo facciano sui depositi della clientela. In altri termini, il calo degli introiti tende ad essere maggiore al calo dei costi. Al netto, si ha una riduzione dei margini, un indicatore della redditività delle banche sul loro “core” business. Ma se ad essere maggiormente colpite sarebbero le banche dei 2 principali paesi del Sud Europa (Italia e Spagna) e dell’unica economia ancora in recessione nell’Eurozona, oltre la Grecia, la Finlandia, i tassi negativi rischiano paradossalmente di esacerbare quella frammentazione del sistema creditizio nell’area, che la politica monetaria della BCE intende superare o almeno contenere al minimo.

Governi Eurozona ancora schierati con Draghi

Fino a quando a “pagare” per le politiche di Draghi erano le banche tedesche, operanti nell’unica grande economia solida in questi anni di tempesta, le chance dell’opposizione nel board di contrastarle erano basse. Adesso, la musica sembra cambiata, anche perché il flop degli stimoli già varati lancia un’ombra lunga sulla necessità di studiarne di altri. Dalla sua, Draghi continua ad avere i governi, un po’ tutti, con la solita eccezione della Germania e di qualche alleato del Nord, se non altro perché qualsiasi misura che tenga bassissimi i tassi d’interessi li aiuta ad abbassare il deficit senza fare alcunché, semplicemente grazie al minore costo di rifinanziamento del debito in scadenza. Si pensi all’Italia, che nel 2011 emetteva titoli di stato a un costo medio del 3,6%, mentre in questi mesi lo fa intorno al mezzo punto percentuale.        

Tassi negativi abbassano prestiti bancari

Eppure, gli effetti dei tassi negativi sono nefasti anche per la congiuntura economica dell’area nel medio-lungo termine, in quanto la riduzione dei margini delle banche spinge queste ultime a diminuire i prestiti alle imprese e alle famiglie, puntando semmai sulla finanza, come nel caso dei titoli di stato, per effetto del QE. Pur di contenere il calo della redditività, quindi, le banche si butterebbero sulle attività più rischiose, in quanto potenzialmente più remunerative, tagliando gli impieghi all’economia reale. E’ proprio quel “clima di pessimismo” di cui parlano gli esponenti degli istituti tedeschi e che spiegherebbe, almeno parzialmente, la mancata risalita dell’inflazione.

Board BCE esiterà comunque nuovi stimoli

Bassi tassi provocano bassi volumi di prestiti, ovvero bassi investimenti delle imprese e acquisti di beni durevoli da parte delle famiglie. Per questo, non avvertendosi alcuna reale ripresa economica, le famiglie non sarebbero stimolate a consumare, ma continuerebbero a risparmiare, malgrado i tassi zero, per via dell’incertezza. Eppure, le attese sono ormai elevate sui mercati per la riunione della BCE di dopodomani. Draghi non potrà contrariare per 2 volte in 3 mesi gli investitori e taglierà ancora i tassi overnight, aumenterà gli acquisti mensili con il QE e forse terrà nuove aste Tltro, con le quali inonderà le banche di liquidità a costo zero, tenendole buone per un altro po’ e facendo dimenticare loro di essere danneggiate da questa politica di stimoli infiniti e di risultati sempre più lontani.

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Argomenti: Bce, Economia Europa, quantitative easing, stimoli monetari