Da premier burattino a possibile candidato emancipato: metamorfosi di Paolo Gentiloni

Matteo Renzi è sotto assedio nel PD per la sconfitta alle amministrative, che in molti addebitano alla strategia dell'isolamento del segretario. In gioco c'è la candidatura a premier.

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Matteo Renzi è sotto assedio nel PD per la sconfitta alle amministrative, che in molti addebitano alla strategia dell'isolamento del segretario. In gioco c'è la candidatura a premier.

E’ assedio nel PD al segretario Matteo Renzi, dopo la batosta incassata alle elezioni amministrative. Nessuno nel partito ha apprezzato i toni usati dal leader per commentare i risultati disastrosi dei ballottaggi, che con un grafico pubblicato su Twitter ha cercato goffamente di dimostrare l’esito non negativo per i democratici. Ieri sera, a replicare indirettamente è stato niente di meno che il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, che sempre con un tweet ha scritto: “Bastano questi numeri per capire che qualcosa non ha funzionato? Il PD è nato per unire il campo nel centrosinistra non per dividerlo”.

Franceschini non è un uomo qualunque del PD, ma a capo delle truppe più numerose dei parlamentari del partito, quelli di AreaDem. Grazie al suo appoggio sin dal 2014, Renzi ha potuto governare, godendo del sostegno compatto dei deputati e senatori democratici in Parlamento, riuscendo anche a riprendersi la segreteria nella primavera appena trascorsa. (Leggi anche: Flop amministrative: perché Renzi ormai è una zavorra per il PD)

L’affondo di Prodi contro il PD di Renzi

Le parole utilizzate dall’ex segretario appaiono pesanti e in linea con quelle esternate da tutti gli altri critici verso la linea renziana, nella direzione di difendere la posizione dell’ex premier Romano Prodi, che nei giorni scorsi aveva invitato il PD a riunire il centrosinistra e ad uscire dalla logica dell’autosufficienza. Lo stesso Prodi ha replicato alla battuta del segretario, che lo sollecitava “a spostare la sua tenda più in là” rispetto al PD, dichiarando che lo farà, perché essa è “leggera ed entra in uno zaino”. Ma persino Giuseppe Sala, sindaco di Milano e sponsorizzato proprio da Renzi alle comunali di un anno fa, ha preso le distanze dal segretario: “i candidati del PD sono stati lasciati da soli”.

Tutti contro Matteo, come forse mai prima ad oggi. Stanno uscendo allo scoperto non soltanto i soliti avversari interni di facciata, bensì i suoi “alleati”. L’obiettivo delle critiche appare chiaro: spingere il segretario a tornare a una logica delle alleanze, che egli rifiuta nettamente e per almeno tre ragioni. La prima è che coalizzarsi per Renzi significa scendere a patti con gli “scissionisti” di Bersani-D’Alema, i suoi ex nemici interni, che lo costringerebbero a trattare sul programma di governo, strappando concessioni a sinistra e allontanandolo dalla svolta centrista di questi anni.

Secondariamente, perché un nuovo Ulivo implicherebbe la fine della politica delle mani libere, che gli ha consentito di spostarsi a destra all’occorrenza, trattando anche direttamente con l’ex premier Silvio Berlusconi per neutralizzare il peso dei suoi alleati rumorosi nei momenti di difficoltà. Infine, coalizione significa concertazione sul candidato premier, che non sarebbe più automaticamente il segretario del PD, ovvero lui stesso.

Avanza Gentiloni candidato premier

E Renzi fiuta proprio la trappola che gli verrebbe tesa con questa storia della riproposizione del centrosinistra. Teme di dovere fare un passo indietro per Palazzo Chigi, restando solo segretario del PD, ruolo di cui farebbe persino a meno, essendo interessato sopra ogni altra cosa a tornare a guidare il governo.

Con la sconfitta alle amministrative, quella che prima era solo un’ipotesi poco verosimile è diventata abbastanza realistica: Paolo Gentiloni candidato premier alle prossime politiche. Già, il premier “tele-guidato” da Rignano sull’Arno si emanciperebbe dal suo burattinaio e grazie alla sua indole di democristiano accomodante, riuscirebbe a mettere d’accordo un po’ tutti nella maggioranza, aprendo a sinistra e riproponendo le condizioni ideali per porre fine all’isolamento del PD. (Leggi anche: Centro-destra spazza via il PD ai ballottaggi, elezioni anticipate addio)

Renzi isolato e sotto assedio nel PD

Dopo tutto, paradosso vuole che la sconfitta del PD lo abbia rafforzato, nonostante il voto degli italiani contro i candidati democratici sia stato, in parte, proprio contro il governo stesso.

Tutto ciò che indebolisce in questo momento Renzi rafforza l’esecutivo, allontanando le elezioni anticipate e, soprattutto, aumentando le probabilità che sia il premier uscente a portare la coalizione di centrosinistra alle urne.

In questa ottica va inquadrata l’ostinazione singolare con la quale Gentiloni ha reagito all’esito nefasto del PD alle amministrative, impegnandosi a fare votare la legge sullo “ius soli” in Parlamento. Una mossa, tesa a rinsaldare il suo rapporto con la sinistra, nell’ottica della scrittura insieme di un programma di governo per le prossime elezioni. (Leggi anche: Padoan e Calenda fissano l’agenda economica, Renzi non dovrebbe stare sereno)

Lo scenario a cui lavorerebbero i dirigenti non renziani del PD, di sponda con gli ex democratici oggi alla loro sinistra, sarebbe la riproposizione di un Ulivo 2.0, che crei attorno al partito una serie di cespugli e formazioni in grado di evitarne l’isolamento elettorale, ma che inevitabilmente ne indebolisce la leadership. Lo spauracchio di Renzi si sta materializzando, senza che egli sembri più in grado di evitarlo: sdoppiamento dei ruoli di segretario e candidato premier. Va da sé, che il secondo non sarebbe individuato quasi certamente con la pratica delle primarie, bensì tramite concertazione a tavolino. E’ quello in cui spera apertamente Prodi, ma a cui ambiscono in cuor loro (e da ieri sempre più nitidamente) i Franceschini e gli Orlando, che dalla loro potranno contare centinaia di parlamentari democratici.

 

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